Attirati con pancetta e ciambelle per poi essere uccisi: Trump riapre la caccia agli orsi in Alaska

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In Alaska torna la caccia agli orsi con esche alimentari. Trump cancella le restrizioni di Biden: ambientalisti e animalisti denunciano una pratica crudele e pericolosa.

L’amministrazione di Donald Trump ha deciso di ripristinare in Alaska la possibilità di utilizzare alimenti destinati al consumo umano per attirare gli orsi e facilitarne l’abbattimento durante le battute di caccia sportiva. Una scelta che ha immediatamente riacceso le polemiche negli Stati Uniti, provocando indignazione tra le associazioni animaliste e le organizzazioni impegnate nella protezione della fauna selvatica.

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Pancetta, ciambelle, scarti di carne e altri alimenti particolarmente appetibili potranno essere nuovamente impiegati come esche nelle aree federali interessate dal provvedimento. La nuova disposizione, la cui entrata in vigore è prevista per metà novembre 2026, elimina le restrizioni introdotte nel 2024 dall’amministrazione di Joe Biden.

Alaska, Trump riapre alla caccia agli orsi con esche alimentari: pancetta, dolci e carne per attirarli e ucciderli

Per il governo americano si tratta di restituire maggiore autonomia all’Alaska nella gestione degli animali selvatici. Per gli ambientalisti, invece, è un passo indietro nella tutela degli orsi, con conseguenze potenzialmente gravi anche per la sicurezza delle persone.

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La tecnica al centro della controversia è conosciuta negli Stati Uniti come bear baiting e consiste nell’utilizzare alimenti per attirare gli orsi in luoghi prestabiliti, dove i cacciatori possono attendere il loro arrivo. Gli alimenti vengono generalmente sistemati all’interno di contenitori metallici, come fusti o bidoni, collocati in aree frequentate dagli animali.

I cacciatori si appostano nelle vicinanze, spesso in postazioni nascoste, aspettando che un orso venga attirato dall’odore del cibo. Quando l’animale raggiunge l’esca e comincia ad alimentarsi, può essere abbattuto. Tra gli alimenti utilizzati figurano prodotti ricchi di grassi e zuccheri, particolarmente efficaci nell’attirare questi grandi mammiferi.

Secondo Nicholas Arrivo, avvocato impegnato nella tutela degli animali, la scelta delle esche dipende soprattutto dal loro costo e dalla capacità di richiamare gli orsi. Una modalità di caccia che suscita forti perplessità, soprattutto perché sfrutta il naturale comportamento alimentare degli animali per renderli bersagli più facilmente raggiungibili.

La decisione dell’amministrazione Trump ha provocato la dura reazione delle associazioni per la protezione degli animali. Tra le organizzazioni contrarie al provvedimento figura Humane World for Animals, che considera l’utilizzo delle esche una pratica incompatibile con una gestione responsabile della fauna selvatica.

Drew Robertson, responsabile senior delle questioni normative dell’associazione, ha espresso forte preoccupazione per il ritorno di questa modalità di caccia.

«Siamo scoraggiati nel vedere tornare questa norma, in particolare la parte relativa all’uso di esche per gli orsi, che è crudele e pericolosa, non solo per la fauna selvatica, ma anche per il pubblico», ha dichiarato. Le critiche non riguardano soltanto l’uccisione degli animali, ma anche le possibili conseguenze dell’abitudine a nutrirsi di alimenti lasciati dagli esseri umani.

Gli orsi che imparano ad associare la presenza delle persone alla disponibilità di cibo possono infatti diventare più propensi ad avvicinarsi ad abitazioni, campeggi e aree frequentate dai visitatori. Questo comportamento può aumentare il rischio di incontri pericolosi e generare situazioni di conflitto tra esseri umani e fauna selvatica.

Gli orsi sono animali dotati di un olfatto estremamente sviluppato, capace di individuare fonti alimentari anche a notevole distanza. In natura seguono una dieta variabile, che può comprendere vegetali, bacche, insetti, pesci e altri animali, a seconda della specie, della stagione e dell’ambiente.

