Cuccioli di balena trovati morti, cresce la preoccupazione: gli esperti indagano su una misteriosa moria

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Preoccupazione nella Penisola di Valdés, in Argentina, per la morte di diversi cuccioli di balena franca australe. Gli esperti indagano sulle possibili cause.

Le coste della Penisola di Valdés, in Argentina, sono nuovamente sotto osservazione dopo il ritrovamento di diversi esemplari senza vita di balena franca australe. A destare particolare attenzione è la mortalità registrata tra i cuccioli durante la stagione 2026 nella provincia di Chubut, una delle aree più importanti al mondo per la presenza e la riproduzione di questi grandi cetacei.

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Gli esperti hanno avviato immediatamente le indagini per cercare di comprendere cosa stia accadendo. Il Programma di Monitoraggio Sanitario, con il supporto di istituzioni scientifiche e organizzazioni impegnate nella conservazione delle balene, sta effettuando necropsie, prelievi e analisi sui corpi degli animali recuperati.

Balene franche australi morte in Argentina, preoccupazione per i cuccioli trovati senza vita

Le prime analisi avrebbero rilevato la presenza di un batterio associato all’erisipela, una patologia che può interessare anche gli animali marini e che, in determinate circostanze, può provocare lesioni cutanee e forme di setticemia nei cetacei.

Balene franche australi morte in Argentina, preoccupazione per i cuccioli trovati senza vita- amoreaquattrozampe.it

La presenza del microrganismo, tuttavia, non permette ancora di stabilire con certezza che sia questa la causa della morte dei giovani esemplari.

Lo specialista Víctor Fratto ha invitato alla prudenza, sottolineando come l’isolamento del batterio rappresenti al momento soltanto un’ipotesi diagnostica da approfondire. Il microrganismo può infatti essere presente naturalmente nell’ambiente marino e venire a contatto con diverse specie attraverso pesci e crostacei.

Gli studiosi dovranno quindi comprendere se esista effettivamente una relazione tra la sua presenza e la mortalità osservata tra i cuccioli.

La vicenda ha inevitabilmente attirato l’attenzione anche sui social, dove hanno iniziato a circolare cifre e confronti con le stagioni precedenti. Gli esperti ricordano però che i dati disponibili per il 2026 sono ancora parziali e devono essere verificati attentamente.

Secondo Fratto, inoltre, i gruppi di balene che frequentano il Golfo di San José possono essere interessati da naturali rotazioni. Per questo motivo confrontare direttamente il numero degli esemplari presenti con quello registrato negli anni precedenti potrebbe portare a conclusioni premature.

Anche il conteggio degli animali trovati morti deve essere effettuato con attenzione per evitare eventuali duplicazioni.

Un altro elemento importante riguarda le possibili responsabilità legate alle attività dell’uomo. Sulla base delle informazioni preliminari disponibili, al momento non sarebbe stato individuato un collegamento tra i decessi e attività antropiche o forme di inquinamento industriale.

Le indagini restano comunque aperte e soltanto il completamento degli esami potrà fornire indicazioni più precise.

Gli studiosi stanno cercando di capire che cosa succede alle balene- amoreaquattrozampe.it

Le autorità raccomandano a cittadini e turisti di non avvicinarsi e di non intervenire autonomamente quando viene individuato un cetaceo spiaggiato, vivo o morto. È fondamentale segnalare l’avvistamento attraverso i canali ufficiali e lasciare spazio al personale specializzato.

Biologi, veterinari, ranger e ricercatori stanno continuando a monitorare la situazione. Capire le ragioni della mortalità dei cuccioli sarà fondamentale non soltanto per chiarire quanto sta accadendo nella stagione 2026, ma anche per proteggere nel lungo periodo la balena franca australe e lo straordinario patrimonio naturale della Patagonia.