A Brusasco, nel Torinese, due cani sono stati sequestrati dopo una segnalazione. Stop Animal Crimes Italia denuncia condizioni di degrado e chiede chiarimenti sulla loro sorte.
Due cani sarebbero stati tenuti tra feci, rifiuti e strutture fatiscenti all’interno di un orto situato alla periferia di Brusasco, in provincia di Torino. A denunciare la vicenda è Stop Animal Crimes Italia, associazione animalista e ambientalista nazionale che, in una nota diffusa il 14 settembre, ha ricostruito l’intervento compiuto dalle proprie guardie zoofile.

Il controllo sarebbe scattato in seguito a una segnalazione. Una volta arrivate sul posto, le guardie del Servizio di Vigilanza Zoofila Nazionale avrebbero riscontrato una situazione particolarmente preoccupante. Oltre ai due cani, sarebbero state trovate alcune pecore descritte come magre e non regolarmente denunciate.
Brusasco, due cani sequestrati tra degrado e rifiuti: la denuncia di Stop Animal Crimes Italia
Le circostanze riportate rappresentano la versione fornita dall’associazione e dovranno essere verificate dalle autorità competenti nell’ambito del procedimento. Dopo aver esaminato le condizioni in cui si trovavano gli animali, gli investigatori zoofili hanno disposto il sequestro dei due cani nell’ambito di un procedimento per il presunto reato di maltrattamento di animali.

Secondo quanto riferito da Stop Animal Crimes Italia, il proprietario, un uomo di 76 anni, avrebbe reagito minacciando di impugnare un forcone qualora le guardie avessero portato via gli animali. La presunta condotta avrebbe determinato una seconda denuncia per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale.
Gli atti sono stati successivamente trasmessi alla Procura di Ivrea, alla quale è stata richiesta la convalida del sequestro ai sensi dell’articolo 355 del Codice di procedura penale. L’associazione avrebbe inoltre comunicato la propria disponibilità ad assumere gratuitamente la custodia degli animali, chiedendo un mandato che consentisse di procedere al loro trasferimento in condizioni di sicurezza.
Il punto centrale della denuncia riguarda ciò che sarebbe accaduto dopo il sequestro. Stop Animal Crimes Italia sostiene di non aver ricevuto risposta alla richiesta di affidamento e di non essere stata successivamente coinvolta negli accertamenti legati al procedimento.
Secondo l’associazione, i due cani sarebbero rimasti per quasi un mese nello stesso ricovero dal quale avrebbero dovuto essere prelevati. L’ente afferma inoltre di non conoscere la destinazione definitiva degli animali e di non sapere se questi possano essere rimasti nella disponibilità della persona denunciata.
Si tratta di interrogativi particolarmente delicati, soprattutto perché un sequestro dovrebbe avere come obiettivo immediato anche quello di proteggere gli animali da eventuali ulteriori condizioni di disagio o sofferenza.
Stop Animal Crimes Italia chiede quindi di conoscere lo stato di salute dei cani, il luogo in cui si trovano attualmente e le misure adottate per garantirne la sicurezza.
La vicenda, stando alla ricostruzione dell’associazione, non rappresenterebbe un episodio isolato. La situazione dell’orto e del suo utilizzatore sarebbe conosciuta da anni. Nel corso del tempo, il 76enne avrebbe realizzato alcune baracche abusive destinate ad animali da cortile e da reddito, utilizzando i cani per sorvegliare le strutture.
Le guardie zoofile riferiscono che nell’area sarebbero stati riscontrati anche accumuli di rifiuti e condizioni igieniche inadeguate. L’associazione sostiene di aver promosso, oltre al sequestro, anche un iter comunale finalizzato all’adozione di provvedimenti riguardanti il presunto abusivismo e l’abbandono dei rifiuti.
Secondo quanto comunicato all’ente dalla Polizia Locale di Brusasco, gli accertamenti sarebbero stati affidati ai Carabinieri Forestali. Stop Animal Crimes Italia afferma, inoltre, che sia i Forestali sia il servizio veterinario dell’Asl fossero a conoscenza da mesi della situazione.
Nello stesso orto e con riferimento alla medesima persona si sarebbe verificato un altro intervento circa due anni prima. In quella circostanza, un cane descritto come gravemente sofferente sarebbe stato prelevato e successivamente affidato a un’associazione.
Nonostante quel precedente, secondo Stop Animal Crimes Italia le condizioni generali dell’area non sarebbero cambiate in maniera sostanziale. Proprio questa circostanza alimenta le preoccupazioni dell’ente sulla possibilità che gli interventi compiuti fino a oggi non siano stati sufficienti a tutelare tutti gli animali presenti.
L’associazione ha chiesto un incontro con la procuratrice di Ivrea per discutere del procedimento e favorire una collaborazione più stretta tra l’autorità giudiziaria e le guardie zoofile.
Stop Animal Crimes Italia sottolinea che i propri operatori svolgono gratuitamente attività di vigilanza e contrasto ai reati contro gli animali, affrontando responsabilità e potenziali rischi personali durante controlli e sequestri.
L’ente, riconosciuto dal Ministero della Salute con decreto numero 3 del 4 maggio 2022 e iscritto al Registro unico nazionale del Terzo settore, rivendica anche la possibilità di occuparsi della custodia degli animali sottoposti a sequestro.
Nella nota viene inoltre espresso il timore che il procedimento possa essere archiviato. L’associazione evidenzia una presunta distanza tra alcune valutazioni formulate dai servizi veterinari e l’interpretazione della normativa sul maltrattamento animale che, a suo giudizio, emergerebbe dalla giurisprudenza.

Tra i precedenti richiamati figura anche la sentenza della Corte di Cassazione relativa al caso Green Hill. Rimane tuttavia compito esclusivo delle autorità giudiziarie valutare i fatti, le responsabilità individuali e l’eventuale rilevanza penale delle condotte contestate.
In attesa di risposte da parte delle istituzioni, Stop Animal Crimes Italia ha annunciato che proseguirà le proprie attività di vigilanza nell’Alto Canavese e nel Chivassese, continuando a segnalare presunte violazioni e situazioni potenzialmente pericolose per gli animali.
Il punto più urgente resta la sorte dei due cani. Occorre chiarire dove siano stati trasferiti, quali siano le loro condizioni di salute e se siano stati definitivamente allontanati dal contesto oggetto degli accertamenti.
Solo la conclusione delle indagini potrà stabilire con precisione quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità. Nel frattempo, l’associazione chiede che agli animali siano garantiti un luogo sicuro, cure adeguate e condizioni di vita rispettose delle loro necessità.