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Sperimentazione: finalmente liberi i macachi dell’Università di Modena e Reggio Emilia

mercoledì, 27 luglio 2016

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Sono liberi i 16 macachi  dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il cui destino è stato al centro di un procedimento avviato lo scorso aprile 2015, con un protocollo tra l’Ateneo e il Comune di Modena che sanciva la cessazione dei test sui primati non umani.

Il caso ha coinvolto i Ministeri della Salute e dell’Ambiente e tre organizzazioni animaliste, tra cui Animal Amnesty, AnimAnimal e Lav, ritenuta dalla Commissione tecnica e veterinaria l’associazione presentatrice della migliore proposta per assicurare ai macachi una struttura adeguata.

A distanza di un anno, i macachi sono finalmente liberi e saranno trasferiti presso il Centro di recupero animali selvatici ed esotici di Semproniano, in provincia di Grosseto, centro di riferimento del Ministero dell’Ambiente per il recupero e la gestione degli animali esotici, che collabora con il Corpo Forestale dello Stato per la gestione e il recupero di animali sequestrati.

Il presidente della Lav, Gianluca Felicetti, ha spiegato ad Amore a quattro zampe che gli esemplari recuperati dagli stabulari dei due atenei, di varie età, sia adulti che giovani, sono stati impiegati per diversi fini sperimentali, soprattutto collegati a ricerche sul sistema nervoso e neurologico, comuni a diverse università.

I sedici macachi saranno pertanto introdotti in un progetto di recupero con un staff esperto, tra cui un medico veterinario e due specializzati in primatologia, che dovranno accompagnarli e seguirli nelle diverse fasi: “Si tratta di animali in buone condizioni, a prescindere dal loro utilizzo, in un ambiente di costrizioni. Per questo – sottolinea Felicetti- tutti i cambiamenti saranno fonte di possibili stress e hanno bisogno di acclimatarsi in condizioni strutturali di preparazione scientifica”.

A differenza degli animali da compagnia, come ad esempio, il caso straordinario dei tre mila beagle di Green Hill, seguiti dalla Lav, i primati non possono essere dati in affidamento pertanto le associazioni e i centri coinvolti, devono dare tutte le garanzie per poterli non solo accompagnare nella fase di recupero, ma anche porre le condizioni di un ambiente stabile e adeguato per tutta la loro vita, essendo animali che non possono essere reintegrati in natura.

Si tratta un argomento con una problematica di gestione di fondo che sta venendo alla luce in questi ultimi anni. Infatti, come ha ricordato il presidente Lav, lo scorso 10 giugno si è svolto un convegno a Roma sul problema di gestione di animali non a fini di lucro, nello specifico, oggetto anche di sequestri, al quale hanno partecipato diverse associazioni come Lipu, Enpa, Legambiente, Lndc e altri e centri di recupero faunistico, tra cui appunto Semproniano o il Centro dell’Abbatino.

Felicetti ha ricordato che la gestione degli esemplari in questione, oggetti di sequestri o specie particolari, come gli animali salvati dai circhi, che non possono essere di certo accolti in strutture non adeguate, ricade sulle associazioni e i centri, a causa di un vuoto normativo.

“E’ più facile continuare a sfruttare gli animali che non a salvarli”, ha commentato Felicetti, spiegando che “per i limiti della giustizia vi è il rischio che gli animali restino in mano degli stessi maltrattatori, sia per problemi economici della loro gestione per le associazioni che delle stesse strutture di accoglienza, sulle quali ricadono tutti i costi di mantenimento, reso possibile grazie ai soci e a donatori”.

Per questo, al termine del convegno, è stato elaborato  un documento, “Carta di Roma”, ora al vaglio delle associazioni animaliste, che ad ottobre prossimo dovrebbe essere presentato alle istituzioni sul tema della gestione degli animali salvati non a fini di lucro.

Al di là di tutto, il presidente Lav ha concluso che “si tratta di un grande onere economico, di un onore ma anche di una grande responsabilità quella della gestione di animali non facili, considerando che, nella maggior parte dei casi, si tratta di animali che non saranno restituiti alla naturalità, per cui dovranno essere seguiti e accuditi tutta la loro vita”.

C.D.


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