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3.700 mustang venduti sotto l’amministrazione Trump: «Gli unici a pagarne le conseguenze sono i cavalli»

Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per la sorte dei cavalli selvaggi venduti dal governo. Secondo un’inchiesta, alcuni animali rischierebbero di finire nei macelli canadesi attraverso rivenditori privati.

Negli Stati Uniti è scoppiata una nuova polemica sulla gestione dei cavalli selvaggi protetti. L’amministrazione Trump è stata accusata di aver favorito un sistema che permetterebbe ad alcuni intermediari di acquistare i mustang a prezzi molto bassi, per poi rivenderli senza sufficienti controlli sulla loro destinazione finale.

3.700 mustang venduti sotto l’amministrazione Trump: «Gli unici a pagarne le conseguenze sono i cavalli- amoreaquattrozampe.it

Secondo un’inchiesta del New York Times, basata anche sui dati del Bureau of Land Management (BLM), nel 2025 il governo avrebbe venduto circa 3.700 cavalli selvaggi: un numero più che raddoppiato rispetto al passato.

Cavalli acquistati per appena 25 dollari

Il BLM, l’agenzia federale incaricata di gestire questi animali sui terreni pubblici, sostiene di essere impegnato nella ricerca di adottanti affidabili e nella tutela del benessere di cavalli e asini selvatici. L’inchiesta, tuttavia, solleva dubbi sull’efficacia dei controlli effettuati dopo le vendite.

Cavalli acquistati per appena 25 dollari- amoreaquattrozampe.it

Alcuni cavalli sarebbero stati ceduti per soli 25 dollari ad acquirenti privati. Una volta usciti dal programma federale, gli animali potrebbero essere rivenduti più volte, rendendo difficile seguirne gli spostamenti.

Il timore espresso da associazioni e santuari è che una parte dei cavalli possa raggiungere il Canada, dove la macellazione equina è consentita. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, un cavallo destinato a questo mercato potrebbe arrivare a valere circa 750 dollari.

La macellazione commerciale dei cavalli negli Stati Uniti è di fatto ferma dal 2007, ma ciò non impedisce che gli animali vengano esportati verso altri Paesi.

Al centro dell’inchiesta compare Brandon Jones, commerciante di bestiame dell’Ohio che dal 2025 avrebbe ricevuto circa 500 cavalli provenienti dagli Stati occidentali. Tra questi figurerebbero anche 68 cavalli per i quali il governo aveva cercato a lungo una sistemazione.

Jones ha negato di aver mandato gli animali al macello, ma non avrebbe rivelato la loro destinazione finale. Il commerciante ha dichiarato di rivendere i cavalli ad agricoltori e cittadini della zona, sostenendo che la sua attività avrebbe consentito al governo di risparmiare milioni di dollari nelle spese di mantenimento.

La sua autorizzazione ad acquistare grandi quantità di cavalli sarebbe arrivata nel marzo 2025, dopo circa un anno di attesa. Nello stesso periodo sarebbe stato interrotto il programma federale che offriva un incentivo di 1.000 dollari per ogni cavallo adottato.

La vendita di cavalli a Jones non sarebbe stata sospesa neppure dopo il ritrovamento di quattro animali in un’asta del Tennessee frequentata anche da compratori collegati al mercato della macellazione. Il commerciante avrebbe spiegato che la presenza dei cavalli in quella struttura era dovuta a una compravendita non andata come previsto.

Dubbi simili sono emersi dopo un evento di adozione organizzato a Poteau, in Oklahoma. Secondo i registri esaminati dal New York Times, almeno 55 cavalli acquistati durante l’iniziativa sarebbero successivamente ricomparsi in alcune aste di bestiame del Kansas e del Texas. Situazioni analoghe sarebbero state riscontrate dopo oltre una dozzina di eventi.

A denunciare il fenomeno è anche Clare Staples, fondatrice del santuario Skydog Ranch, in Oregon. Secondo Staples, in passato era raro trovare un cavallo nelle aste di bestiame e gli esemplari presenti erano generalmente anziani.

Oggi, invece, sarebbero sempre più numerosi i cavalli selvaggi giovani, spesso di appena due o tre anni. Si tratta di animali più semplici da addestrare e che, proprio per questo motivo, dovrebbero avere maggiori possibilità di essere adottati.

L’attivista accusa il BLM di non aver adottato misure sufficienti per impedire che i cavalli finiscano, attraverso soggetti terzi, nel circuito della macellazione. In una dichiarazione rilasciata a PEOPLE, il BLM ha respinto le accuse, precisando di non vendere né inviare direttamente cavalli o asini selvatici al macello.

L’agenzia ha assicurato di prendere seriamente ogni possibile violazione delle norme federali e delle condizioni di vendita. In presenza di prove credibili, i casi vengono esaminati e, quando necessario, segnalati alle forze dell’ordine. Le eventuali violazioni possono comportare sanzioni penali e pene detentive.

Il BLM ha inoltre ricordato che la protezione federale di cavalli e asini selvatici risale al Wild Free-Roaming Horses and Burros Act del 1971, con il quale questi animali furono riconosciuti come simboli viventi dello spirito storico del West americano.

Nel 2004, però, il Congresso autorizzò la vendita di alcuni esemplari considerati in eccesso, pur mantenendo il divieto di destinarli alla lavorazione commerciale. Secondo il BLM, la rimozione di alcuni cavalli dai terreni pubblici sarebbe necessaria per mantenere un equilibrio tra il numero degli animali e le risorse disponibili.

Quando le mandrie superano la capacità del territorio, infatti, possono verificarsi carenze di acqua e foraggio, perdita di peso e peggioramento delle condizioni di salute. Per l’agenzia, l’adozione e la vendita a proprietari privati qualificati rappresentano quindi strumenti importanti per proteggere sia gli animali sia gli ecosistemi.

Le associazioni non sono tranquille per i cavalli selvaggi americani- amoreaquattrozampe.it

Il BLM sottolinea inoltre che la maggioranza degli adottanti offre ai cavalli cure adeguate e una sistemazione sicura. Gli eventuali abusi, secondo l’agenzia, non dovrebbero mettere in discussione il comportamento responsabile di migliaia di famiglie americane.

Le rassicurazioni ufficiali non hanno cancellato le preoccupazioni degli animalisti. Le associazioni chiedono una maggiore selezione degli acquirenti, controlli più frequenti dopo la vendita e un sistema capace di tracciare ogni cavallo nel corso del tempo.

L’obiettivo è evitare che animali nati liberi e protetti dalla legge possano diventare merce da rivendere, scomparendo in una rete di passaggi commerciali fino a raggiungere i macelli.

Le accuse emerse dall’inchiesta dovranno essere approfondite e verificate dalle autorità competenti. Nel frattempo, resta aperta una domanda fondamentale: le attuali garanzie sono davvero sufficienti per proteggere fino alla fine i cavalli selvaggi americani?

Silvia

Mi chiamo Silvia e vivo in provincia di Roma. Sono una Giornalista Pubblicista iscritta all’ordine del Lazio. Mi piace scrivere e cucinare ma dimentico sempre le ricette e metto verdure ovunque, anche nei dolci!

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