In questi giorni ricorre il tragico anniversario, ma non tutti sanno cosa accadde agli animali abbandonati durante il disastro di Chernobyl.
E’ una tragedia rimasta nel cuore e nella mente di tutti coloro che l’hanno vissuta o che ne hanno sentito parlare, ma quest’anno, in modo particolare, si ricorda per l’anniversario dei 40 anni dallo scoppio della centrale nucleare ucraina. Ma non tutti hanno pensato alle creature che, loro malgrado, si sono trovate coinvolte nel dramma: cosa accadde agli animali abbandonati di Chernobyl? Cosa si fece all’epoca per aiutarli? Tutte le curiosità legate al tragico evento che ha cambiato il corso della storia.
26 Aprile 1986: una data che ricorderanno i nonni e i genitori di quest’epoca, un anniversario triste che quest’anno celebra i 40 anni da quel giorno. La parola Chernobyl si identifica ormai non con la città ucraina di Pripyat, dove aveva sede la centrale nucleare in cui avvenne lo scoppio, bensì col disastrò che ne seguì e che rilasciò una nube radioattiva.
L’esplosione del reattore 4 della centrale ucraina, nella notte del 26 aprile (precisamente alle 01:23), fu causata da errori umani e di progettazione: ciò determinò un’aria irrespirabile che costrinse gli abitanti del posto a fuggire e lasciare tutto, dalle case ai preziosi ai propri animali domestici. Tutto cambiò da quel momento, anche i quattro zampe: infatti si pensa che I cani di Chernobyl siano diversi da qualunque altro cane al mondo.
Probabilmente nessuno si aspettava di non rivederli mai più, ma è proprio ciò che accadde. La tragedia costrinse tutti ad un’evacuazione immediata e le autorità sovietiche proibirono di portare ‘beni non necessari’, animali compresi.
L’evento traumatico segnò tutta la popolazione ucraina ma non la sua eco si diffusa in realtà in tutto il mondo. E la paura della contaminazione fu alla base della motivazione per cui si decise che gli animali non dovevano essere sfollati. Si pensava che potessero essere dei ‘portatori’ di particelle tossiche, dopo essere stati contaminati dall’aria tossica dell’esplosione.
Le scene di addio furono davvero commoventi, poiché né animali né padroni sapevano quando e se un giorno si sarebbero mai rivisti; ma le autorità furono molto severe a riguardo e proibirono agli animali di salire sui mezzi con i loro padroni. Quindi si vedevano cani che riconcorrevano vetture, gatti che restavano chiusi in casa senza capire il perché di quel distacco così subitaneo e traumatico allo stesso tempo.
Anche quei padroni che provarono a portare i propri animali domestici, magari nascondendoli alla meglio in borse o sotto al cappotto, vennero scoperti e gli stessi furono loro strappati via, senza alcuna pietà. Si credeva fermamente che quelle creature potessero diventare vettori, seppur inconsapevolmente, di infezioni, malattie, quindi si procedette non solo ad abbandonarli ma anche a eliminarli fisicamente. I corpi degli animali vennero gettati nelle fosse comuni.
Viaggiarono per anni di pari passo il trauma dell’abbandono da parte degli animali e dei padroni e il senso di colpa non solo di chi fu costretto a lasciarli al loro destino ma anche dei soldati, costretti a sparare ed eliminare fisicamente le povere creature indifese, vittime inconsapevoli e senza alcuna colpa, paragonabili a quelle di altre stragi come gli animali del Titanic, un disastro annunciato da una gatta speciale. I racconti dei sopravvissuti, scampati alla strage, parlano di animali lasciati guaire e abbaiare e mai più rivisti.
Il dolore della perdita impedì a molte persone di adottare altri animali in futuro: per tanti fu peggio di un lutto. Molti di loro tornarono ma non trovarono più i loro quattro zampe abbandonati. Ma per fortuna non tutti i cani e i gatti vennero uccisi: molti divennero dei randagi e si adattarono alle spietate condizioni della vita di strada.
Scopri le altre curiosità selezionate per te:
Molti altri invece vennero aiutati da associazioni di volontari e fatti espatriare, trovando nuove famiglie e condizioni di vita migliori di quelle che poteva offrire quella terra divenuta così pericolosa e inospitale. Insieme alle vittime umane, che è sacrosanto ricordare, vi sono anche quelli a quattro zampe, che hanno ‘meno voce’ ma la cui presenza si avverte in quelle terre ancora oggi.
Giocare con il cane non è solo un divertimento: cosa dice davvero la scienza. Ecco…
Lo si vede ovunque nei negozi e nei ristoranti tipici ma forse non tutti conoscono…
L'intervista esclusiva all'attivista Enrico Rizzi sui maltrattamenti e le crudeltà messe in atto contro gli…