Cani addestrati contro i manifestanti: animali usati (ancora una volta) come un’arma

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Una proposta di legge prevede l’impiego di cani delle unità cinofile contro i manifestanti violenti. L’ENPA denuncia i rischi per gli animali e la loro sicurezza.

L’impiego dei cani nelle operazioni di ordine pubblico torna al centro del dibattito politico e della tutela degli animali. Una proposta di legge presentata alla Camera, che vede come primo firmatario il deputato Edoardo Ziello ed è sostenuta da Roberto Vannacci, prevede la possibilità di utilizzare unità cinofile specializzate per contenere gruppi di manifestanti violenti.

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Un’iniziativa che ha suscitato la dura reazione dell’ENPA, l‘Ente Nazionale Protezione Animali, preoccupato per le conseguenze che un simile impiego potrebbe avere sul benessere psicofisico dei cani.

Cani poliziotto contro i manifestanti, la proposta di legge scatena le proteste dell’ENPA: «Gli animali non sono strumenti di repressione»

La questione emerge in un periodo caratterizzato da forti tensioni sociali, proteste e manifestazioni in diverse città italiane. Ma al di là del confronto politico, il tema solleva un interrogativo fondamentale: è giusto coinvolgere gli animali in situazioni potenzialmente violente, esponendoli a paura, stress e pericoli?

Cani poliziotto contro i manifestanti, la proposta di legge scatena le proteste dell’ENPA: «Gli animali non sono strumenti di repressione»- amoreaquattrozampe.it

La proposta, inserita nel più ampio dibattito sulle misure di sicurezza e sulla gestione delle manifestazioni pubbliche, punta ad ampliare gli strumenti a disposizione delle autorità per affrontare episodi di violenza durante le proteste.

In particolare, il testo propone di autorizzare le Prefetture a impiegare unità cinofile specializzate come strumenti di:

  • Sbarramento e controllo degli accessi.

  • Dissuasione psicologica nei confronti dei manifestanti violenti.

  • Interdizione di determinate aree.

  • Contenimento di gruppi coinvolti in disordini.

Una prospettiva che, secondo le associazioni animaliste, rischierebbe di trasformare i cani da preziosi collaboratori delle forze dell’ordine a strumenti di intimidazione. Il punto centrale della controversia non riguarda soltanto la sicurezza delle persone, ma anche la protezione degli animali impiegati in contesti estremamente difficili e imprevedibili.

La reazione dell’ENPA è stata particolarmente severa. L’associazione ha contestato l’idea di utilizzare i cani per esercitare pressione psicologica sulle persone durante le manifestazioni, richiamando anche alcuni dei periodi più drammatici della storia europea, nei quali gli animali venivano impiegati come strumenti di intimidazione e repressione.

Secondo l’ente animalista, una simile scelta rappresenterebbe un passo indietro nella considerazione del cane come essere vivente dotato di sensibilità, emozioni e bisogni specifici. L’ENPA sottolinea inoltre che l’impiego degli animali in situazioni di forte tensione potrebbe risultare controproducente anche rispetto agli obiettivi di sicurezza dichiarati.

Un cane, infatti, non è uno strumento meccanico capace di reagire sempre nello stesso modo. Anche quando è altamente addestrato, rimane un essere vivente che può provare paura, agitazione e stress. Uno degli aspetti più importanti evidenziati dall’ENPA riguarda il comportamento animale e le conseguenze dell’esposizione a situazioni caratterizzate da un elevato sovraccarico sensoriale.

Durante una manifestazione particolarmente agitata, un cane potrebbe trovarsi improvvisamente circondato da urla, esplosioni di petardi, sirene, fumogeni, lacrimogeni e movimenti incontrollati della folla. Tutti elementi potenzialmente capaci di provocare una risposta di stress.

I cani possiedono un udito molto sensibile e percepiscono l’ambiente attraverso stimoli olfattivi e sonori che possono essere particolarmente intensi in contesti caotici. L’esposizione a rumori improvvisi e a situazioni minacciose può determinare reazioni di paura, tentativi di fuga, agitazione o comportamenti difensivi.

L’addestramento specifico può migliorare la capacità di affrontare determinate situazioni, ma non elimina completamente il rischio di reazioni impreviste. Proprio per questo, secondo l’ENPA, l’utilizzo dei cani per contenere manifestanti violenti potrebbe mettere in pericolo non soltanto gli animali, ma anche i cittadini e gli stessi operatori delle forze dell’ordine.

