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News e storie

Sui cartoni delle pizze le foto dei cani che cercano casa: ad Alessandria il Barbarossa Bistrot trasforma l’asporto in un’occasione di adozione

Ad Alessandria, il Barbarossa Bistrot promuove le adozioni attraverso i cartoni delle pizze, dando visibilità soprattutto ai cani più dimenticati.

Una fotografia, un nome e una breve storia stampati su un cartone della pizza. È da un’idea semplice, ma dal grande valore, che nasce “Adotta una coda”, il progetto promosso dal Barbarossa Bistrot di Alessandria per aiutare i cani ospitati nei rifugi a trovare una famiglia.

Sui cartoni delle pizze le foto dei cani che cercano casa: ad Alessandria il Barbarossa Bistrot trasforma l’asporto in un’occasione di adozione – amoreaquattrozampe.it

Sulle confezioni delle pizze d’asporto compaiono infatti i volti degli animali in cerca di adozione, accompagnati dalle informazioni necessarie per conoscerli e contattare i volontari. Un’iniziativa realizzata in collaborazione con il canile Cascina Rosa e l’Associazione Tutela Animali, che dedica particolare attenzione ai cani anziani e a quelli che hanno maggiori difficoltà a essere adottati.

L’intervista a Eliana del Barbarossa Bistrot: dalla storia del locale alla nascita di “Adotta una coda”

Dietro il progetto ci sono Eliana e Angelo, che hanno scelto di unire il proprio lavoro nella ristorazione all’amore per gli animali. Il Barbarossa, nato nel 1990 come attività di famiglia, è oggi un locale in cui i cani sono i benvenuti e la sensibilizzazione sulle adozioni è diventata parte integrante della quotidianità.

L’intervista a Eliana del Barbarossa Bistrot: dalla storia del locale alla nascita di “Adotta una coda” – amoreaquattrozampe.it

Alcuni degli animali comparsi sui cartoni hanno già trovato casa, mentre l’obiettivo è continuare a far conoscere le storie di chi aspetta ancora.

Eliana e Angelo, gestite ad Alessandria il Barbarossa Bistrot, un locale in cui avete scelto di portare anche il vostro amore per gli animali. Come nasce il Barbarossa e qual è il percorso che vi ha condotti fin qui?

«Il Barbarossa nasce nel 1990, inizialmente con un altro nome. Proprio il giorno dell’apertura trovammo un gattino sullo scalino della pizzeria e, da allora, per anni abbiamo avuto dei gatti. Il locale è stato aperto dai miei genitori e, durante il periodo del Covid, la gestione è passata a me e Angelo. ggi il Barbarossa ci rappresenta molto. Angelo si occupa soprattutto della pizza, mentre io seguo il senza glutine e la pasticceria, con un laboratorio interno dedicato. Proponiamo anche cucina mediterranea, con piatti di carne e pesce. Negli anni abbiamo cercato di costruire un locale che rispecchiasse non soltanto il nostro modo di intendere la ristorazione, ma anche ciò che siamo. L’amore per gli animali fa parte di noi ed è stato naturale portarlo anche nel Barbarossa».

L’amore per gli animali sembra essere una parte importante anche della vostra vita privata. È un legame che avete sempre avuto?

«Ho sempre desiderato un cane, ma i miei genitori non hanno mai voluto prenderne uno per le difficoltà di gestione quotidiana. Una nostra vicina aveva una cagnolina di nome Baby e io la portavo a passeggio e me ne occupavo quando lei non c’era. È da lì che nasce il mio desiderio di avere un cane.

Eliana con la sua famiglia e i loro cani – amoreaquattrozampe.it

La decisione di adottarne uno è arrivata dopo la nascita di mio figlio Luca. Per noi gli animali non sono mai stati semplicemente animali domestici: quando un cane entra nella tua vita diventa parte della famiglia, con il suo carattere, le sue abitudini e il suo modo di comunicare. Questa convinzione ci ha resi particolarmente sensibili al tema dell’abbandono e dell’adozione».

