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Maltrattamento animali: sintomo di gravi patologie nell’individuo che emergono nell’infanzia

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La cronaca è piena di casi di maltrattamento e uccisione di animali, in ultimo, il cane abbandonato in una busta di plastica, con un taglio alla gola, morto dopo una lunga agonia a Bari (clicca qui) e per cui oggigiorno è stato evidenziato come questa categoria di persone che compie atti così crudeli sia in realtà più pericolosa di quanto si creda.

Se da una parte la violenza e la mancanza di rispetto nei riguardi degli animali deriva da un contesto famigliare in cui il bambino è cresciuto imparando solo il linguaggio della violenza, dall’altra, secondo alcuni recenti studi, è stato evidenziato nel profilo psicologico del serial killer, il nesso con la crudeltà verso gli animali e/o altre persone. Un legame che è stato inserito nella lista dei segni premonitori della persona disturbata.
Secondo una ricerca citata nel saggio “Inquietudine Omicida”, edito Phoenix, è emerso che nel 36% dei casi di assassini seriali vi sono dei segni di crudeltà verso gli animali durante l’infanzia. Una percentuale che raggiunge il 46% durante l’adolescenza. Ecco perché molti esperti suggeriscono di controllare la violenza dei bambini nei riguardi degli animali, indice non solo l’assenza di empatia, ovvero quella facoltà per cui si è sensibili alle altre persone, ma anche disturbi nelle relazioni sociali e della personalità.

Dati significativi tanto più se si considera quanto emerso da uno studio del CNR per cui in Italia il 16,7% dei ragazzi di età compresa tra i 9 e 18 anni ha ammesso di aver compiuto atti di violenza su animali una volta nella vita. Tra i motivi, uno su cinque ha dichiarato che si trattava di un semplice desiderio di divertimento. Elementi che secondo i ricercatori, i bambini e gli adolescenti crudeli verso gli animali hanno una maggiore probabilità, (una su tre), di manifestare in età adulta comportamenti feroci e pericolosi.

Da un punto di vista più amplio, come viene evidenziato nella tesi online “Aspetti psicopatologici del maltrattamento sugli animali” di Francesco Rovetto, il 31% degli atti di violenza sugli animali è compiuto da minorenni, il 94 % degli autori delle sevizie è di sesso maschile e il 4%  ha meno di 12 anni. Infine, il 21% dei casi di crudeltà verso gli animali avviene in contesto familiare violento.

Secondo alcune linee, il maltrattamento può avvenire per ragioni di vendetta emerse all’interno del nucleo famigliare, che sfogano sull’animale e che viene compiuto dal bambino spettatore che imparerà la crudeltà verso i soggetti deboli. Questo comporterà una modifica della sua personalità per cui potrà esercitare una violenza gratuita. Una sorta di spettacolarizzazione della violenza che i bambini imparano anche in una società di mercificazione. Tanto che come ha ben ricordato Rovetto, nelle culture più tradizionali, l’uccisione di un animale veniva inserita in un contesto ritualistico nel rispetto dell’animale. Un elemento che si è perso con l’industrializzazione e gli allevamenti intensivi, per cui si banalizza la morte di un animale.

Questa forma di violenza sfocia in ben due patologie più diffuse tra i quali il disturbo reattivo dell’attaccamento e il disturbo della condotta. In ogni modo si tratta di comportamenti che emergono per vari fattori che spaziano dall’assenza di empatia, all’emulazione di gesti violenti e mancata educazione.

Alla luce di queste nuove ricerche, il Corpo forestale dello Stato ha aderito ad un protocollo con l’associazione di professionisti LINK-ITALIA per cui è stato evidenziato il legame tra la violenza e la crudeltà sugli animali e le devianze antropologiche. Le due realtà impegnate a contrastare e prevenire ogni forma di abuso e crudeltà nei confronti degli animali e comportamenti devianti, indicatori di forme di violenza interpersonale, avranno modo di consultare e di avere a disposizione un database utilizzato dal NIRDA e denominato Fascicolo Accertamento Reati Maltrattamento Animale (FARMA) e di quello in possesso di LINK Italia sugli abusi e le violenze nei confronti delle persone. Dai primi risultati è stato confermato che il profilo del maltrattatore nel 95 % dei casi corrisponde a uomini di cui il 19 % sarebbero bambini o adolescenti. Grazie al confronto dei dati dei due database, la Forestale e Link Italia intendono prevenire abusi e violenze.