I cani delle unità cinofile svolgono già numerose attività di grande importanza al fianco delle forze dell’ordine. Dalla ricerca di persone scomparse all’individuazione di sostanze stupefacenti ed esplosivi, fino alle operazioni di soccorso, questi animali vengono preparati attraverso percorsi di addestramento specifici.

Il loro lavoro richiede competenze, collaborazione con il conduttore e un’attenta valutazione delle condizioni operative. Tuttavia, l’impiego in attività di ricerca o individuazione non può essere automaticamente equiparato all’utilizzo diretto in situazioni di scontro con gruppi di persone.

In quest’ultimo caso, infatti, possono aumentare i rischi di lesioni, esposizione a sostanze irritanti e condizioni di forte stress. La tutela del benessere animale dovrebbe quindi rappresentare un criterio essenziale nella valutazione di qualsiasi nuova modalità di impiego delle unità cinofile.

La controversia richiama anche un importante principio giuridico: la protezione degli animali prevista dall’ordinamento italiano. Con la riforma costituzionale del 2022, la tutela degli animali è entrata espressamente nell’articolo 9 della Costituzione. Il testo stabilisce:

«La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

Si tratta di un passaggio significativo, perché introduce nella Carta costituzionale un riferimento diretto alla protezione degli animali. È però necessaria una precisazione: l’articolo 9 non definisce espressamente gli animali come esseri senzienti.

Questa formulazione non è stata inserita nel testo definitivo della riforma, approvata con la legge costituzionale n. 1 dell’11 febbraio 2022. Ciò non significa, tuttavia, che il riconoscimento della senzienza animale sia assente dal quadro giuridico applicabile in Italia.

Il riconoscimento degli animali come esseri senzienti è presente nell’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

La disposizione stabilisce che l’Unione europea e gli Stati membri, nella formulazione e nell’attuazione di determinate politiche, devono tenere pienamente conto delle esigenze di benessere degli animali proprio in quanto esseri senzienti.

Il principio riconosce quindi la capacità degli animali di provare sensazioni ed esperienze soggettive, comprese quelle legate al dolore e alla paura.

L’articolo 13 riguarda specifici settori delle politiche europee e non disciplina direttamente l’impiego dei cani nelle manifestazioni. Rappresenta comunque un riferimento importante nel riconoscimento giuridico della sensibilità animale.

La discussione sulle unità cinofile richiama dunque la necessità di considerare il benessere degli animali anche nelle decisioni che riguardano la sicurezza pubblica.

Il dibattito sulla proposta di legge mette in evidenza due esigenze che devono essere attentamente valutate: garantire la sicurezza durante le manifestazioni e tutelare gli animali coinvolti nelle attività delle forze dell’ordine.

La presenza di cani addestrati può essere utile in numerosi ambiti operativi, ma ogni impiego dovrebbe essere valutato in relazione alle caratteristiche dell’animale, alle condizioni ambientali e ai rischi prevedibili. Le critiche dell’ENPA si concentrano proprio sull’eventualità che i cani vengano utilizzati non soltanto per attività specialistiche, ma anche come mezzi di pressione psicologica e contenimento fisico delle folle.

Cosa dice l’Enpa di questa proposta di legge- amoreaquattrozampe.it

Una distinzione importante, perché il rispetto degli animali non dovrebbe dipendere esclusivamente dall’utilità che possono avere per gli esseri umani. La proposta sostenuta da Roberto Vannacci e presentata dal deputato Edoardo Ziello apre una discussione che va oltre le contrapposizioni politiche.

Al centro c’è il ruolo che gli animali possono e devono avere nelle attività umane, soprattutto quando queste comportano rischi elevati. I cani delle unità cinofile sono collaboratori preziosi, capaci di svolgere compiti complessi grazie a un addestramento specializzato e al rapporto di fiducia costruito con i propri conduttori.

Proprio per questo, la loro sicurezza e il loro benessere meritano particolare attenzione.L’appello dell’ENPA invita le istituzioni a valutare le conseguenze di qualsiasi proposta che preveda l’impiego di animali in situazioni di tensione e potenziale violenza.

Proteggere la sicurezza pubblica e rispettare il benessere animale non dovrebbero essere obiettivi contrapposti. Il vero punto della discussione è individuare modalità operative che non espongano inutilmente i cani a sofferenze, pericoli o condizioni di stress evitabili.