Dego, oltre 30 cani nella “casa horror”: le volontarie chiedevano aiuto, poi il sequestro

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DEGO (SAVONA) – «Se non c’eri tu, i cani rimanevano lì». Sono le parole che Greta, una delle volontarie presenti sul posto, mi ha rivolto al termine di una giornata che difficilmente dimenticherò.

Ieri sono arrivato a Dego, nell’entroterra savonese, dopo essere stato contattato da alcune volontarie della zona per una situazione che mi era stata descritta come gravissima: decine di cani detenuti all’interno di un’abitazione in condizioni estremamente precarie.

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Non ero dunque arrivato lì per caso. Ero stato chiamato perché chi vive sul territorio e da tempo cercava di aiutare quegli animali sosteneva di non essere riuscito a ottenere dalle istituzioni una soluzione definitiva. Quando sono arrivato sul posto, quello che mi sono trovato davanti mi ha profondamente colpito.

All’interno della proprietà erano presenti decine di cani, molti di piccola taglia e diversi cuccioli. Una situazione che, per le condizioni nelle quali si trovavano gli animali e per il contesto igienico in cui erano detenuti, ritenevo richiedesse un intervento immediato delle autorità.

C’era disordine ovunque, cumuli di rifiuti, vestiti sporchi accatastati uno sopra l’altro. I cani abbaiavano ininterrottamente, erano visibilmente malati. Uno con evidente deficit, cadeva continuamente a terra e girava sempre su se stesso. Ad ogni abbaio un cane veniva aggredito e rincorso dagli altri.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della locale stazione, i Carabinieri Forestali, il personale veterinario dell’Asl 2, ambulanze veterinarie e volontari. Al termine delle verifiche, oltre trenta cani sono stati portati via e sottoposti a sequestro penale.

Laura: «Avevo chiesto aiuto più volte»

È però quello che mi è stato raccontato dalle volontarie a rendere questa vicenda ancora più inquietante e a imporre, a mio avviso, ulteriori approfondimenti. Laura, volontaria della zona, mi ha riferito di avere chiesto più volte aiuto al Comune e all’Asl per quella situazione e di essere rimasta, secondo il suo racconto, inascoltata.

Nessuno sembrava intervenire o interessarsi- amoreaquattrozampe.it

È una circostanza importante che merita di essere verificata perchè se esistono segnalazioni, comunicazioni o richieste d’intervento precedenti, bisognerà stabilire quando siano state trasmesse, chi le abbia ricevute e soprattutto quale seguito sia stato dato.

Perché quando davanti ai nostri occhi sono cominciati a uscire i cani da quella casa, ho visto Laura scoppiare in lacrime. Non era una scena costruita per una telecamera.

Era la reazione di una donna che aveva cercato aiuto per quegli animali e che finalmente li vedeva uscire da quel luogo per essere presi in carico dalle autorità. Quelle lacrime, probabilmente, raccontano questa storia meglio di tante parole.

«Se non c’eri tu, rimanevano lì»

Poi c’è Greta, un’altra volontaria presente durante l’intervento. A un certo punto mi ha guardato e mi ha detto una frase che mi è rimasta impressa: «Se non c’eri tu, i cani rimanevano lì». È una frase pesante.

E proprio per questo non voglio utilizzarla per attribuirmi meriti che appartengono innanzitutto alle persone che sul territorio hanno continuato a battersi per quegli animali. Io sono arrivato da Roma dopo la loro richiesta di aiuto. Ho messo a disposizione quello che posso mettere a disposizione: la mia presenza, il mio lavoro, la mia popolarità e la possibilità di documentare pubblicamente ciò che stava accadendo con la determinazione nel chiedere l’intervento delle autorità.

Ma prima di me c’erano loro. C’erano le volontarie che più volte avevano sollecitato chi di dovere ad intervenire. Così come i vicini di casa, che hanno voluto ringraziarmi. Anche loro esasperati dalla puzza e dall’aggressività dell’uomo, che probabilmente va aiutato.

Ed è proprio per questo che oggi non possiamo limitarci a dire: “I cani sono stati sequestrati, problema risolto”. No. Adesso bisogna capire cosa sia successo prima.

Chi sapeva? E da quanto tempo?

Se quanto riferito dalle volontarie troverà conferma nelle precedenti segnalazioni, la domanda diventerà inevitabile: perché quegli animali erano ancora lì?

Se il Comune era stato interessato, cosa è stato fatto? Se l’Asl aveva ricevuto richieste di intervento, quali verifiche sono state effettuate? E se erano già avvenuti sopralluoghi o controlli, quali condizioni erano state riscontrate e quali prescrizioni eventualmente impartite?

Non intendo anticipare responsabilità che devono essere accertate dagli organi competenti. Ma ritengo doveroso porre queste domande.

Perché il compito di un giornalista non può esaurirsi nel raccontare il sequestro di oltre trenta cani. Bisogna provare a ricostruire come si sia potuti arrivare fino a quel punto.

Quei cani oggi sono fuori

Alla fine della giornata rimane però un’immagine. Le autorità che portano via, uno dopo l’altro, i cani da quella proprietà. Laura che li guarda uscire e scoppia a piangere. Greta che mi dice: «Se non c’eri tu, rimanevano lì».

Quei cani oggi sono fuori- amoreaquattrozampe.it

E io che penso ancora una volta a quante segnalazioni ricevo ogni giorno da cittadini e volontari che mi dicono sempre la stessa cosa: “Enrico, abbiamo già chiesto aiuto. Non sappiamo più a chi rivolgerci”. È una frase che sento troppo spesso.

A Dego, questa volta, sono riuscito ad arrivare in tempo, ma io non posso essere sempre ovunque per sostituirmi a chi è pagato per far rispettare le leggi a tutela degli animali.

E le lacrime di Laura ci fanno probabilmente capire che il fallimento delle Istituzioni è sotto gli occhi di tutti.

di Enrico Rizzi