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Curiosità

La luce oltre la gabbia: l’IA e la nuova frontiera della ricerca senza animali

La luce oltre la gabbia: l’IA e la nuova frontiera della ricerca senza animali

Uno sguardo emozionato e stupito rivolto verso l’alto; la bocca aperta in un’espressione di incredibile meraviglia. Il cuore che batte e il respiro accelerato. È questa la reazione alla vista del cielo per la prima volta da parte di Vanilla, una scimpanzé nata in cattività nel 1995 in un laboratorio di ricerca biomedica di New York e rimasta chiusa per ventotto anni in una minuscola gabbia per volatili, sospesa da terra. Separata dalla madre alla nascita perché l’istinto materno avrebbe reso difficili gli esperimenti su di lei, Vanilla è stata per decenni un numero nei test sull’Hiv e sull’epatite.

Oggi Vanilla vive al santuario Save the Chimps in Florida, rassicurata dal maschio alfa Dwight che l’ha convinta a uscire all’aperto dopo quasi tre decenni di buio. Ma se per lei il 2015 ha segnato la fine di un incubo grazie alla messa al bando della ricerca sui primati negli Usa, per milioni di altri animali la realtà resta fatta di bruciature, elettrodi e isolamento. 

Una “scienza” che, come sottolinea ad amoreaquattrozampe.it la biologa Michela Kuan (Lav), fagocita risorse pubbliche finanziate dai cittadini, spesso ignari che le loro tasse sostengano pratiche legate a un mondo ottocentesco, fatto di sofferenza e deprivazioni che iniziano con l’allontanamento forzato dalla madre in primissima età.

La svolta giuridica italiana: il caso Aptuit

In Italia, la battaglia per i diritti degli animali si consuma tra le mura degli stabulari e le aule di tribunale. Il caso della multinazionale Aptuit di Verona rappresenta una tappa storica: il Tar del Lazio ha recentemente sospeso la sperimentazione sui cani Beagle per la valutazione cardiovascolare della sicurezza farmacologica. I giudici amministrativi hanno sancito un principio rivoluzionario: “Il dolore, la sofferenza e i danni alla salute degli animali, in quanto esseri senzienti, prevalgono sulla continuità di un’attività di ricerca che si protrae da anni”.

L’ordinanza ha rilevato che il ricorso della Lav non appare privo di fondamento, anche alla luce di procedimenti penali in corso sulle modalità di detenzione dei cani e sulla pratica del riutilizzo degli animali. Nonostante le resistenze dell’azienda, che invoca la necessità di questi test per le malattie oncologiche e rare, la posizione di Michela Kuan è netta: “Un’altra ricerca è possibile e doverosa per l’avanzamento della scienza nel rispetto delle vite animali, umane e dell’ambiente. Le irregolarità non devono rimanere impunite dietro al muro di gomma di chi usa gli animali”. 

Il problema, tuttavia, resta strutturale: in Italia esiste una legge che vede come prioritari i modelli senza animali, ma mancano i fondi per i NAMs (New Approach Methodologies). La Lav ha infatti una petizione attiva per chiedere al Governo di vincolare “finanziamenti specifici, affinché la legge non resti una dichiarazione d’intenti priva di copertura economica”.

La sfida tecnologica del 2026

Mentre l’Italia arranca tra burocrazia e mancanza di fondi, il Regno Unito ha deciso di tracciare una rotta politica e scientifica senza precedenti. Il ministro della scienza Patrick Vallance ha presentato una vera e propria “road map” per arrivare alla messa al bando della sperimentazione animale, con obiettivi cronologici precisi a partire già da quest’anno. Il piano punta a eliminare i test per l’irritazione cutanea e oculare entro la fine del 2026, i test sui topi per la resistenza del botulino entro il 2027 e a ridurre drasticamente l’uso di primati e cani entro il 2030.

La chiave di volta di questa strategia è l’integrazione tra Intelligenza Artificiale e tecnologie di biostampa 3D di tessuti umani. Secondo la relazione del governo britannico, la combinazione di queste due tecnologie consente di analizzare masse enormi di dati per prevedere la reazione umana, testando poi i farmaci su “tessuti identici” a quelli dell’uomo o su “mini-organi” (microchip che replicano il funzionamento di reni o polmoni). 

