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Condannato per Green Hill, il veterinario se la cava con poco

giovedì, 7 dicembre 2017

(Pixabay)

Due mesi fa, veniva messa la parola ‘fine’ alla triste vicenda di Green Hill, almeno per quanto riguarda il filone principale dell’inchiesta. La vicenda era venuta alla luce nell’estate 2012. L’allevamento che si trovava a Montichiari in provincia di Brescia venne quindi chiuso. La Corte di Cassazione ha avallato le scelte prese nei due precedenti gradi di giudizio. Tra i condannati, con una pena comminata di un anno e sei mesi, c’era il veterinario pescarese Renzo Graziosi. L’uomo era accusato di maltrattamento e uccisione di animali nell’allevamento lager.

Dopo quella condanna, la LAV aveva chiesto all’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Pescara – presso cui è iscritto – la radiazione del medico condannato. Ma per Renzo Graziosi era scattata soltanto la sospensione dalla professione per appena 6 mesi. Una decisione “vergognosa”, secondo quanto sottolinea Piera Rosati, Presidente LNDC Animal Protection.

L’accusa dell’esponente animalista è durissima: “In questo momento non posso non vergognarmi delle mie origini pescaresi. Un vero veterinario dovrebbe occuparsi della salute e del benessere degli animali. Come si può pensare di reintegrare il responsabile della sofferenza di oltre 6000 cani? Qual è il messaggio che l’Ordine vuole mandare? Non si può ‘punire’ una strage del genere con un buffetto sulla mano. La richiesta della LAV era più che legittima ed è assurdo che questo veterinario possa tornare a esercitare la professione tra soli sei mesi”.

Le condanne e il nuovo processo

Oltre a Renzo Graziosi, nel filone principale del processo sono stati condannati il co-gestore di “Green Hill 2001” Ghislane Rondot, anche egli a 1 anno e 6 mesi e il direttore dell’allevamento, Roberto Bravi. Quest’ultimo venne condannato ad un anno di carcere e al risarcimento delle spese. Ma la vicenda giudiziaria di Green Hill vive ora le fasi cruciali per quanto riguarda il processo bis.

Sul banco degli imputati ci sono due veterinari dell’Asl di Brescia e tre dipendenti della società che allevava beagle destinati alla sperimentazioni in laboratori di tutta Europa. I due veterinari sul banco degli imputati sono Roberto Silini e Chiara Giachini. I tre ormai ex dipendenti si chiamano Cinzia Vitiello, Antonio Tabarelli e Antonio Tortelli: sono accusati di falsa testimonianza nel primo processo. Più gravi le accuse per i veterinari: maltrattamenti e uccisione di animali, falso ideologico in atto pubblico e omessa denuncia.

Per i due veterinari il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani a capo del fascicolo ha chiesto 2 anni di condanna, mentre 10 mesi è la richiesta per i tre ex addetti. Ma sul processo, che dovrebbe arrivare a sentenza il prossimo 7 febbraio, dopo l’ennesimo rinvio, incombe la scure della prescrizione.

GM


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