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Yulin: salvati 62 cani a pochi giorni dall’inizio del festival

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Festival di Yulin, ancora sconcerto per quanto avviene: salvati dagli attivisti 62 cani a pochi giorni dall’inizio della crudele celebrazione.

yulin salvati 62 cani
(Facebook)

Come purtroppo tristemente noto, in Cina, viene organizzato un festival a Yulin, dove viene somministrata carne di cane. Finora a poco sono serviti gli appelli per porre fine a questo scempio: se ne è interessato anche il governo cinese, ma finora praticamente nulla è cambiato. Quest’anno Yulin Dog Meat Festival è in programma dal 21 al 30 giugno e probabilmente porterà al massacro di migliaia di cani. Nel tentativo di ridurre questo numero di morti, gli attivisti in Cina stanno lavorando per salvare i cani catturati e utilizzati nel commercio delle loro carni.

Salvati 62 cani a Yulin: le loro condizioni

Un gruppo di attivisti cinesi, che desiderano rimanere anonimi, ha recentemente liberato 62 cani da un mattatoio di un sobborgo di Yulin, in Cina. A darne notizia è la Humane Society International. Prima di salvare i cani, i soccorritori hanno scattato foto delle condizioni in cui l’animale è stato tenuto. Le immagini mostrano cani ammassati in gabbie sporche e arrugginite, senza tenere in considerazione le più banali norme igieniche. “Faceva un caldo torrido all’interno del macello quando arrivammo lì, i cani erano esausti e ansimanti, alcuni si strinsero contro il muro nello sforzo di non farsi notare. Altri hanno iniziato a girare intorno alle nostre gambe desiderosi di attenzione”, la denuncia portata avanti. Secondo gli attivisti, i cani erano quasi tutti dotati di collare e si pensa siano stati rubati.

I cani, prosegue un’attivista, sono stati “caricati rapidamente sul camion per portarli rapidamente al nostro rifugio temporaneo per ricevere un trattamento veterinario d’emergenza”. Si trattava probabilmente dell’ultimo carico che sarebbe giunto in città, perché il governo locale in questi giorni ha bloccato l’accesso a camion che trasportano animali. Questa è una misura però evidentemente insufficiente, se poi non si impedisce materialmente lo svolgimento del festival. “Questi cani sono traumatizzati e hanno bisogno di cure veterinarie, ma sono i fortunati perché per loro almeno l’orrore di Yulin è finito. Purtroppo, altre migliaia moriranno ancora a Yulin e in milioni in tutta la Cina, a meno che non vengano prese misure decisive”, chiarisce infatti il veterinario Peter Li, esperto proprio di politiche riguardanti il benessere degli animali in Cina. Anche in Italia, arriva l’eco di quanto avviene a Yulin, in particolare grazie all’impegno di attivisti come Davide Acito, il quale è riuscito a fondare il primo rifugio italiano in Cina, chiamato l’Island Dog Village.

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