Messina, il cane ferito che le istituzioni hanno lasciato li: la mia inchiesta sulle ore in cui nessuno lo ha salvato

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Dal “non è di nostra competenza” attribuito al 112 al mancato intervento del veterinario ASP reperibile. La Polizia Locale arriva, vede il cane e se ne va. Il giorno dopo arrivo sul posto: scatta il sequestro, interviene un veterinario e l’animale finisce in clinica. Ho denunciato tutto alla Procura di Messina.

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Ci sono storie nelle quali, per capire se qualcosa non abbia funzionato, basta mettere in fila gli orari, gli interventi e soprattutto ciò che accade prima e dopo. Questa è una di quelle storie.

Siamo a Messina, Contrada San Michele. È la sera del 4 settembre 2026, intorno alle 20:30.

Una coppia di coniugi nota un cane di media taglia legato al tronco di un albero all’interno di un recinto che, secondo quanto mi hanno successivamente riferito e come documentato nelle immagini, si presenta in condizioni estremamente degradate.

Il cane è magrissimo. Non avrebbe acqua a disposizione. Ma soprattutto presenta evidenti lesioni al collo, proprio nel punto in cui una doppia corda lo tiene legato. I due cittadini fanno quello che chiunque dovrebbe fare davanti a una situazione del genere: chiedono aiuto agli Organi competenti.

Ed è qui che comincia una vicenda sulla quale, a mio avviso, la magistratura dovrà fare piena luce.

La prima telefonata: ” Non è di nostra competenza”

I coniugi chiamano il Numero Unico di Emergenza 112. Secondo quanto mi hanno riferito e quanto ho formalmente riportato nella denuncia depositata alla Procura della Repubblica di Messina, l’operatore avrebbe risposto che quella situazione non era di propria competenza, senza inoltrare la telefonata a Polizia di Stato o Carabinieri e invitando i cittadini a rivolgersi altrove.

La prima telefonata: ” Non è di nostra competenza”- amoreaquattrozampe.it

È un passaggio sul quale ritengo necessario un accertamento preciso. Chi era l’operatore in servizio? Per quale ragione, davanti ad un fatto penalmente rilevante di un animale sottoposto a maltrattamento, la richiesta non sarebbe stata trasferita a una forza di polizia?

Sono domande. E sono domande alle quali adesso mi auguro che le indagini possano dare una risposta. Perché i cittadini, fortunatamente, non si fermano.

Arriva la Polizia locale, vede il cane, chiama il veterinario dell’ASP di Messina, qui trovi la video testimonianza, https://www.youtube.com/watch?v=IfD5Zc6Gqh4)

Dopo ulteriori tentativi, i coniugi riescono a ottenere l’intervento di una pattuglia della Polizia Locale di Messina.

Gli agenti arrivano. E questo è un punto fondamentale della ricostruzione: secondo quanto riportato nella mia denuncia, la segnalazione trova riscontro. Il cane è lì, legato all’albero, tra le proprie feci, fortemente denutrito, senza acqua e con gravi lesioni al collo provocate dalla doppia corda.

La situazione appare tanto seria che gli stessi agenti chiedono l’intervento del medico veterinario ASP in quel momento in turno di reperibilità, pagato con i soldi pubblici di tutti noi. Ed è qui che la vicenda diventa ancora più difficile da comprendere.

Il veterinario reperibile non interviene

Secondo quanto riferito dai testimoni e riportato nella denuncia, il veterinario ASP reperibile non sarebbe intervenuto, rinviando l’intervento ai giorni successivi. Ma c’è un altro fatto che ritengo ancora più grave e che dovrà essere verificato dalla Procura.

Gli agenti della Polizia Locale, dopo avere visto quel cane e dopo avere richiesto inutilmente l’intervento del veterinario, vanno via. Nessun sequestro. Il cane resta legato all’albero. I cittadini vengono informati che della situazione ci si sarebbe occupati successivamente.

