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Strage senza fine di cani randagi in provincia di Trapani: l’appello al Governo

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Continua la strage silenziosa dei cani in Sicilia. Il governo non può più ignorarla 

Una strage che ormai prosegue da anni. Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, in Sicilia, è una piccola cittadina di 11mila abitanti. Un territorio che non dovrebbe essere difficile da gestire. Nonostante ciò, la provincia è sempre al centro dei riflettori non solo per il fenomeno del randagismo, diffuso in tutta la Regione, ma anche per casi di crudeltà nei riguardi dei cani e per gli avvelenamenti.

I volontari denunciano senza sosta quello che accade. In prima linea, la pagina facebook Pelosi nel Cuore che porta avanti una lotta contro tutti e in primis le istituzioni che restano nella maggior parte dei casi indifferenti.

Cani abbandonati, randagi uccisi, avvelenati, impiccati o bruciati vivi. Uno scenario apocalittico che si consuma nel silenzio omertoso di una comunità pervasa da tradizioni arcaiche.

Tra i casi più eclatanti, ricordati dalle volontarie, quello di “Nuvola, una cagnolina, sterilizzata e microcippata dal comune, seviziata e violentata sessualmente per giorni, oppure di Spinone un cagnolone dolcissimo che sostava sempre sotto una statua di Padre Pio, anche lui seviziato e impiccato in zona Erbe Bianche”.

La mancanza di rispetto nei riguardi degli animali, si spinge oltre in questa provincia. “Anche il cane di un turista che trascorreva le vacanze a Trefontane, frazione balneare del paese, è stato rubato e impiccato allo stesso albero come Spinone”. Sottolineano le volontarie.

Una situazione diventata insostenibile. L’ultima vittima di questa strage “un piccolo cagnolino, trovato ansimante da una volontaria che si è apprestata a portarlo in clinica, dove purtroppo è deceduto, aveva ingerito polpette avvelenate”.

Secondo quanto evidenziato, è difficile conoscere il numero esatto di cani uccisi con queste modalità, visto che si isolano per morire oppure le loro carcasse vengono fatte scomparire.

Il sindaco Giuseppe Castiglione ad oggi non ha preso provvedimenti, come ad esempio, predisporre telecamere, effettuare censimenti dei cani padronali, obbligando al microchip.

Anche di fronte all’ennesimo avvelenamento, il primo cittadino ha fatto finta di nulla, puntando i riflettori sul programma di eventi estivi.

“Non ha speso neanche due parole di sensibilizzazione nei confronti dei suoi incivili e crudeli concittadini”, sottolineano le volontarie, accendendo i riflettori sul sindaco.

“Ci sarebbe tanto da dire ma ci limitiamo a poche parole, sono tutti da condannare, in primis i cittadini che si macchiano del sangue di povere anime innocenti e poi l’amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Castiglione”

Per firmare la petizione, clicca Diciamo Basta agli orrori della Sicilia

C.D.

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