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I cani tendono ad ignorare i comandi che non sono utili

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Uno studio condotto dal Canine Cognition Center a Yale, guidato dal direttore del centro, Lauri Santos, e pubblicato sulla rivista specializzata Science of US ha dimostrato che i cani ignorano i comandi inutili dei padroni.

I ricercatori hanno considerato quaranta esemplari, di diverse razze, sottoposti ad un test, che consisteva nell’aprire una scatola tramite una leva, per prendere delle crocchette al suo interno. La prima volta i cani hanno impiegato la leva, ma quando hanno scoperto che non era necessaria per aprire la scatola, non hanno più considerato la leva.

Secondo i ricercatori, ciò potrebbe significare che se il cane ignora un comando, potrebbe essere perché lo ritiene inutile, magari per risolvere un problema.

Inoltre, questo studio dimostrebbe che i cani tendono ad imparare e a risolvere le situazione attraverso l’esperienza individuale, piuttosto che tramite l’imitazione, ovvero l’osservazione di determinate azioni.

“Anche se i cani sono animali sociali, tendono a non copiare le azioni inutili”, ha dichiarato Angie Johnston, dottoranda alla Yale, una delle autrici dello studio, affermando che “i cani sono simili all’uomo nelle loro facoltà d’apprendimento attraverso l’imitazione sociale. Ecco perché siamo sorpresi di aver verificato che ignorano alcuni esempi quando hanno imparato a risolvere un problema da soli”.

Per i ricercatori che si sono ispirati ad un’intuizione che il Dott. Frank Keil ebbe nel 2005, osservando bambini e cani messi a confronto nella risoluzione di alcuni problemi, si tratta di risultati straordinari.

Lauri Santos si spinge oltre, arrivando a pensare che molto probabilmente i cani potrebbero in realtà essere in grado di valutare i buoni dai cattivi consigli o comandi. “Gli esseri umani spesso cadono nella ragnatela dei cattivi suggerimenti non a caso anche i bambini tendono a copiare tutte le azioni di un insegnante, a prescindere dal fatto che siano necessari o meno”.

I cani, al contrario, non sono così “fiduciosi” nelle azioni degli altri simili o nei comandi dei proprietari, ha concluso la Johnston.