Festeggiare la festività ma in modo consapevole: analizziamo tutte le colombe di Pasqua delle maggiori aziende che finiscono sulle nostre tavole.
Le festività sono sempre l’occasione giusta per stare insieme in famiglia o con gli amici, e in queste circostanze il cibo occupa una posizione predominante, soprattutto se si tratta di dolci. Infatti in questo periodo è usuale acquistare e consumare colombe di Pasqua delle maggiori aziende, che finiscono spesso alla fine dei nostri pasti ma di cui magari non conosciamo né caratteristiche né provenienza. Ecco cosa bisognerebbe sapere su ciascuna di esse.
Uno degli ingredienti per la creazione di questo dolce, che viene sfornato anche in quantità industriali nelle maggiori aziende italiane, è costituito proprio dalle uova delle nostre galline. Gli allevamenti nostrani contano all’incirca 40mila esemplari, così come accade in Francia, Spagna e Germania. Ma come vivono queste galline?
Già in passato ci siamo occupati degli allevamenti domestici di galline ovaiole ma forse non tutti sanno che questi uccelli che non volano (infatti ci si chiede spesso perché le galline non possono volare) sono ancora in parte allevate con metodi lesivi della loro dignità e del loro benessere. Sebbene la percentuale maggiore di esse sia allevata con sistemi biologici, ancora il 35% viene tenuto nelle gabbie.
Solo in alcuni stati, come Germania e Austria, il metodo della gabbia è stato del tutto eliminato: ciò dimostra che, volendo, si potrebbero adottare solo metodi alternativi. Ma cosa significa tenere una gallina in gabbia? Che l’uccello non è libero di razzolare e vive spesso in condizioni igieniche precarie, che aumentano il rischio di malattie e infezioni, dato il pochissimo spazio a disposizione.
Poiché non ci sofferma abbastanza sulla provenienza delle uova utilizzate per la produzione delle colombe industriali, l’organizzazione No-Profit Essere Animali ha ben pensato di indagare nelle maggiori industrie che si occupano della creazione del dolce. I risultati di questa ricerca sono alquanto confortanti, poiché pare che 5 aziende su 8 utilizzino uova da galline allevate con sistemi biologici o alternativi, una si equiparerà alle altre entro quest’anno, mentre solo due devono ancora adeguarsi al sistema che non prevede la gabbia.
Ciò significa che ci si sta uniformando sul modello di allevamento che non prevede sofferenze per le galline ovaiole, ma ancora non siamo arrivati a un risultato pieno. Ma quali sono le aziende che hanno adottato sistemi biologici e quali quelle che ancora faticano ad uniformarsi alla maggioranza? Ecco tutti i nomi e i numeri.
Tra i nomi di spicco delle nostre industrie italiane che sfornano ogni anno migliaia di colombe di Pasqua, vi sono:
Per la sezione Tre Marie Ricorrenze, del gruppo Galbusera, la produzione dolciaria si è impegnata a non utilizzare galline allevate in gabbia, ma solo uova di galline di terra.
Già dal 2021 questa azienda dolciaria si impegna a non utilizzare uova di galline di gabbia, ma esclusivamente allevate a terra.
La politica pubblica di questa azienda non prevede l’utilizzo di uova che non siano di galline allevate a terra o con metodi uniformi alle regole condivise. Ciò vale per tutti i suoi prodotti, compresi quelli pasquali naturalmente.
Sebbene l’industria dolciaria si dichiari apertamente ‘pro’ l’allevamento di galline a terra, in realtà la lista dei suoi ingredienti appare ancora ‘misteriosa’. Pare che volutamente non sia specificata la provenienza delle stesse uova.
Secondo la politica aperta e l’impegno politico assunto, tutti i prodotti di questa azienda dolciaria non sono fatti da uova derivanti da allevamenti in gabbia.
Ma allora quali sono le aziende che ancora non si sono uniformate o non hanno alcuna intenzione di uniformarsi alle regole del buonsenso, che prevedono appunto condizioni dignitose per le galline ovaiole? Si tratta di aziende molto importanti e influenti nel panorama economico, quali:
Di queste solo la prima pare abbia deciso di uniformarsi alle aziende citate prima entro un termine definito: la Pasqua del 2026. Invece la Bauli, che da sola copre un terzo delle quote di mercato della produzione di colombe pasquali in Italia, utilizza ancora uova di galline ovaiole allevate in gabbia; fanno eccezione solo i croissant, che pare siano l’unico prodotto che utilizza uova allevate a terra.
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La Melegatti, allo stesso modo, alleva galline da terra solo per i suoi croissant (quelli a marchio proprio). Ma ci si auspica un impegno che ‘estenda’ l’uso di tali prodotti a tutte le produzioni dolciarie dell’azienda, comprese le colombe di Pasqua naturalmente.
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