Nella vostra famiglia ci sono anche cani adottati. Ci raccontate le loro storie?

«Mia è arrivata nel 2019 da Avellino, attraverso una staffetta organizzata da un’associazione, grazie a una persona che l’aveva salvata. Nel 2026 si è aggiunta alla famiglia Birba, un vero uragano di cinque mesi. Mia nipote ha invece adottato Dante, arrivato nel 2020 dalla Calabria, mentre mio fratello e la sua compagna hanno due bulldog francesi. Vivere personalmente l’adozione cambia il modo in cui guardi un cane che si trova in canile. Dietro una fotografia non vedi più soltanto un animale che cerca casa, ma inizi a immaginare quello che potrebbe diventare una volta entrato in una famiglia. Mia e Dante sono la dimostrazione di quanto un’adozione possa arricchire la vita di tutti».

Con “Adotta una coda” avete deciso di mettere sui cartoni delle pizze le fotografie dei cani in cerca di famiglia. Come è nata questa idea?

«Volevamo fare qualcosa di concreto e ci siamo chiesti quale strumento avessimo già a disposizione. La risposta era davanti ai nostri occhi: i cartoni delle pizze. Ogni settimana entrano nelle case di tante persone e normalmente, una volta mangiata la pizza, vengono buttati. Abbiamo pensato: perché non utilizzare quello spazio per raccontare la storia di un cane che una casa ancora non ce l’ha? Così un gesto quotidiano come ordinare una pizza d’asporto può diventare un’occasione per conoscere un cane in cerca di famiglia. Magari quel cartone arriva proprio davanti alla persona giusta».

Come siete passati dall’idea alla realizzazione concreta del progetto?

«Il primo passo è stato capire come trasformare un’idea semplice in un progetto realmente utile. Abbiamo coinvolto chi lavora ogni giorno con i cani in cerca di adozione, perché era fondamentale raccontare storie vere e fornire riferimenti affidabili. Abbiamo quindi studiato come utilizzare i cartoni, inserendo la fotografia del cane, una breve presentazione e soprattutto i contatti per chiedere informazioni sull’adozione».

Per il progetto collaborate con il canile Cascina Rosa e con l’Associazione Tutela Animali. Come è nato questo rapporto?

«Conoscevo una volontaria e ho deciso di avviare questo progetto per aiutare i cani della mia città. Oggi vorrei farlo crescere, arrivando a supportare anche altri canili. La collaborazione con i volontari è fondamentale perché sono loro a conoscere davvero i cani, il loro carattere, la loro storia, le esigenze e la famiglia più adatta a ciascuno. Il nostro compito è offrire una vetrina diversa dal solito. Attraverso il Barbarossa e i cartoni delle pizze possiamo far arrivare quei musetti anche davanti a persone che magari non avrebbero mai pensato di cercare un cane sui canali di un rifugio».

Come vengono scelti i cani che compaiono sui cartoni delle pizze?

«Privilegiamo i cani più anziani e quelli che hanno maggiori difficoltà a essere adottati. Sono le volontarie a selezionarli e a inviarci fotografie, nomi, informazioni e descrizioni. Per noi è importante che il progetto non diventi semplicemente una sequenza di belle fotografie. Dietro ogni immagine deve esserci una storia reale e la possibilità di far conoscere meglio quel cane».

Avete scelto di dare particolare visibilità ai cani anziani e fragili. Quanto è importante per voi aiutare proprio quelli che rischiano di essere dimenticati?

«Tantissimo. Quando si pensa all’adozione è facile lasciarsi conquistare da un cucciolo, mentre un cane anziano, fragile o che vive in canile da molto tempo rischia di diventare quasi invisibile. È proprio a loro che vorremmo regalare qualche possibilità in più. Non possiamo sapere quale cartone porterà davvero a un’adozione, ma possiamo fare in modo che quel cane venga visto. E magari basta che venga visto dalla persona giusta».

Quali risultati avete ottenuto da quando è iniziato “Adotta una coda”? Ci sono già state delle adozioni?

