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La tigre e il leone pelle e ossa dello zoo di Pechino: ecco perché

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zoopechino

Lunedì scorso il quotidiano South China Morning Post (SCMP)  aveva pubblicato una fotografia sconvolgente, riguardo le condizioni di una tigre del Bengala e di un leone, custoditi nello Zoo di Pechino.

I due esemplari ridotti pelle ed ossa, sono così magri che il loro corpo è ricurvo. Un’immagine che ha sollevato un’aspra polemica sui social, per cui la direzione dello zoo è stata costretta ad intervenire e a rilasciare una dichiarazione sulla situazione.

I dirigenti dello zoo hanno spiegato che gli animali non sono denutriti, ma bensì soffrono di una disfunzione genetica che deriva dalla consanguineità.

Il direttore Peng Zhenxin ha però confermato che gli esemplari sono sottopeso, spiegando che “stiamo cercando di migliorare la loro salute attraverso l’esercizio e la nutrizione. Tuttavia, ad oggi, non c’è stato un miglioramento significativo nel suo peso.”

Quello della consanguineità è uno dei problemi maggiori nella gestione degli zoo, tanto che le strutture in Europa, hanno aderito ad un regolamento con il quale limitare questo fenomeno e per cui viene effettuato un abbattimento selettivo degli animali (clicca qui per un approfondimento). Emblematico, lo zoo danese venuto alla ribalta mediatica, per aver ucciso lo scorso anno  una giovane giraffa di nome Marius, diversi cuccioli di leone e che recentemente è stato di nuovo criticato per l’abbattimento di un leone e la sua dissezione in pubblico (clicca qui).

Molte associazioni animaliste hanno evidenziato come sia possibile evitare gli abbattimenti, scambiando gli esemplari tra zoo oppure avvalendosi di santuari per animali selvatici o avviando dei programmi seri mirati al reinserimento in natura.