Un falco pellegrino è morto dopo essere stato colpito vicino Firenze, mentre un lodolaio e un gabbiano corso sono stati recuperati feriti nel Lazio. La LIPU torna a denunciare il bracconaggio.
Tre uccelli selvatici protetti colpiti da armi da fuoco nel giro di pochi giorni. Un falco pellegrino non è sopravvissuto alle ferite, mentre un lodolaio e un gabbiano corso sono stati recuperati ancora vivi e affidati alle cure dei centri specializzati.
Gli episodi, avvenuti tra Toscana e Lazio negli stessi giorni dell’apertura della stagione venatoria, hanno spinto la LIPU a lanciare un nuovo allarme sul bracconaggio e sulla necessità di rafforzare la tutela della fauna selvatica.
Il primo episodio è avvenuto a Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze. Venerdì 25 settembre i volontari della LIPU hanno soccorso un falco pellegrino (Falco peregrinus) gravemente ferito. Il rapace è stato trasferito in un Centro recupero animali selvatici, ma le lesioni riportate si sono rivelate troppo gravi e l’animale non è sopravvissuto.
Il falco pellegrino è uno dei rapaci più conosciuti e spettacolari. È presente anche in numerose città italiane, dove può scegliere edifici molto alti come luogo per nidificare. Si alimenta prevalentemente di altri uccelli e durante le sue impressionanti picchiate può raggiungere velocità superiori ai 300 chilometri orari.
In Italia è una specie protetta e, come gli altri rapaci, non rientra tra quelle che possono essere cacciate. Quasi contemporaneamente, nel Lazio, un altro rapace è stato soccorso dai volontari della LIPU di Ostia. Si tratta di un lodolaio (Falco subbuteo), recuperato lungo la via Ardeatina, nella zona del Divino Amore, a Roma. Gli accertamenti hanno evidenziato la presenza di diversi pallini e fratture provocate dalle schegge.
Secondo quanto riferito dalla LIPU, le ferite riscontrate sarebbero compatibili con quelle provocate da un colpo di arma da fuoco. Il lodolaio è un piccolo falco migratore particolarmente agile. Durante il volo riesce a catturare insetti e piccoli uccelli grazie alla sua velocità e alle sue notevoli capacità di manovra.
Anche questa specie è tutelata dalla normativa italiana. Il terzo episodio riguarda un gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii), recuperato sulla spiaggia di Furbara, nel territorio di Cerveteri, dai volontari della LIPU di Civitavecchia.
L’animale presentava un pallino di piombo nella zona della spalla e altre schegge nel corpo. Un particolare ha attirato inoltre l’attenzione dei volontari: il gabbiano porta un anello identificativo francese. Questo elemento potrebbe permettere di ricostruirne la provenienza e gli spostamenti prima del ferimento.
Il gabbiano corso è una specie tipica dell’area mediterranea ed è molto meno comune rispetto ad altre specie di gabbiani. Proprio per questo è oggetto di programmi di monitoraggio, ricerca e conservazione. Il lodolaio e il gabbiano corso, entrambi sopravvissuti al ferimento, sono stati trasferiti al Centro recupero fauna selvatica della LIPU di Roma.
Le loro condizioni sono state indicate come stabili, anche se rimangono delicate. Gli operatori dovranno quindi valutare l’evoluzione delle ferite e le possibilità di recupero dei due animali. L’obiettivo, quando le loro condizioni lo permetteranno, sarà consentire loro di tornare in natura.
La vicinanza temporale tra questi episodi e l’inizio della stagione venatoria ha suscitato forte preoccupazione nell’associazione. Il presidente della LIPU, Alessandro Polinori, ha sottolineato come, secondo l’associazione, l’avvio della stagione venatoria continui a essere accompagnato da un aumento degli episodi di bracconaggio.
La LIPU chiede quindi maggiori interventi per contrastare gli illeciti contro la fauna selvatica, insieme a controlli più efficaci sul territorio. Particolare preoccupazione riguarda gli episodi nei quali vengono colpiti rapaci e altre specie protette che non rientrano tra quelle cacciabili.
Gli episodi arrivano inoltre mentre prosegue il confronto politico sulla riforma della legge 157 del 1992, la principale normativa italiana sulla protezione della fauna selvatica e sull’attività venatoria. Il provvedimento, dopo il passaggio al Senato, è arrivato all’esame della Camera.
Tra i temi affrontati figurano la disciplina delle specie cacciabili e dei periodi di caccia, gli appostamenti fissi e le disposizioni relative alla cattura e all’utilizzo dei richiami vivi.
Le modifiche sono oggetto di un acceso confronto. Le associazioni ambientaliste, tra cui la LIPU, hanno espresso forti critiche e sostengono che alcune disposizioni potrebbero indebolire le tutele esistenti. Sul provvedimento sono state espresse osservazioni anche in ambito scientifico e istituzionale.
Per la LIPU, i tre uccelli colpiti rappresentano un nuovo segnale della necessità di mantenere alta l’attenzione sul bracconaggio. L’associazione chiede un rafforzamento dei controlli e degli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine, insieme a sanzioni efficaci nei confronti di chi commette reati contro gli animali selvatici.
La morte del falco pellegrino e il ferimento del lodolaio e del gabbiano corso riportano così al centro dell’attenzione un problema che riguarda direttamente la conservazione della biodiversità e la protezione di specie che, per legge, dovrebbero essere al riparo dall’attività venatoria.
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