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Rubato e poi gettato da un’auto in corsa: il cagnolino Aaron non ce l’ha fatta

Rubato e poi gettato da un’auto in corsa, il cagnolino Aaron non è sopravvissuto: i ladri di Brescia hanno commesso tre reati considerando il furto aggravato, la condotta predatoria e il maltrattamento aggravato dalla crudeltà.

 

Esistono confini, nel codice penale e nell’etica umana, che una volta valicati trasformano un reato comune in una manifestazione di pura barbarie. La vicenda di Aaron, un piccolo barboncino di cinque anni, non è solo la cronaca di un furto finito in tragedia, ma rappresenta un caso giuridico e umano che scuote le coscienze. Rapito per garantire il silenzio dei criminali e poi “smaltito” come un intralcio fastidioso, Aaron è morto sull’asfalto di Brescia, vittima di una ferocia che la legge, ora, è chiamata a punire con estremo rigore.

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Tutto ha inizio nella serata di domenica 8 marzo, in un condominio di via Omassi, nel quartiere Lamarmora. Una banda di ladri, con ogni probabilità professionisti del furto in appartamento, si introduce nello stabile. Il piano è semplice: svaligiare un’abitazione. Tuttavia, negli spazi comuni del palazzo, i malviventi si imbattono in Aaron.

 

Il piccolo cane vive lì con la sua proprietaria, Viola, ed è una presenza costante e amata nel condominio. Temendo che i suoi latrati possano risvegliare i residenti e far fallire il colpo, i ladri decidono di neutralizzarlo. Non lo colpiscono sul posto, ma scelgono la via del sequestro: lo afferrano e lo portano via, utilizzandolo come un “ostaggio” per garantirsi una fuga silenziosa. È l’inizio di un calvario che durerà pochi, lunghissimi minuti.

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La fuga prosegue verso via Rodi. Qui, la banda decide che Aaron non serve più. In un gesto di un’efferatezza difficile da descrivere, il cane viene scagliato fuori dal finestrino dell’auto in corsa. Una testimone oculare assiste alla scena, immobile per lo shock: vede il piccolo corpo rotolare sull’asfalto e, un istante dopo, venire travolto da un’altra vettura che transitava in senso opposto. Il conducente della seconda auto non ha avuto il tempo di sterzare; Aaron era diventato un proiettile di carne e ossa lanciato nel traffico.

 

Nonostante la corsa disperata della testimone verso la clinica veterinaria più vicina, le ferite riportate da Aaron – una combinazione letale tra l’impatto della caduta e il successivo investimento – si sono rivelate fatali. Il barboncino è morto poche ore dopo il ricovero, lasciando Viola e un’intera comunità nel dolore e nell’indignazione.

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Mentre le forze dell’ordine sono sulle tracce della banda, il dibattito si sposta sulla qualificazione giuridica di quanto accaduto. Non si tratta “solo” della morte di un animale. Secondo l’avvocata Giada Bernardi, del Foro di Roma e fondatrice di GiustiziAnimale, ci troviamo di fronte a una struttura criminale complessa che poggia su tre pilastri fondamentali.

 

Il primo illecito scatta nel momento stesso in cui Aaron viene sottratto agli spazi condominiali. “Il rapimento di Aaron configura il reato di furto aggravato (artt. 624 e 625 c.p.)”, spiega l’avvocata Bernardi. “La collocazione dell’animale in un’area comune lo rendeva esposto alla pubblica fede, una circostanza che aggrava la sottrazione. Inoltre, l’averlo usato per garantire il silenzio durante la fuga configura una condotta predatoria aggravata dalla frode: è stata sfruttata la condizione di totale indifesa di un essere vivente”.

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Il secondo punto riguarda il lancio dall’auto, atto volontario volto a infliggere sofferenza. “Il gesto integra la fattispecie di maltrattamento aggravato dalla crudeltà”, continua Bernardi. “Prima ancora della morte, Aaron ha subito lesioni e terrorismo psicofisico inauditi. È un atto di tortura deliberata che dimostra una totale assenza di pietà umana”.

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Il terzo pilastro è forse il più tecnico, ma anche il più schiacciante. Chi ha ucciso Aaron? Materialmente, è stato l’impatto con la seconda vettura, ma giuridicamente la responsabilità ricade interamente sui ladri. Secondo il codice penale, il rapporto di causalità non si interrompe se interviene una causa esterna prevedibile. Lanciare un esserino di pochi chili su una strada trafficata rende l’investimento non solo possibile, ma “altamente probabile”. L’automobilista che ha colpito Aaron è stato solo lo strumento inconsapevole di una trappola mortale innescata dai malviventi.

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La morte di Aaron non può e non deve passare come un danno collaterale di un furto in appartamento. La legislazione italiana sta lentamente evolvendo verso una maggiore tutela degli animali non più come “oggetti” di proprietà, ma come esseri senzienti dotati di diritti. Questa “totale assenza di pietà”, citata dall’avvocata Bernardi, è l’elemento che trasforma un reato contro il patrimonio in un delitto contro la vita e la sensibilità pubblica.

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Viola, la proprietaria, chiede ora che la giustizia faccia il suo corso, non solo per onorare la memoria del suo compagno a quattro zampe, ma per garantire che atti di tale sadismo ricevano la sanzione più severa prevista dall’ordinamento. La caccia ai colpevoli continua, ma il “perimetro di responsabilità” è già tracciato: un solco profondo che separa la convivenza civile dalla ferocia più abietta. (di Elisabetta Guglielmi)

Elisabetta Guglielmi

Conseguita a pieni voti la maturità scientifica, ho intrapreso una carriera umanistica. Ho una laurea triennale in Lettere moderne e due lauree magistrali in Filologia moderna e in Editoria e scrittura; ho un master di Editoria, giornalismo e management culturale. Sono appassionata di scrittura, lettura, disegno e viaggi, e naturalmente di natura e animali. Sono giornalista pubblicista.

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Elisabetta Guglielmi

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