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Quegli appelli inascoltati: animali vittime di ogni tipo di sfruttamento

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lo sguardo di un cucciolo maltrattato

La rete e i social network hanno svelato una verità scomoda. Quella degli abbandoni, degli abusi, dei maltrattamenti di animali vittime di un sistema che premia solo gli interessi personali. Un progresso sociale che in realtà è solo a parole perché nella vita di tutti i giorni i casi di abusi dimostrano il contrario. Tradizioni e costumi che permangono non solo nelle aree più emarginate. Una violenza gratuita che si riflette sulla società stessa, le interazioni e i legami interpersonali.

Cosa c’è di sbagliato in un sistema che sfrutta gli animali?

Quando si parla di sfruttamento di animali si tratta di un concetto ampio che abbraccia diverse sfaccettature. Dalla moda, agli allevamenti fino alle emozioni inespresse e l’incomunicabilità tra le persone.

Moda e sfruttamento degli animali

Dalle pellicce alle razze che fanno tendenza, ce n’è per tutti i gusti. Nonostante siano stati inventati nuovi materiali più pratici e resistenti al freddo ch’è ancora chi ama ostentare pellicce appariscenti e costose. Una tendenza che oggigiorno è sempre più condannata ma che permane come emerge dalle numerose campagne di sensibilizzazione promosse ancora dalle organizzazioni internazionali.

Bulldog francese, inizio e fine XX secolo

Quando si parla di moda, dobbiamo anche considerare quella delle razze canine. Per cui, nell’ultimo secolo vi è stata una vera e propria caccia alle razze con tanto di incroci specifici per arrivare ad esemplari adatti alle esigenze contemporanee.

Ed è così che molte razze come i bulldog inglesi sono state così tanto modificate geneticamente tanto da aver perso non solo le caratteristiche morfologiche ma anche le capacità riproduttive. La nuova morfologia, contro natura, porta ad accoppiamenti artificiali. Ma non solo. Anche la morfologia del muso di alcune razze che stanno spopolando in realtà cela problemi di salute gravi rendendo gli esemplari più a rischio respiratorio e quindi cardiopatici. Lo stesso vale per le razze cosiddette teacup (tazza da the) delle quali è una fervida appassionata la miliardaria Paris Hilton. Cani portatili nelle borsette delle signore, estremamente delicati da un punto di vista della salute in quanto modificati geneticamente per essere i più piccoli possibili.

Laboratori di sperimentazione animali

Questo scenario degli orrori si verifica anche nei laboratori di sperimentazione animale. Non solo in quelli mirati allo studio di farmaci umani o di malattie gravi. In Cina ad esempio sono stati creati dei cani modificati geneticamente per essere più muscolosi e performativi da inserire nelle forze dell’ordine. Cani clonati per i quali alcuni privati sono disposti a sborsare decine di migliaia di dollari per riavere il fedele compagno a 4zampe al proprio fianco. Animali clonati per sperimentazioni scientifiche con le quali l’uomo pare volersi sostituire al dio creatore.

Risultato? Migliaia di animali sofferenti, usa e getta, utilizzati come cavie, la cui vita non ha valore, se non quello di una cellula. Vita piegate alle esigenze umane. Vale la pena tutta quella sofferenza che emerge da molte inchieste di denuncia come i cani utilizzati nella ricerca della distrofia muscolare o per l’industria come quelle automobilistica?

mucca con arto fratturato abbandonato dopo la fiera del bestiame perché non commerciabile

Allevamenti e sfruttamento degli animali

Anche il settore degli allevamenti a catena è diventato il luogo di tortura per eccellenza. Un luogo in cui gli stessi dipendenti che lavorano al suo interno sembrano essere vittime loro stessi di un processo di disumanizzazione. L’assuefazione al sangue e alla violenza comporta un distacco empatico dalla vita stessa di altri esseri. Allevamenti dove la sofferenza è all’ordine del giorno in cui gli animali come nelle inchieste delle organizzazioni animaliste, vengono triturati vivi, come i pulcini, macellati senza stordimento, trasportati in stato di gravidanza avanzata oppure con fratture agli arti e prelevati con dei ganci meccanici senza considerare il loro dolore. Un sistema nel quale si è perso il senso stesso e la misura.

Lo stesso vale per gli allevamenti lager, le cosiddette fabbriche dei cuccioli: essere dolci e indifesi, la cui vita ha solo un valore commerciale e di guadagno. Animali detenuti in condizioni igenico sanitarie pessime. Un guadagno che sfrutta il numero e non la qualità. Per cui per cinque cuccioli, basta che due siano venduti, mentre gli altri sono scartati o muoiono perché non curati. Fabbriche dei cuccioli che contrastano con le immagini idilliache di questi animali che vengono accolti nelle famiglie, ignare di quanti altri cuccioli siano morti o di quante fattrici siano state sfruttate fino allo sfinimento.

Orso allo zoo ©Getty
Orso allo zoo ©Getty

Infine, gli zoo, i circhi o i parchi marini dove gli animali vengono mostrati ai visitatori, strappati dal loro habitat naturale, dalla loro famiglia solo per compiacere alle persone. Animali sofferenti di stress che lentamente muoiono dentro e hanno perso qualsiasi relazione o contatto con il significato della vita e della loro natura stessa.

Lo sfruttamento che disumanizza e porta agli abbandoni

Cosa c’è di sbagliato in una società come la nostra pare quasi ovvio, guardando semplicemente gli appelli di migliaia di creature torturate, maltrattate e abbandonate. Annunci, denunce, richieste di adozioni, ritrovamenti che ogni giorno vengono pubblicati in rete e affollano le pagine di chi crede ancora in un sistema che si basa sull’eguaglianza tra le specie, in un discorso antispecista nel quale l’uomo non è di certo superiore alle altre specie. La crudeltà e la violenza gratuita non appartiene alle altre specie di animali, che uccidono per sopravvivere e non sottomettono o sfruttano i loro simili per interessi economici. Il rispetto e la dignità della vita è assente in un sistema nel quale l’empatia è una debolezza e non una forza. Eppure, dovrebbe essere proprio il contrario.

Quegli appelli inascoltati di cani vittime di indifferenza, gatti lasciati per strada, bestiame senza cibo o acqua perché tanto non è più un rendimento o costa troppo per cui gli allevatori tagliano alcune spese per restare sul mercato. Animali usa e getta, in una società consumistica che premia la vita virtuale e non quella reale.

Ecco perché, dovrebbero interessarci quegli appelli solo per prendere consapevolezza della società nella quale milioni di persone in tutto il mondo stanno facendo crescere i loro figli. Girare pagina, far finta di nulla e non soffermarsi su uno sguardo che chiede aiuto e amore, è il primo passo che porta a questo processo di disumanizzazione.

Adottare è forse il primo passo per invertire questa tendenza, premiando l’amore nei riguardi di piccoli esseri nati per sbaglio in una società indifferente.

 

C.D.