«Alcuni dei cani presenti sulle nostre scatole hanno finalmente trovato una casa e questo ci rende molto felici. Naturalmente adottare un cane non è una scelta da fare alla leggera, ma un impegno importante. Al di là delle adozioni, una delle cose più belle è vedere che le persone si fermano a guardare i cartoni, leggono le storie, fanno domande e ne parlano».

C’è un cane protagonista del progetto o una storia che vi è rimasta particolarmente impressa?

«Non c’è un cane in particolare, ma mi rimangono impressi i sacrifici e l’impegno delle volontarie, che cercano di rimettere in sesto animali trovati anche in condizioni molto difficili. Questi cani hanno bisogno di amore, affetto e sicurezza».

Come hanno accolto l’iniziativa i clienti del Barbarossa?

«La curiosità è stata tanta. La cosa bella è che un cartone della pizza, che normalmente non guarderesti più di tanto, diventa qualcosa che le persone osservano, leggono e commentano. Questo per noi è già importante, perché “Adotta una coda” nasce prima di tutto per dare visibilità».

Anche nel vostro locale i cani sono i benvenuti. Come accogliete chi arriva accompagnato dal proprio animale?

«Per noi è assolutamente naturale. Se un cane fa parte della famiglia, non vediamo perché dovrebbe essere lasciato fuori quando si va a pranzo o a cena. Al Barbarossa gli amici a quattro zampe sono i benvenuti e molti sono diventati dei veri clienti abituali. Alcuni, dobbiamo ammetterlo, vengono salutati con più entusiasmo dei proprietari! È anche un modo per far capire che essere un locale pet friendly non deve essere necessariamente qualcosa di eccezionale: per noi è semplicemente normale».

Dopo aver dato vita ad “Adotta una coda”, è cambiato il vostro rapporto con il mondo dei rifugi e con il problema dell’abbandono?

«Sì, perché quando inizi a conoscere le singole storie il problema smette di essere qualcosa di astratto. Dietro “i cani del canile” cominci a vedere nomi, caratteri e storie diverse. E soprattutto ti rendi conto di quanti aspettino semplicemente che qualcuno si accorga di loro. “Adotta una coda” ci ha dato la possibilità di utilizzare la visibilità del nostro lavoro per qualcosa in cui crediamo davvero. È un piccolo gesto rispetto alla dimensione del problema, ma se può contribuire anche solo a far incontrare un cane e la sua futura famiglia, per noi ha già un enorme valore».

Guardando al futuro, come vorreste far crescere “Adotta una coda”?

«Vorremmo prima di tutto che il progetto continuasse a crescere e raggiungesse sempre più persone. Il desiderio di fondo rimane lo stesso con cui siamo partiti: usare quello che abbiamo a disposizione per dare una possibilità in più a chi sta ancora aspettando una famiglia. Se poi questo progetto riuscisse a coinvolgere sempre più persone e magari anche altre realtà, sarebbe davvero una bellissima evoluzione».

Un piccolo gesto che può cambiare una vita

L’esperienza del Barbarossa Bistrot dimostra come anche un’attività quotidiana possa diventare un’opportunità concreta per aiutare gli animali in difficoltà. Attraverso “Adotta una coda”, Eliana e Angelo hanno scelto di mettere a disposizione ciò che già fa parte del loro lavoro per dare voce e visibilità a chi, troppo spesso, viene dimenticato.

Un’attenzione particolare è rivolta ai cani anziani, a quelli fragili e a chi aspetta da anni dietro le sbarre di un box. Alcuni hanno già trovato una famiglia, altri continuano ad aspettare. E forse, proprio grazie a una fotografia su un semplice cartone della pizza, qualcuno potrà finalmente incontrare la persona disposta ad aprirgli le porte di casa e offrirgli una nuova vita.

Aurora De Santis

Nata nel 1990, mi dedico agli studi classici per poi proseguire il mio percorso diventando autrice e scrittrice. L’amore per la natura e la scrittura sono delle costanti che mi accompagnano da tutta la vita.

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Aurora De Santis

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