Rogo doloso all’Oasi Argo provoca la morte di sei cani, rimasti intrappolati nelle fiamme. La tristezza della proprietaria: “Avete bruciato anni di sacrifici, ma non mi fermerete”.
L’Oasi Argo, rifugio collinare nei pressi del Lipuda che ospita oltre duecento cani, è stata quasi interamente distrutta da un incendio nel pomeriggio del 4 settembre. Il bilancio è drammatico: sei animali rimasti intrappolati nelle strutture colpite dal fuoco sono morti, mentre due veicoli utilizzati per il trasporto delle adozioni e una struttura di servizio in legno sono stati ridotti in cenere.
Gli elementi raccolti sul posto orientano le indagini verso la matrice dolosa. L’allarme è scattato tra le 15:30 e le 16:00. Al momento dell’innesco la responsabile del centro, Caterina Semerano, si era allontanata per raggiungere una farmacia. Al suo rientro le fiamme avevano già avvolto il settore centrale della struttura.
L’intervento dei Vigili del Fuoco ha impedito che il rogo si estendesse all’intero perimetro, consentendo la messa in sicurezza di gran parte degli animali presenti. Il fuoco ha raggiunto un modulo abitativo climatizzato adibito a infermeria. All’interno si trovavano sei cani con patologie neurologiche e disabilità motorie gravi, fattori che hanno impedito loro qualsiasi tentativo di fuga.
Tutti e sei sono deceduti per asfissia e per l’elevata temperatura raggiunta dal prefabbricato prima dell’arrivo dei soccorsi. Oltre alle perdite animali, i danni materiali compromettono l’operatività ordinaria del rifugio. Le fiamme hanno distrutto l’ufficio gestionale e due furgoni in dotazione all’associazione Adozioni Argo. I mezzi venivano impiegati quotidianamente per i trasferimenti degli animali verso le famiglie affidatarie in altre regioni. La loro distruzione blocca a tempo indeterminato la catena delle adozioni organizzate dalla struttura.
I Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina hanno intrapreso i rilievi tecnici per identificare la sostanza usata come innesco e verificare la presenza di eventuali tracce lasciate dagli esecutori. Gli investigatori valutano l’ipotesi di un’azione intimidatoria mirata. La responsabile dell’oasi ha formalizzato una denuncia contro ignoti, collegando l’episodio ad altre segnalazioni presentate in passato e alle posizioni assunte dall’associazione sulla gestione del randagismo e sui controlli sanitari nel territorio.
La sequenza degli eventi segnala precedenti specifici. Nel 2019 un mezzo della struttura aveva subito il taglio degli pneumatici e il danneggiamento della carrozzeria. In un’altra occasione, un’autovettura privata riconducibile alla famiglia della responsabile era stata distrutta da un incendio sotterraneo. L’episodio del 4 settembre rappresenta un salto di scala, avendo colpito direttamente la zona residenziale degli animali.
Nonostante la perdita delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto, le attività di sostentamento per gli oltre duecento esemplari rimasti nel centro proseguono con l’ausilio dei volontari locali. I Carabinieri proseguono gli accertamenti per ricostruire i movimenti registrati lungo le vie d’accesso al fiume Lipuda nella fascia oraria compresa tra le 15:00 e le 16:00.
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