La disponibilità artificiale di alimenti particolarmente calorici può modificare le loro abitudini. Quando un orso trova ripetutamente cibo associato alle attività umane, può imparare a ricercarlo anche in altri contesti. È proprio questo uno dei principali problemi evidenziati dagli esperti di gestione della fauna selvatica.

Un animale abituato a cercare cibo vicino alle persone può diventare più difficile da gestire e, in determinate circostanze, essere considerato una minaccia per la sicurezza pubblica. Il rischio è quindi quello di creare una situazione nella quale gli orsi vengono prima attirati attraverso il cibo e successivamente esposti a ulteriori pericoli proprio a causa dei comportamenti appresi.

Per le associazioni animaliste, questa possibilità rappresenta un motivo importante per limitare l’impiego delle esche. La controversia sulla caccia agli orsi in Alaska non è nuova. Negli ultimi anni, le regole federali sono state modificate più volte, seguendo orientamenti differenti delle amministrazioni presidenziali.

Durante la presidenza di Barack Obama erano state introdotte restrizioni su alcune pratiche venatorie considerate particolarmente controverse. Nel suo primo mandato, Donald Trump aveva eliminato parte di quelle limitazioni, provocando una lunga disputa con le organizzazioni ambientaliste.

Successivamente, anche attraverso controversie giudiziarie, alcune restrizioni erano state ripristinate. Nel 2024, l’amministrazione Biden aveva nuovamente limitato l’impiego delle esche alimentari, richiamando le preoccupazioni relative alla conservazione della fauna e alla sicurezza dei visitatori.

Con il nuovo provvedimento, l’amministrazione Trump torna sulla questione e cancella le limitazioni introdotte dal precedente governo. La decisione riapre così uno scontro che coinvolge non soltanto la caccia, ma anche il ruolo delle autorità federali nella protezione degli ecosistemi naturali.

L’amministrazione Trump sostiene che il provvedimento permetterà agli abitanti dell’Alaska di avere maggiore voce nelle decisioni riguardanti il proprio territorio. Doug Burgum, segretario agli Interni degli Stati Uniti, ha difeso la modifica normativa presentandola come un ritorno a un sistema di gestione più vicino alle esigenze delle comunità locali.

Secondo Burgum, la nuova impostazione consentirà ai residenti di partecipare maggiormente alle scelte relative alle terre, agli animali selvatici e alle tradizioni locali. La decisione si inserisce nella strategia dell’amministrazione Trump volta a ridurre alcune restrizioni federali in Alaska.

Il riferimento politico è l’ordine esecutivo denominato Unleashing Alaska’s Extraordinary Resource Potential, attraverso il quale il presidente ha promosso una maggiore valorizzazione delle risorse del territorio. Le associazioni ambientaliste contestano tuttavia l’idea che il richiamo alle tradizioni locali possa giustificare qualsiasi modalità di caccia.

Secondo gli oppositori, la gestione degli animali selvatici dovrebbe basarsi soprattutto su valutazioni scientifiche, criteri di conservazione e misure capaci di garantire la sicurezza pubblica. L’utilizzo delle esche alimentari rappresenta soltanto uno degli aspetti più discussi della gestione venatoria in Alaska.

Negli ultimi anni, diverse pratiche hanno suscitato le proteste delle organizzazioni animaliste. Tra queste figurano alcune modalità di caccia che prevedono l’impiego di mezzi motorizzati, l’abbattimento di animali particolarmente vulnerabili e l’utilizzo di strumenti capaci di facilitare l’individuazione delle prede.

Nel dibattito sulle normative dell’Alaska sono state citate anche pratiche riguardanti l’uccisione di cuccioli di lupo nelle tane, la caccia ai caribù mentre attraversano corsi d’acqua e l’impiego di luci artificiali per individuare gli orsi nei loro rifugi.

