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La leggenda del torero pentito: cosa c’è di vero in questa foto

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torero pentito

In Spagna da sempre la corrida e più in generale le manifestazioni che vedono protagonisti tori, come la festa di San Firmino, scatenano polemiche. Forse è anche per questo che una foto apparsa qualche anno fa ha alimentato molte leggende metropolitane. Secondo chi l’ha condivisa in Rete, questa immagine mostra il matador Alvaro Munera che nel 2013 ha un malore mentre si svolge una corrida. L’uomo si accascia a terra e il toro, anziché colpirlo, si ferma a guardarlo. Dopo quell’esperienza, il matador decise di cambiare vita, divenendo un fervente attivista contro le corride.

“Amico mio, la vera bestia sono io non tu”, avrebbe detto il matador al toro. Ma cosa c’è di vero in questo racconto? Praticamente nulla, a parte il fatto che Alvaro Munera è realmente esistito e nel 1984 – durante una corrida – venne colpito da un toro, con conseguenti lesioni alla spina dorsale che lo hanno reso paraplegico. Dunque, l’episodio raccontato da chi ha rilanciato la foto sui social praticamente trent’anni dopo la tragedia di cui Alvaro Munera è stato vittima è totalmente falso.

Il torero pentito: cosa racconta realmente la foto?

Nella foto in questione viene rappresentato Francisco Javier Sanchez Vara, un torero molto famoso. Ma questi non sta avendo alcun malore: la posizione fa infatti parte del cosiddetto rito del Desplante. In sostanza, con arroganza, il matador sta sfidando il toro, mentre la folla in arena è in trepida attesa dell’attacco dell’animale. Insomma, pochi sono i dubbi che il povero toro venne poi massacrato.

Svelato l’arcano, fa quasi sorridere lo stile epico della didascalia che per mesi e anni ha accompagnato sui social questa immagine: “Ed improvvisamente, guardai il toro… Aveva l’innocenza che tutti gli animali hanno nei suoi occhi, ed egli mi guardò, sentendo dentro di me un: Perché? Era come un grido di giustizia in fondo a me”. Perché se effettivamente si può pensare che il povero toro stia osservando l’uomo che lo sfida, non si può pensare che dietro il gesto del torero vi sia la benché minima umanità. Peraltro, il povero Munera, di nazionalità colombiana e che all’epoca aveva appena 18 anni, a causa della violenza delle corride appena qualche mese dopo l’incidente subì una grave perdita. Un suo amico con la stessa passione, infatti, morì incornato da un toro in arena.

GM