I cuccioli non partono da zero: come riescono a scegliere anche senza aver mai imparato. Scopri come fanno.

Spesso pensiamo ai cuccioli come esseri completamente privi di esperienze, pronti a imparare tutto da zero.
Eppure, nel regno animale esistono piccoli che sanno già come comportarsi una volta al mondo, come reagire ai predatori o quale direzione prendere, senza aver mai visto nulla prima.
Scopri perché i cuccioli non partono da zero e come riescono a scegliere senza aver mai imparato.
I cuccioli non partono da zero: come riescono a scegliere anche senza aver mai imparato
Fin da subito, pulcini, tartarughe e altri animali precoci, non sono affatto privi di strumenti per orientarsi nel mondo, anche se non hanno mai fatto esperienza diretta dell’ambiente che li circonda.

Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, spiega che questi piccoli non dipendono da un unico istinto forte, ma possiedono numerosi bias innati.
Si tratta di preferenze spontanee verso segnali come colori, movimenti o suoni che non derivano dall’apprendimento, ma da predisposizioni biologiche già presenti alla nascita.
Singolarmente, questi bias sono soft, fragili e temporanei, ma quando più segnali coerenti si presentano insieme, diventano strumenti decisionali e affidabili per attività essenziali, come trovare la madre o riconoscere l’ambiente.
È proprio la combinazione di queste inclinazioni naturali e leggere ma diffuse che permette ai cuccioli di prendere decisioni efficaci fin dalle prime ore di vita, sfruttando molteplici indizi per ridurre errori e affrontare subito le sfide dell’ambiente.
Cosa pensano i ricercatori
I ricercatori, hanno proposto un modello matematico che spiega come i cuccioli possano prendere decisioni importanti.

Questo avviene già nelle prime ore di vita, senza aver bisogno di esperienza diretta.
Il modello propone che i cuccioli non si affidino a un singolo istinto, ma più segnali indipendenti che presentandosi insieme diventano indicazioni molto utili.
Ciò permette al cucciolo di riconoscere, cibo o figure di riferimento senza esperienza diretta. Elisabetta Versace della Queen Mary University di Londra, spiega che queste preferenze soft, riducono gli errori e aiutano a sfruttare al meglio le informazioni disponibili.
Benjamin de Bifore, di Harvard, invece, sottolinea come il modello aiuti a interpretare esperimenti storici, mostrando come anche piccoli indizi possono guidare le prime scelte degli animali.
L’utilizzo nel l’intelligenza artificiale
Oltre a offrire una nuova prospettiva sull’evoluzione del comportamento, lo studio suggerisce applicazioni interessanti per l’intelligenza artificiale.
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