Come parlano i cavalli quando nitriscono: due frequenze diverse, due emozioni e una comunicazione più complessa di quanto pensassimo
Il nitrito è uno dei suoni più riconoscibili e potenti del regno animale. Lo associamo alla libertà, alla corsa nei campi aperti, al richiamo tra simili. Ma dietro quel verso così intenso si nasconde molto più di quanto abbiamo sempre immaginato. Capire come parlano i cavalli oggi significa entrare in un mondo comunicativo sorprendentemente sofisticato, che la scienza ha iniziato a decifrare solo di recente.
Per anni abbiamo pensato al nitrito come a una semplice vocalizzazione, utile per richiamare un compagno o segnalare la propria presenza. In realtà i cavalli lo utilizzano per stabilire nuove relazioni, salutare individui familiari, esprimere eccitazione, ansia, frustrazione o entusiasmo. È un suono che trasmette emozioni e intenzioni. Tuttavia, fino a poco tempo fa, non era chiaro in che modo venisse prodotto.
Un nuovo studio pubblicato su Current Biology ha finalmente chiarito il meccanismo alla base di questa vocalizzazione, rivelando qualcosa di unico nel panorama dei grandi mammiferi: quando nitriscono, i cavalli producono due suoni diversi contemporaneamente. Non si tratta di una semplice variazione tonale, ma di un fenomeno tecnico chiamato bifonazione, cioè la capacità di emettere due frequenze indipendenti nello stesso momento. Una scoperta che rivoluziona il modo in cui interpretiamo il loro linguaggio.
La regola generale in natura è piuttosto semplice: più grande è l’animale, più grave è la sua voce. Questo perché la laringe aumenta di dimensioni insieme al corpo. Elefanti e rinoceronti, per esempio, producono suoni profondi e a bassa frequenza. I cavalli, pur essendo animali di grandi dimensioni, riescono invece a emettere anche suoni acuti. Ed è proprio qui che nasce il mistero.
I ricercatori hanno scoperto che il nitrito è composto da:
La parte grave funziona come la voce umana: le corde vocali vibrano e producono il suono principale. La componente acuta, invece, nasce da un flusso d’aria turbolento all’interno della laringe, capace di creare un suono simile a un fischio. Non si forma tra labbra e bocca, ma direttamente nell’apparato vocale.
Per dimostrare l’origine di questo suono, il team dell’Università di Copenaghen ha effettuato un esperimento decisivo: ha fatto passare prima aria e poi elio attraverso laringi di cavalli morti per cause naturali. Poiché il suono viaggia più velocemente nell’elio, un vero fischio aumenta di frequenza in presenza di questo gas, mentre la vibrazione delle corde vocali resta invariata. Il risultato è stato chiaro: la componente acuta è salita con l’elio, quella grave no. La prova definitiva che i cavalli combinano due meccanismi distinti nello stesso nitrito.
Questa scoperta non è solo un dettaglio anatomico. Cambia profondamente la nostra comprensione di come parlano i cavalli. Le due frequenze del nitrito non sono ridondanti: trasmettono informazioni diverse. Studi precedenti avevano già evidenziato che la frequenza grave può riflettere il livello di eccitazione o stress, mentre quella acuta può fornire indicazioni sul tipo di emozione provata. In pratica, grazie alla bifonazione, un cavallo può comunicare contemporaneamente intensità e qualità dello stato emotivo.
Quando ci chiediamo come parlano i cavalli, oggi sappiamo che non usano una sola “voce”, ma due dimensioni sonore sovrapposte. Possono segnalare la propria identità, la distanza da cui chiamano, il bisogno di contatto o il grado di agitazione in un’unica vocalizzazione. È un sistema comunicativo estremamente efficiente per animali sociali che vivono in gruppi strutturati. Un altro elemento interessante riguarda il confronto con gli altri equidi.
Anche i cavalli di Przewalski condividono questa capacità, mentre asini e zebre non presentano la componente acuta tipica del nitrito. Questo suggerisce un adattamento evolutivo specifico che rende il cavallo unico tra i grandi mammiferi sociali.
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