Animali selvatici minacciati dall’uomo: ecco cosa emerge dall’analisi di oltre 52.000 soccorsi effettuati nel Nuovo Galles del Sud
Per anni il dibattito sulla conservazione della fauna australiana si è concentrato quasi esclusivamente sui gatti inselvatichiti, ritenuti tra i principali responsabili del declino di numerose specie autoctone. La loro presenza è stata spesso indicata come una delle cause della scomparsa di piccoli mammiferi, rettili e uccelli, tanto da alimentare proposte di abbattimento e programmi di eradicazione in diverse aree dell’Oceania.

Un nuovo studio dell’Università del Queensland, però, invita a guardare il problema da una prospettiva diversa. L’analisi dei dati raccolti negli ultimi undici anni mostra infatti che gli animali selvatici minacciati dall’uomo sono molti di più di quelli colpiti dagli attacchi dei gatti.
Strade, urbanizzazione, infrastrutture, intrappolamenti e altri fattori legati direttamente alle attività umane rappresentano oggi le cause più frequenti che portano gli animali selvatici nei centri di recupero. La ricerca non assolve completamente i gatti dal loro impatto sugli ecosistemi, ma evidenzia come concentrare tutta l’attenzione su di loro rischi di far passare in secondo piano minacce ancora più gravi e diffuse.
Studio australiano: quali sono le principali minacce per gli animali selvatici
Lo studio, intitolato Bella e Charlie non sono il problema, siamo noi: le vere cause del soccorso agli animali selvatici nel Nuovo Galles del Sud, ha preso in esame undici anni di dati provenienti dal Wildlife Rehabilitation Data Dashboard, il database del governo del Nuovo Galles del Sud che raccoglie tutte le informazioni relative agli animali selvatici soccorsi.

I ricercatori hanno analizzato 52.475 casi riguardanti 158 specie considerate vulnerabili, in pericolo o in pericolo critico di estinzione. Per ciascun animale sono stati valutati il motivo del recupero, la località e l’esito delle cure, così da individuare le principali cause che mettono a rischio la fauna locale. I risultati sono particolarmente significativi. La causa più frequente dei soccorsi è risultata “sconosciuta”, seguita da intrappolamento, eventi meteorologici estremi, cuccioli orfani o abbandonati, ambienti inadatti e incidenti stradali.
Nel complesso queste situazioni rappresentano circa il 68% di tutti gli interventi effettuati sui soggetti appartenenti a specie minacciate. Gli attacchi da parte di altri animali costituiscono invece appena il 4,4% dei casi registrati. Ancora più interessante è il confronto tra cani e gatti: gli attacchi dei cani risultano oltre tre volte più frequenti rispetto agli attacchi dei gatti, mentre questi ultimi rappresentano soltanto lo 0,6% dei soccorsi relativi alle specie minacciate.
Perché l’uomo rappresenta oggi la principale minaccia per la fauna
Secondo gli autori dello studio, questi risultati non significano che i gatti non abbiano alcun impatto sulla biodiversità australiana. Il controllo delle popolazioni feline continua a essere uno strumento importante in alcune aree particolarmente sensibili, ma non dovrebbe essere l’unica priorità delle politiche di conservazione. L’ecologa Kate Dutton-Regester e la professoressa Jacquie Rand sottolineano infatti che, se l’obiettivo è ridurre il numero di animali che necessitano di soccorso, occorre intervenire soprattutto sulle minacce generate dall’uomo.

Ridurre gli incidenti stradali, eliminare le strutture nelle quali gli animali rimangono intrappolati, rendere più sicure le aree urbane e limitare gli effetti delle trasformazioni del territorio potrebbe avere un impatto molto più significativo sulla sopravvivenza delle specie minacciate rispetto a interventi concentrati esclusivamente sui predatori. Lo studio australiano offre quindi una riflessione importante per il futuro della conservazione della biodiversità.
La tutela della fauna non può limitarsi alla gestione di una sola specie, ma richiede un approccio più ampio che affronti le reali pressioni esercitate dalle attività umane sugli ecosistemi. Solo riconoscendo che oggi i veri animali selvatici minacciati dall’uomo sono il risultato di molteplici fattori legati alla presenza umana sarà possibile sviluppare strategie di conservazione realmente efficaci.