Home News World WildLife Day, le associazioni animaliste protestano contro il Governo

World WildLife Day, le associazioni animaliste protestano contro il Governo

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Si è svolta ieri la Giornata Internazionale della Natura indetta dall’Onu. Per celebrare al meglio quindi quello che in tutto il mondo è noto come ‘World WildLife Day’, diversi esponenti animalisti italiani hanno organizzato un incontro al Centro Recupero Fauna Selvatica di Roma, che da anni è in gestione alla LIPU e che rappresenta il simbolo della lotta portata avanti in favore dei diritti degli animali nonostante le tantissime difficoltà di vario tipo che ogni giorno bisogna affrontare.

Al meeting si è registrata la presenza dei vari Carla Rocchi, presidente nazionale dell’ENPA, Barbara Massa, direttrice nazionale ‘Il Rifugio degli Asinelli’, Sonny Richichi, presidente nazionale di ‘Italian Horse Protection’, Gianluca Felicetti, presidente nazionale della LAV, Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, Michele Pezone, responsabile diritti animali della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Fulvio Mamone Capria, presidente nazionale LIPU-BirdLife Italia e Patrizia Fantilli, direttore ufficio legale WWF Italia.

Tra le gravi mancanze riscontrate spesso c’è l’assenza delle istituzioni, sia locali che statali, oltre alla piaga cronica della mancanza di fondi. Tutti hanno rivolto un accorato appello al primo ministro Paolo Gentiloni oltre che al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti (nell’occhio del ciclone per il cosiddetto Piano Lupo), al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin oltre che al presidente della Conferenza Regioni e Province Autonome, Stefano Bonaccini. A tutti loro è stato mostrato il resoconto delle tante operazioni compiute nel salvataggio e soccorso di animali, assolutamente senza alcuno scopo di lucro.

Per tutti gli enti in questione lo Stato italiano deve rispondere del colpevole ritardo in cui spesso interviene quando si tratta di parlare di tutela di animali e dei loro diritti. Serve al più presto un incontro con chi guida il nostro Paese per stabilire il da farsi e cambiare le cose, con la realizzazione di un Piano Nazionale d’azione che si ponga come obiettivo primario impedire che gli animali soffrano. La criminalità ed i soldi facili spesso fanno si che proprio loro siano delle vittime senza alcuna difesa.

Gli impegni presi in passato dalle istituzioni sono stati disattesi, secondo le associazioni animaliste: in materia di tutela dei diritti degli animali contro circhi, gestione degli zoo, sperimentazione scientifica, trattati internazionali e leggi in favore degli animali nulla è stato fatto ed è arrivato il momento di attivarsi. Anche i finanziamenti necessari non vengono quasi mai erogati, con la conseguenza che procedere alla lotta al randagismo e promuovere iniziative utili come le adozioni risulta molto più difficile.

Addirittura gli enti animalisti sottolineano in una nota congiunta che negli ultimi anni è fortemente aumentato il numero di animali sequestrati (ben 27mila) e che “…in alcuni casi, lo Stato ha preferito reimmettere, nel circuito commerciale dello sfruttamento gli animali ad esso appena sottratti, in aperta antitesi alle normative di tutela che lo Stato medesimo dovrebbe applicare. E’ questo l’esempio degli animali selvatici alloctoni (esotici) confiscati ai circhi e per la maggior parte riallocati presso zoo o il caso di animali da reddito sequestrati e dati ad altre aziende zootecniche per la produzione. Oppure ancora oggi accade che gli animali, una volta posti sotto sequestro, per assenza di strutture di accoglienza siano lasciati agli indagati”.

“Le strutture di cura, recupero e per la lunga degenza sono poche e con scarsi aiuti. Le associazioni di volontariato non possono supplire interamente al disimpegno di Stato ed enti locali che hanno invece il dovere verso la collettività di garantire l’applicazione delle norme vigenti a tutela degli animali. Lo Stato non ha finora espresso la volontà di elaborare una strategia complessiva di intervento e ha invece determinato il fallimento dei pochi strumenti in vigore, come il Fondo nazionale per il reimpiego delle sanzioni per i maltrattamenti”.