In Italia non esistono Pronto Soccorso pubblici per gli animali: la proposta del Friuli Venezia Giulia potrebbe però cambiare le cose per le emergenze veterinarie.
In un’Italia dove gli animali domestici sono ormai considerati a tutti gli effetti membri del nucleo famigliare, emerge una lacuna istituzionale sempre più difficile da ignorare: l’assenza di una rete di Pronto Soccorso veterinari pubblici. Mentre la sanità umana è garantita dai principi di universalità e gratuità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), quella animale resta quasi interamente affidata all’iniziativa privata, con costi per curare gli animali che spesso diventano proibitivi per le fasce più deboli della popolazione.
Tuttavia, la situazione potrebbe cambiare. Una proposta di legge depositata recentemente in Friuli Venezia Giulia promette di fare da apripista, scardinando il dogma della medicina veterinaria esclusivamente privata e introducendo un modello di assistenza d’urgenza accessibile e strutturato.
Il problema della reperibilità veterinaria è una realtà che migliaia di proprietari di animali affrontano ogni giorno, spesso in situazioni di forte stress emotivo. Chi vive in una grande metropoli può contare su una manciata di cliniche private d’eccellenza che offrono servizi di guardia medica e chirurgia d’urgenza 24 ore su 24. Ma cosa succede a chi risiede in province più piccole, in aree rurali o montane? Il panorama attuale è frammentato. Molti medici veterinari di base offrono disponibilità telefonica, ma non sempre dispongono delle attrezzature necessarie per interventi chirurgici complessi nel cuore della notte.
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C’è poi il problema dei costi elevati. Una prestazione d’urgenza in una clinica privata, comprensiva di esami diagnostici, degenza e onorari festivi o notturni, può facilmente superare le diverse centinaia (se non migliaia) di euro. Senza contare che la mancanza di una rete capillare di trasporto e soccorso rende i tempi d’intervento lunghi, mettendo a rischio la vita dell’animale. In questo contesto, la proposta del Friuli Venezia Giulia non è solo una riforma amministrativa, ma un atto di civiltà che riconosce la salute animale come un bene di interesse pubblico.
Il progetto di legge presentato in Consiglio Regionale mira a istituire il Servizio Sanitario Regionale Veterinario di Base e un vero e proprio Pronto Soccorso Veterinario Regionale. Non si tratta di una semplice clinica, ma di una struttura complessa e integrata nel sistema pubblico. L’idea centrale è quella di garantire una struttura d’eccellenza aperta ogni ora del giorno e della notte, 365 giorni l’anno. Questo centro sarebbe attrezzato con tecnologie all’avanguardia per la gestione dei traumi, delle avvelenamenti e delle patologie acute, fungendo da punto di riferimento per l’intero territorio regionale.
Uno degli aspetti più innovativi della proposta è l’introduzione di ambulanze veterinarie. Attualmente, il trasporto di un animale ferito o in fin di vita è interamente a carico del proprietario, che spesso deve gestire l’emergenza con mezzi propri e senza supporti medicali durante il tragitto. L’istituzione di un servizio di soccorso mobile cambierebbe radicalmente le possibilità di sopravvivenza in caso di incidenti stradali o malori improvvisi. Forse il punto più rivoluzionario riguarda l’accessibilità economica. La proposta prevede che il costo delle prestazioni sia parametrato al reddito dei proprietari. Questo permetterebbe anche a chi si trova in difficoltà finanziarie di non dover scegliere tra la salute del proprio compagno a quattro zampe e il bilancio familiare, garantendo il diritto alle cure di base a una platea più vasta.
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Sebbene la proposta friuliana stia facendo rumore per la sua portata regionale, non è l’unica scintilla di cambiamento nel Paese. Un primato importante spetta alla Sicilia, e in particolare al comune di Acireale. Nel giugno del 2023, l’amministrazione locale ha siglato una convenzione storica con l’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale). Questo accordo ha permesso la creazione di un ambulatorio di pronto soccorso veterinario e di locali adibiti allo stallo temporaneo degli animali. Il modello di Acireale dimostra che la collaborazione tra enti comunali e sanità pubblica può generare soluzioni concrete e immediate per la tutela del benessere animale, anche a livello locale.
Spostandoci verso la Capitale, il progetto è ancora più ambizioso. A Roma sono ufficialmente partiti i lavori per quello che sarà il primo ospedale veterinario pubblico e gratuito d’Italia, la cui apertura è prevista per il 2027. Il progetto romano nasce con l’obiettivo di garantire assistenza immediata e gratuita agli ospiti dei canili e dei gattili municipali. Si sta valutando di estendere l’accesso gratuito alle famiglie a basso reddito che scelgono di adottare un animale da strutture come l’oasi felina di Porta Portese.
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Questo approccio mira a combattere il fenomeno dell’abbandono, spesso causato proprio dall’impossibilità di sostenere le spese mediche per animali anziani o malati. Se un cittadino sa di poter contare su una struttura pubblica, sarà più incentivato ad accogliere un animale in cerca di casa. Queste iniziative, dal Friuli alla Sicilia passando per Roma, si inseriscono in una visione più ampia definita a livello internazionale come “One Health” (Una Sola Salute). Tale principio riconosce che la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente sono indissolubilmente legate tra loro.
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Garantire un pronto soccorso pubblico veterinario implica un controllo più efficace sulle zoonosi (ovvero sulle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo); una gestione rapida degli animali feriti su strada evita pericoli per la circolazione e per i cittadini. Permette anche di alleviare la sofferenza degli animali domestici che ha un impatto diretto sul benessere psicologico dei proprietari, specialmente per gli anziani per i quali l’animale rappresenta spesso l’unico legame affettivo.
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Nonostante l’entusiasmo per la proposta del Friuli Venezia Giulia e i cantieri aperti a Roma, l’Italia è ancora lontana dall’avere una copertura nazionale omogenea. La strada verso una sanità veterinaria pubblica richiede investimenti, formazione di personale specializzato e, soprattutto, una volontà politica che superi la visione dell’animale come “bene di lusso”. Se il progetto friulano dovesse essere approvato e implementato con successo, potrebbe fungere da modello pilota per altre regioni, spingendo il legislatore nazionale a considerare l’inserimento di alcune prestazioni veterinarie essenziali all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). (di Elisabetta Guglielmi)
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