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L’usanza dei funerali per i gatti

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@Getty images
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Un bellissimo articolo a firma di Annalisa Lo Monaco per vanillamagazine.it, intitolato “Gli strani e macabri funerali dei Gatti in epoca Vittoriana”, ripercorre un’usanza molto particolare in voga nel XIX secolo nelle famiglie inglesi.

A documentare questa tradizione, una serie di dipinti d’epoca che illustrano l’usanza di seppellire il gatto di casa nel giardino di famiglia. Nel XIX secolo questa tradizione aumentò notevolmente, forse per l’evoluzione del ruolo del gatto entrato a far parte a pieno titolo nel regno degli animali domestici e non più utili solo a cacciare i topi.

La Lo Monaco ha proposto una serie d’immagini in cui possiamo ammirare questa usanza per cui i proprietari facevano addirittura costruire delle piccole bare decorate per il loro micio e venivano celebrati i servizi funebri da un sacerdote per la piccola creatura. Una cerimonia che testimonia il ruolo del gatto, diventato membro della famiglia e che non era considerata eccentrica, bensì l’usanza e il costume.

All’epoca tuttavia, viene ricordato nell’articolo, molte persone sollevarono delle critiche per la cerimonia cristiana. Il tema era piuttosto all’ordine del giorno e rimbalzava sulle pagine di cronaca dei quotidiani, tra i quali, la Lo Monaco cita anche un articolo pubblicato nel 1897 dal Hull Daily Mail riguardo la storia di “un sacerdote che celebrò il funerale della sua gatta, descritta come obesa, di colore bianco e nero, che amava fare passeggiate con il suo padrone. Alla sua morte, il pastore e la sua famiglia caddero in lutto”.

Tra i vari eventi che sollevarono lo sdegno vi fu la vicenda in cui una donna chiese di seppellire il gatto nel cimitero consacrato vicino alle tombe di famiglia. Un fatto che fu in parte il motore per la creazione dei cimiteri per gli animali sia pubblici che privati e che si stanno diffondendo sempre di più in questo periodo. La Lo Monaco ricorda che tra i cimiteri più noti vi è l’Hyde Park Dog Cemetery, inaugurato nel 1881, riservato ai cani ma nel quale furono anche ospitate tre piccole scimmie e due gatti, ma anche il cimitero privato di Sir Thomas Lennard, in Essex, risalente al 1850. Questo amore per gli animali in epoca Vittoriana potrebbe anche essere collegato al fatto che la stessa regina Vittoria aveva una predilezione per i cani come emerge da libro di Laurel Hunt, “Angel Pawprints” cui sottolinea che “la predilezione della Regina Vittoria per i cani ha rafforzato il loro ruolo come animali da compagnia in epoca vittoriana”.

L’usanza di seppellire gli animali risale all’antichità. Nel libro “Dei e uomini nell’Egitto antico (3000 a.C.-395 d.C.)”, di Françoise DunandChristiane Zivie-Coche viene ripercorsa la storia della cultura di celebrare i riti funerari per gli animali e gli stessi animali sacri come il Toro di Menfis venivano addirittura mummificati. In Egitto sono rinvenute numerose necropoli di animali come quella dei coccodrilli a Tebtuni ma anche di falchi, scimmie o vacche sacre. Tra queste non potevano mancare le necropoli di gatti, venerati in antichità come quella del tempio di Bastet, la dea gatta a Saqqara. Le due ricercatrici hanno sottolineato che non sempre venivano sepolti animali sacri, ma molto mummie di animali rinvenute al fianco degli umani erano riconducibili all’affetto del padrone nei riguardi del suo compagno a 4 zampe e non di rado si sono trovate mummie di cani, gatto o uccelli ecc.