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Armani rinuncia alle pellicce: siglato accordo con Fur Free Alliance

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Era già nell’aria e da qualche mese trapelavano alcune indiscrezioni riguardanti un possibile cambio di rotta da parte del Gruppo Armani che ieri ha annunciato la fine di un’epoca. Il noto marchio della moda si è impegnato con un accordo siglato con la Fur Free Alliance di rinunciare all’uso delle pellicce nei suoi prodotti.

“Il progresso tecnologico raggiunto in questi anni ci permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali. Proseguendo il processo virtuoso intrapreso da tempo, la mia azienda compie quindi oggi un passo importante a testimonianza della particolare attenzione verso le delicate problematiche relative alla salvaguardia e al rispetto dell’ambiente e del mondo animale”, ha dichiarato Giorgio Armani.

Una svolta storica per la Lega antivivisezione sottolineando che “si tratta di un progetto di grande successo, che conferma l’interesse crescente del pubblico verso prodotti moda etici e le straordinarie potenzialità creative, produttive e di business del settore”.

Uno stilista di richiamo che ha scritto la storia della moda. Una conquista per la Fur Free Alliance alla quale hanno aderito altri nomi noti come Stella McCartney, che non fa uso di pelli e pellicce per le sue collezioni, oppure Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein ma anche catene commerciali come Zara, American Apparel, Bershka, H&M e ASOS.

Come ricorda la Stampa, alcuni marchi si spingono ben oltre e dal 2011, la stilista italiana Elisabetta Franchi aveva aderito alla Fur Free arrivando nel 2015 ad eliminare anche le piume dalla sua collezione, raggiungendo il secondo livello di Rating. Tra i marchi più etici, spicca invece Save the Duck che produce piumino senza piume e non impiega pelliccia, pelle, seta o lana, arrivando al più alto livello della classificazione “animal free”.

Certamente, l’eco e il richiamo del marchio Armani si rivela essere un elemento di forte impatto nel settore anche da un punto di vista dell’immagine mediatica e una bella stangata per le società e allevamenti di animali da pelliccia, soprattutto in Cina.