Ed è proprio qui che nasce la domanda centrale della mia inchiesta: Se la situazione poteva aspettare, perché il giorno successivo, davanti allo stesso cane, è stato disposto un sequestro penale?

5 Settembre: arrivo a Messina

La mattina successiva ricevo una mail dai coniugi. Il cane, mi riferiscono, è ancora lì. In quelle ore mi trovo a Catania per altri impegni. Decido di partire e raggiungere personalmente Messina. Arrivo in Contrada San Michele intorno alle 13. Quello che vedo dalla strada conferma la gravità delle segnalazioni ricevute.

Il cane è ancora legato al tronco dell’albero con la doppia corda. Le lesioni al collo sono visibili. Respira con evidente affanno e stress per le alte temperature. Non vedo ciotole d’acqua a sua disposizione e l’animale appare in uno stato di forte deperimento.

A quel punto chiamo nuovamente il 112 e avviso anche le Guardie Zoofile NOETAA di Messina. Questa volta le autorità arrivano immediatamente ed accade ciò che, a mio giudizio, rende inevitabile interrogarsi su quanto successo appena poche ore prima.

Lo stesso cane, ma questa volta scatta il sequestro

Le condizioni dell’animale vengono riscontrate e viene disposto il sequestro penale per l’ipotesi di maltrattamento di animali prevista dall’articolo 544-ter del Codice penale.

Arriva anche un medico veterinario dell’ASP. Il sanitario visita il cane e viene inoltre accertata l’assenza del microchip identificativo. Sul posto arriva anche il proprietario, che viene identificato dalle autorità per gli accertamenti e le conseguenti attività di competenza.

Ma non è finita. Le condizioni del cane risultano talmente serie che viene disposto il ricovero in una clinica veterinaria della città.

L’animale, secondo quanto riportato nell’atto da me depositato, si trova in grave stato anemico e presenta numerose zecche sul corpo. E allora torniamo alla domanda.

Che cosa è cambiato tra la sera del 4 settembre e il pomeriggio del 5? Il cane era lo stesso. Il luogo era lo stesso. Le lesioni erano le stesse. La corda era ancora lì. Eppure la prima sera l’animale rimane sul posto; il giorno successivo viene sequestrato e ricoverato.

Questa non è una considerazione marginale. È il cuore dell’intera vicenda.

Tre condotte ora al vaglio della Procura

L’8 settembre ho quindi depositato una formale denuncia e querela alla Procura della Repubblica di Messina.

Nell’atto ho chiesto alla magistratura di verificare le condotte dell’operatore del NUE 112 che avrebbe omesso di inoltrare la chiamata alle forze di polizia; del medico veterinario ASP in turno di reperibilità che, secondo la ricostruzione denunciata, non sarebbe intervenuto nonostante la richiesta della Polizia Locale; e degli agenti della Polizia Locale intervenuti la sera del 4 settembre, che avrebbero lasciato il posto senza procedere al sequestro dell’animale.

Tre condotte ora al vaglio della Procura- amoreaquattrozampe.it

Nella denuncia ho prospettato alla magistratura l’ipotesi dell’articolo 328 del Codice penale, relativo al rifiuto di atti d’ufficio, chiedendo comunque di procedere per ogni diversa fattispecie che l’Autorità giudiziaria dovesse ravvisare.

Naturalmente, ed è importante precisarlo, la presentazione di una denuncia non equivale all’accertamento di una responsabilità penale. Spetterà alla Procura ricostruire i fatti, acquisire le registrazioni e la documentazione di servizio, identificare le persone coinvolte e stabilire se siano stati commessi reati.

Ed è esattamente quello che chiedo. Non mi interessa celebrare il fatto che il giorno successivo, dopo il mio arrivo, il cane sia stato finalmente sequestrato.

Mi interessa capire perché sia stato necessario arrivare al giorno successivo.

di Enrico Rizzi