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Portano la gatta di 19 anni dal veterinario per l’eutanasia: 18 mesi dopo scoprono che è ancora viva

Una famiglia porta Annie, la propria gatta di 19 anni, dal veterinario per l’eutanasia. Diciotto mesi dopo scopre che era ancora viva.

Una famiglia era convinta di aver salutato per sempre la propria gatta anziana, dopo aver preso una delle decisioni più dolorose che un proprietario possa affrontare. Diciotto mesi più tardi, però, è arrivata una scoperta sconvolgente: Annie non era mai stata sottoposta all’eutanasia ed era ancora viva.

Portano la gatta di 19 anni dal veterinario per l’eutanasia: 18 mesi dopo scoprono che è ancora viva- amoreaquattrozampe.it

La vicenda arriva dalla Georgia, negli Stati Uniti, e riguarda Annie, una gatta di 19 anni che viveva con la famiglia Jagt dal 2006. A causa dell’età avanzata e di una serie di gravi problemi di salute, nel febbraio 2025 i suoi proprietari avevano deciso di accompagnarla al Senoia Animal Hospital per porre fine alle sue sofferenze.

Portano la gatta di 19 anni dal veterinario per l’eutanasia: 18 mesi dopo scoprono che è ancora viva

Secondo quanto raccontato dal proprietario Brian Jagt e riportato dai media locali, le condizioni della gatta erano peggiorate sensibilmente. Annie soffriva di artrite, aveva perso l’appetito e mostrava diversi comportamenti che facevano pensare a un importante declino legato all’età.

Portano la gatta di 19 anni dal veterinario per l’eutanasia: 18 mesi dopo scoprono che è ancora viva- immagini di repertorio- amoreaquattrozampe.it

La gatta, secondo il racconto dell’uomo, aveva difficoltà a compiere gesti che un tempo erano normali, come saltare su una sedia. Avrebbe inoltre iniziato a urinare sangue, a disorientarsi all’interno dell’abitazione e a miagolare durante la notte rivolgendosi verso le pareti. La famiglia temeva che stesse manifestando anche i primi sintomi di un deterioramento cognitivo.

Di fronte a quella situazione, Jagt aveva deciso che continuare avrebbe potuto significare prolungare inutilmente la sofferenza dell’animale. Nel febbraio 2025 Annie è stata quindi portata nella clinica veterinaria. La famiglia avrebbe pagato circa 300 dollari per la procedura di eutanasia e anche per la successiva cremazione.

Per i suoi proprietari, quello rappresentava l’ultimo saluto alla gatta che aveva condiviso con loro quasi vent’anni di vita. Da quel momento erano convinti che Annie non ci fosse più. La realtà, però, sarebbe stata completamente diversa.

A distanza di circa un anno e mezzo, il figlio di Brian, Tyler, avrebbe ricevuto una notizia impossibile da immaginare. Attraverso una persona che aveva lavorato presso la struttura veterinaria, la famiglia avrebbe scoperto che Annie non era stata soppressa.

La gatta era ancora viva. Secondo quanto ricostruito dalla stampa locale, un membro dello staff avrebbe continuato a occuparsi dell’animale senza che i suoi proprietari ne fossero informati.

Brian Jagt si è quindi rivolto alla polizia di Senoia. La vicenda è stata denunciata come un caso di furto e le verifiche avrebbero confermato che Annie si trovava effettivamente in possesso di una persona legata alla struttura.

Per la famiglia, la scoperta non ha significato soltanto venire a sapere che Annie era ancora viva. A provocare maggiore sofferenza è stato soprattutto il pensiero di ciò che la gatta potrebbe aver vissuto durante quei 18 mesi.

Jagt ha raccontato al Newnan Times-Herald che uno dei pensieri più difficili da accettare è immaginare che Annie possa aver creduto di essere stata abbandonata proprio dalle persone con cui aveva trascorso praticamente tutta la sua vita.

“Pensava che l’avessimo semplicemente lasciata sola”, ha raccontato l’uomo, spiegando quanto questa idea continui a tormentarlo. La famiglia, invece, era rimasta per tutto quel tempo convinta di averle garantito una morte senza ulteriori sofferenze.

Il Senoia Animal Hospital ha successivamente spiegato che il personale avrebbe ritenuto che Annie non avesse bisogno di essere sottoposta all’eutanasia.

Il problema centrale della vicenda, tuttavia, è che questa decisione non sarebbe stata comunicata alla famiglia.

In un comunicato, la struttura ha riconosciuto di non essere stata all’altezza della fiducia riposta dai proprietari e ha affermato di aver affrontato internamente l’accaduto, rafforzando le proprie procedure affinché le decisioni dei clienti riguardanti i loro animali vengano rispettate. La clinica avrebbe inoltre rimborsato la famiglia.

Credevano di aver salutato per sempre il loro gatto ma non era cosi- immagini di repertorio- amoreaquattrozampe.it

Dopo la scoperta e il ritorno della vicenda all’attenzione della famiglia, Annie è stata infine sottoposta all’eutanasia il 13 agosto. Brian Jagt avrebbe deciso di non procedere con ulteriori azioni legali nei confronti della struttura dopo che la richiesta originaria della famiglia è stata infine rispettata.

Si è conclusa così una storia particolarmente dolorosa: quella di una famiglia convinta di aver accompagnato con amore la propria gatta nell’ultimo momento della sua vita e che, soltanto 18 mesi più tardi, ha scoperto che quell’addio non era mai realmente avvenuto.

Per Brian e i suoi familiari rimane soprattutto un pensiero difficile da cancellare: Annie aveva trascorso quasi tutta la sua esistenza accanto a loro, ma nell’ultima fase della sua vita potrebbe aver creduto che le persone che amava l’avessero improvvisamente abbandonata. 

Silvia

Mi chiamo Silvia e vivo in provincia di Roma. Sono una Giornalista Pubblicista iscritta all’ordine del Lazio. Mi piace scrivere e cucinare ma dimentico sempre le ricette e metto verdure ovunque, anche nei dolci!

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