Non tutte queste pratiche sono consentite nelle medesime aree o alle stesse condizioni, ma il loro inserimento nelle controversie legislative ha contribuito ad alimentare un confronto particolarmente acceso. Per le organizzazioni impegnate nella tutela della fauna, il problema riguarda il confine tra attività venatoria e rispetto degli animali selvatici.

L’Alaska non è l’unico territorio degli Stati Uniti nel quale vengono utilizzate esche alimentari durante la caccia agli orsi. Diverse altre amministrazioni statali consentono questa pratica, seppure con regole e limitazioni differenti. In alcuni territori sono previste restrizioni sugli alimenti utilizzabili, sulle distanze dalle abitazioni e sulle modalità di collocazione delle esche.

In altri, invece, l’impiego di cibo per attirare gli animali è vietato o sottoposto a controlli più severi. La questione rimane particolarmente controversa perché coinvolge due visioni differenti della gestione della fauna.

Da una parte, chi considera la caccia uno strumento di gestione delle popolazioni animali e una tradizione da preservare. Dall’altra, chi ritiene che determinate tecniche provochino sofferenze evitabili e compromettano il comportamento naturale degli animali.

Un altro elemento centrale della controversia riguarda la competenza delle autorità nella gestione dei territori federali. Sebbene il governo americano sostenga la necessità di attribuire maggiore autonomia all’Alaska, le aree interessate dal provvedimento appartengono al sistema delle terre federali degli Stati Uniti.

Secondo Nicholas Arrivo, il Congresso ha attribuito al governo federale specifiche responsabilità nella gestione di questi territori proprio per garantire la conservazione della fauna e degli ecosistemi. Il legale ha espresso dubbi sulla compatibilità della nuova disposizione con gli obiettivi di tutela ambientale.

Ha inoltre sollevato interrogativi sulla procedura utilizzata per eliminare le restrizioni del 2024, che erano state adottate dopo valutazioni riguardanti anche gli effetti della caccia sugli animali. Al momento, sulla base delle informazioni disponibili nella notizia, non risulta una decisione definitiva sull’avvio di una nuova azione giudiziaria.

La possibilità di ulteriori ricorsi rimane comunque uno degli elementi che potrebbero influenzare il futuro della normativa. L’Alaska ospita alcune delle popolazioni di orsi più importanti del Nord America.

I suoi vasti territori naturali rappresentano habitat fondamentali per questi grandi mammiferi, che svolgono un ruolo significativo nell’equilibrio degli ecosistemi. La presenza degli orsi contribuisce infatti a numerosi processi ecologici, dalla dispersione dei semi al trasferimento di nutrienti negli ambienti naturali.

La loro conservazione non riguarda quindi soltanto la sopravvivenza delle singole popolazioni, ma anche la salute complessiva degli habitat in cui vivono.

La decisione di Trump lascia perplesse moltissime persone, oltre alle associazioni animaliste- amoreaquattrozampe.it

Il ritorno delle esche alimentari nella caccia sportiva riporta al centro dell’attenzione una questione fondamentale: fino a che punto è accettabile modificare il comportamento degli animali selvatici per facilitarne l’abbattimento.

Per gli ambientalisti, attirare deliberatamente un orso attraverso il cibo significa sfruttare uno dei suoi bisogni più naturali, quello di alimentarsi, trasformandolo in un elemento di vulnerabilità.

Per il governo americano, invece, la nuova disposizione rappresenta una scelta di gestione territoriale e di maggiore autonomia per le comunità locali. Con l’entrata in vigore prevista per metà novembre, la controversia è destinata a rimanere aperta.

Al centro del confronto ci sono gli orsi dell’Alaska, animali simbolo della natura selvaggia americana, e la necessità di trovare un equilibrio tra attività umane, conservazione della biodiversità e rispetto della fauna.

Una questione che supera i confini degli Stati Uniti e invita a riflettere sul rapporto tra l’essere umano e gli animali che popolano gli ultimi grandi territori selvaggi del pianeta.