La Cassazione annulla l’ordinanza sul dissequestro dei cani dell’allevamento di Castelfranco di Sotto. Il caso torna al Tribunale di Pisa per una nuova valutazione delle condizioni degli animali.
Nuovo capitolo nella vicenda dei cani dell’allevamento di Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa. La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame aveva disposto il dissequestro degli animali, accogliendo il ricorso presentato dalla Procura di Pisa.

Gli atti tornano ora al Tribunale di Pisa, in diversa composizione, che dovrà procedere a un nuovo esame della vicenda tenendo conto dei principi indicati dalla Suprema Corte. La decisione è stata accolta con attenzione dall’Enpa, che nei mesi scorsi aveva chiesto che nella valutazione del caso venissero considerate nel loro complesso le condizioni psicofisiche ed etologiche degli animali.
Allevamento di Castelfranco di Sotto, la Cassazione annulla il dissequestro dei cani
La vicenda risale al 15 aprile 2026, quando il Gip del Tribunale di Pisa aveva disposto il sequestro preventivo di 101 cani. Secondo quanto riportato nell’imputazione cautelare richiamata dalla sentenza della Cassazione, gli animali sarebbero stati detenuti in spazi considerati inidonei e in una situazione di sovraffollamento e compressione dello spazio vitale.

Tra gli elementi presi in considerazione figuravano inoltre due cani sottoposti ad amputazione bilaterale dei padiglioni auricolari e altri due animali che presentavano precarie condizioni di salute.
L’11 maggio il Tribunale del Riesame aveva accolto l’istanza della difesa, disponendo il dissequestro. Contro questa decisione la Procura di Pisa aveva successivamente presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione.
La Suprema Corte è intervenuta in particolare sulla motivazione alla base del dissequestro. Secondo quanto emerge dalla sentenza, la motivazione del provvedimento del Riesame, definita di «estrema sintesi», non avrebbe illustrato in maniera sufficientemente approfondita il percorso seguito per arrivare alla decisione.
Uno degli aspetti centrali riguarda le condizioni generali della struttura. Secondo la Cassazione, infatti, il Tribunale si sarebbe soffermato principalmente sui quattro cani che presentavano specifiche criticità, senza affrontare adeguatamente la questione più ampia relativa alla presenza di un numero considerevole di animali e alla contestata situazione di sovraffollamento e inidoneità degli spazi.
Per Enpa si tratta di un passaggio particolarmente significativo. «Il benessere animale non coincide semplicemente con l’assenza di una patologia: significa anche rispettare le esigenze comportamentali, relazionali ed etologiche di ciascun animale», ha dichiarato Giusy D’Angelo, vicepresidente nazionale dell’associazione.
La sentenza affronta anche un principio importante per la tutela degli animali. Richiamando la giurisprudenza relativa all’articolo 544-ter del Codice penale, la Cassazione ricorda infatti la rilevanza che possono assumere le condizioni imposte agli animali quando risultino insopportabili rispetto alle loro caratteristiche etologiche, in presenza degli ulteriori presupposti previsti dalla legge.
Il concetto di benessere animale, quindi, non riguarda esclusivamente la presenza o l’assenza di malattie e ferite. Anche l’ambiente, lo spazio disponibile e la possibilità di esprimere comportamenti compatibili con le esigenze della specie possono assumere importanza nella valutazione delle condizioni di detenzione.
La Cassazione ha inoltre precisato che la valutazione effettuata nell’ambito di un sequestro preventivo non rappresenta un giudizio anticipato sulla responsabilità penale della persona indagata. L’eventuale responsabilità dovrà essere accertata nel prosieguo del procedimento e nelle sedi competenti.
Con l’annullamento dell’ordinanza, il procedimento cautelare torna dunque al Tribunale di Pisa, che dovrà pronunciarsi nuovamente in diversa composizione.

Il nuovo giudizio dovrà prendere in considerazione il quadro complessivo e i principi evidenziati dalla Suprema Corte, senza che la decisione della Cassazione possa essere interpretata come una pronuncia definitiva sulla responsabilità penale dell’indagata.
Enpa auspica che nel nuovo esame venga analizzata nella sua interezza la documentazione raccolta durante gli accertamenti, comprese le valutazioni relative alle condizioni fisiche, psicologiche ed etologiche dei cani.
«Abbiamo sempre agito nel rispetto del procedimento giudiziario e della presunzione di non colpevolezza», ha sottolineato D’Angelo, ribadendo allo stesso tempo la necessità di mantenere al centro dell’attenzione le condizioni degli animali.
La vicenda giudiziaria, dunque, resta aperta. Il prossimo passaggio sarà il nuovo esame davanti al Tribunale di Pisa, chiamato a rivalutare il caso alla luce delle indicazioni formulate dalla Corte di Cassazione.