Non si tratta solo di etica: per Londra è una questione di vantaggio competitivo. Se la strategia funzionasse, il Regno Unito dominerebbe il mercato farmaceutico globale con modelli più precisi e veloci, costringendo gli altri Stati a percorrere la stessa linea per non restare tagliati fuori dagli investimenti internazionali.

Bioingegneria e Big Data: l’IA come nuovo paradigma scientifico

La tecnologia, dunque, non è più solo un supporto, ma il nuovo paradigma della conoscenza. La professoressa Arti Ahluwalia, ordinaria di Bioingegneria all’Università di Pisa e fondatrice del Centro 3R, spiega a amoreaquattrozampe.it che l’IA può accelerare il superamento dei test in vivo proprio perché punta sulla specificità umana. “L’IA non è una singola scoperta rivoluzionaria, ma il risultato della combinazione di tecnologie esistenti che potenziano ciò che già possiamo fare”, afferma Ahluwalia.

Attraverso il machine learning, è possibile simulare processi biologici complessi pezzo per pezzo. “Se l’oggetto dello studio è l’uomo, dobbiamo usare modelli human relevant”, spiega la professoressa. Il modello animale, infatti, fallisce in oltre il 95% dei casi perché i risultati non sono estrapolabili all’essere umano. 

L’IA permette invece di gestire la complessità dei sistemi viventi integrando dati cellulari e computazionali, fornendo predizioni statistiche che spesso superano per efficacia l’osservazione di un animale vivo. 

Tuttavia, evidenzia Ahluwalia, la comunità scientifica deve affrontare una sfida cruciale: standardizzare i metodi di validazione. Senza un framework rigoroso per questi nuovi modelli digitali, il cambiamento sarà rallentato dalla diffidenza del sistema.

Una rivoluzione industriale ed etica per il futuro

L’adozione dell’IA nella ricerca ha ricadute profonde anche sull’ambiente e sull’economia circolare. Ridurre la necessità di stabulari enormi significa abbattere i consumi di acqua ed energia, oltre a eliminare gli sprechi di risorse legati a modelli fallimentari. 

Come ricorda la scienziata Luigia Carlucci Aiello, pioniera dell’IA in Italia, questa è una rivoluzione paragonabile alla macchina a vapore: le macchine faranno i “lavori pericolosi” al nostro posto, ma il processo deve essere disciplinato per evitare che ‘porti a nuovi danni ambientali.

La strada è complessa e deve coinvolgere comitati etici, agenzie di verifica e un’intera filiera professionale da riqualificare. Eppure, il segnale che arriva d’Oltremanica e dalle aule del Tar è un monito per tutto il globo: il futuro della ricerca è già qui. Gli scienziati sono chiamati ad adottare le 3R (Sostituire, Ridurre, Raffinare) non solo per dovere morale, ma perché questa scelta porta a una scienza più solida.

Il traguardo è ambizioso: abbattere definitivamente quel “muro di gomma” che per secoli ha protetto la sperimentazione animale. È un atto dovuto nei confronti di milioni di esseri senzienti e un modo per rivendicare la stessa dignità della ricerca umana. Perché nessuna scoperta scientifica vale quanto la meraviglia di uno sguardo che, dopo trent’anni di buio, scopre finalmente lo sconfinato azzurro del cielo. (di Elisabetta Guglielmi)

Alcuni frame del video pubblicato sul profilo TikTok di CBS News che testimoniano lo sguardo pieno di stupore della scimpanzé che vede il cielo per la prima volta
Elisabetta Guglielmi

Conseguita a pieni voti la maturità scientifica, ho intrapreso una carriera umanistica. Ho una laurea triennale in Lettere moderne e due lauree magistrali in Filologia moderna e in Editoria e scrittura; ho un master di Editoria, giornalismo e management culturale. Sono appassionata di scrittura, lettura, disegno e viaggi, e naturalmente di natura e animali. Sono giornalista pubblicista.

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Elisabetta Guglielmi

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