Un grande squalo mako di circa 2,5 metri è rimasto accidentalmente all’amo al largo di Livorno. Dopo quasi un’ora è riuscito a liberarsi e a tornare in mare aperto.
Un incontro decisamente fuori dal comune quello avvenuto nelle acque al largo di Livorno, dove un grande squalo mako lungo circa 2,5 metri è rimasto accidentalmente all’amo durante una battuta di pesca. Dopo quasi un’ora di resistenza, il predatore è riuscito a liberarsi da solo e a riprendere il largo.

L’episodio si è verificato a circa un miglio a sud delle Secche della Meloria e a circa quattro miglia dalla costa. Dall’altra parte della lenza si trovava Marco Volpi, pluricampione mondiale di pesca sportiva, impegnato in una battuta di pesca a traina alle ricciole.
Squalo mako di 2,5 metri abbocca all’amo al largo di Livorno e riesce a liberarsi
Secondo le stime, lo squalo era una femmina dal peso compreso tra 110 e 120 chili. L’animale avrebbe abboccato a un tonno vivo utilizzato come esca. Una volta compreso di avere all’amo uno squalo di notevoli dimensioni, Volpi avrebbe cercato di portarlo gradualmente vicino all’imbarcazione con l’intenzione di liberarlo nel più breve tempo possibile.

L’operazione, però, si è rivelata complicata. Il mako ha continuato a opporre resistenza per quasi un’ora, fino a quando un potente colpo di coda ha provocato la rottura del finale della lenza. A quel punto lo squalo è riuscito ad allontanarsi e a tornare nelle acque del mare aperto.
Il pescatore aveva preparato anche un coltello per tagliare la lenza il più vicino possibile alla bocca dell’animale, limitando così la quantità di filo che sarebbe potuta rimanere attaccata allo squalo. Il mako, tuttavia, si è liberato prima che fosse possibile intervenire. Secondo quanto riferito da Volpi, l’amo utilizzato era biodegradabile e dovrebbe quindi deteriorarsi progressivamente con il trascorrere del tempo.
La presenza di ami e lenze rappresenta comunque un problema delicato per gli animali marini. In caso di catture accidentali, ridurre il più possibile i tempi di combattimento e la quantità di materiale che rimane attaccato all’animale può contribuire a limitarne stress e possibili conseguenze.
Lo squalo mako, nome scientifico Isurus oxyrinchus, è un predatore pelagico caratterizzato da un corpo estremamente affusolato e da un muso appuntito. Appartiene alla famiglia Lamnidae, la stessa del grande squalo bianco, e possiede caratteristiche anatomiche che gli consentono di essere uno dei più rapidi nuotatori tra gli squali.
È famoso anche per i suoi spettacolari salti fuori dall’acqua, soprattutto quando insegue una preda o tenta di liberarsi da una lenza. La sua dieta è composta prevalentemente da pesci e cefalopodi e, trattandosi di una specie pelagica, trascorre buona parte della propria vita in mare aperto.
Nonostante le sue dimensioni e la reputazione di grande predatore, gli incontri tra mako ed esseri umani restano poco frequenti. Lo squalo può avvicinarsi alle imbarcazioni quando viene attirato dalla presenza di pesci, esche o altre potenziali fonti di cibo, ma normalmente conduce la propria esistenza lontano dalle coste e tende a mantenere le distanze dalle persone.
Nel Mediterraneo la sua presenza è conosciuta da tempo, anche se osservare direttamente uno di questi animali rimane un evento particolare. L’episodio avvenuto davanti a Livorno si aggiunge ad altri incontri documentati negli ultimi anni lungo le coste italiane.
Nel giugno 2025 un giovane mako lungo circa 1,2 metri era stato accidentalmente allamato al largo di Marina di Pisa, riuscendo successivamente a liberarsi mordendo la lenza. Un mese più tardi, un altro giovane esemplare di dimensioni simili era finito nelle reti di un peschereccio davanti a Deiva Marina, in Liguria, prima di essere liberato.
Nell’agosto dello stesso anno un altro mako era stato accidentalmente catturato all’amo al largo di Porto Cesareo, in Puglia, riuscendo anche in quel caso a liberarsi. Più recentemente è stato segnalato anche un episodio che ha coinvolto un mako e un’imbarcazione nelle acque al largo di Gallipoli.
La maggiore frequenza con cui vengono diffuse immagini e video di squali nelle acque italiane potrebbe far pensare a un aumento significativo della loro presenza. Tuttavia, il numero di segnalazioni pubblicate online non coincide necessariamente con un incremento della popolazione.
Smartphone, videocamere e social network permettono oggi di documentare praticamente in tempo reale incontri che in passato sarebbero probabilmente rimasti conosciuti soltanto dai pescatori e da poche altre persone.
Per questo motivo un aumento delle segnalazioni non può essere considerato, da solo, una prova di una crescita del numero di mako presenti nel Mediterraneo. La situazione dello squalo mako resta particolarmente delicata. La specie è infatti sottoposta a una forte pressione legata soprattutto alle attività di pesca, comprese le catture accidentali.

Proprio gli episodi come quello avvenuto davanti a Livorno ricordano quanto sia importante limitare il più possibile le conseguenze del cosiddetto bycatch, ovvero la cattura involontaria di animali che non rappresentano la specie bersaglio di una determinata attività di pesca.
Per un grande predatore marino rimanere a lungo attaccato a una lenza può significare un notevole dispendio di energie e un forte stress fisico. Anche ciò che rimane attaccato al corpo dopo la liberazione può rappresentare un rischio.
Il grande mako incontrato al largo di Livorno è riuscito fortunatamente a spezzare il finale e a riprendere il largo. Un incontro spettacolare, ma anche un’occasione per ricordare quanto questi grandi predatori siano parte preziosa e vulnerabile degli ecosistemi marini del Mediterraneo.