Oltre 70 cani sono stati salvati da un allevamento per la carne in Corea del Sud. È una delle ultime grandi operazioni prima dello stop definitivo al settore.
Una nuova vita sta per cominciare per oltre 70 cani salvati da un allevamento destinato alla produzione di carne a Gangjin, in Corea del Sud. Gli animali sono stati recuperati grazie a un’importante operazione condotta da Humane World for Animals, mentre il Paese si prepara all’entrata in vigore definitiva del divieto relativo al commercio della carne di cane.

Tra gli animali portati in salvo ci sono diversi Jindo, razza originaria della Corea del Sud, un Pastore Tedesco e numerosi meticci di taglia medio-piccola. Sono presenti anche incroci con caratteristiche riconducibili a Corgi, Husky e Spitz. Alcuni sono ancora cuccioli.
Corea del Sud, oltre 70 cani salvati da un allevamento per la carne: per loro inizia una nuova vita
Le condizioni in cui vivevano molti di questi cani erano particolarmente difficili. Secondo Humane World for Animals, diversi animali erano confinati in piccole gabbie metalliche e alcuni avrebbero trascorso gran parte della propria esistenza senza avere la possibilità di uscire dagli spazi nei quali erano rinchiusi. La struttura in passato sarebbe arrivata ad allevare fino a circa mille cani contemporaneamente.

La vicenda sarebbe emersa all’inizio dell’anno grazie alla segnalazione di un cittadino. Le autorità hanno successivamente effettuato un’ispezione, durante la quale sarebbero state riscontrate violazioni della normativa sudcoreana relativa alla protezione e al benessere degli animali.
Il proprietario dell’allevamento, un uomo di circa ottant’anni, ha quindi ceduto gli animali e non potrà più essere coinvolto in attività connesse al commercio della carne di cane. I cani saranno trasferiti negli Stati Uniti e in Canada, dove riceveranno assistenza veterinaria e potranno iniziare un percorso di recupero e socializzazione finalizzato, quando possibile, all’adozione.
Prima del trasferimento internazionale, gli animali sono stati sottoposti ai controlli sanitari e alle vaccinazioni necessarie.
Per alcuni il recupero potrebbe essere lungo. Cani cresciuti in condizioni di isolamento e con pochissime esperienze al di fuori di una gabbia possono infatti aver bisogno di tempo e di un percorso specifico per adattarsi a un ambiente completamente nuovo.
Dal 2015 Humane World for Animals ha contribuito a salvare quasi 3.000 cani dagli allevamenti sudcoreani destinati alla produzione di carne.
Quella di Gangjin rappresenta però l’ultima grande operazione di salvataggio di questo tipo programmata dall’organizzazione nel Paese. Il lavoro proseguirà attraverso il monitoraggio dell’applicazione della nuova normativa e la collaborazione con le autorità locali.
La chiusura degli allevamenti, infatti, non significa automaticamente che tutti gli animali presenti nelle strutture abbiano già trovato una sistemazione.
Secondo i dati governativi relativi al processo di transizione, un numero molto elevato di cani risultava ancora presente negli allevamenti interessati dalle chiusure. Una delle sfide principali diventa quindi capire quale futuro attenda questi animali e assicurarsi che il divieto venga effettivamente rispettato.
Per alcuni cani il destino potrebbe purtroppo essere molto diverso da quello degli animali salvati a Gangjin. Come spiegato a Kodami da Sangkyung Lee, una parte degli animali rimasti potrebbe andare incontro all’eutanasia.
Il salvataggio arriva mentre la Corea del Sud si avvicina a una svolta storica. La legge approvata nel 2024 prevede che dal 7 febbraio 2027 siano vietati l’allevamento, la macellazione, la distribuzione e la vendita di cani destinati al consumo umano.
È stato previsto un periodo di transizione per consentire agli operatori coinvolti di chiudere o riconvertire le proprie attività. Secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura sudcoreano citati dalla fonte e aggiornati a maggio 2026, 1.265 dei 1.537 allevamenti registrati avevano già cessato l’attività, circa l’82% del totale.
Le autorità stanno inoltre effettuando controlli sulle strutture già chiuse per impedire che l’allevamento e la riproduzione dei cani possano riprendere illegalmente.
La situazione della Corea del Sud si inserisce in un cambiamento più ampio che interessa diverse parti dell’Asia. Il consumo di carne di cane sta diminuendo in numerose aree, anche a causa dei cambiamenti generazionali, della crescente attenzione verso il benessere animale e dell’introduzione di normative più restrittive.
In alcuni Paesi sono stati introdotti divieti o limitazioni, mentre in altri il quadro normativo può variare considerevolmente tra territori e città.
Un ruolo importante è svolto anche dalla crescente presenza di cani e gatti come animali da compagnia. Soprattutto tra le nuove generazioni, il rapporto con questi animali sta cambiando e pratiche considerate tradizionali in alcune comunità vengono progressivamente abbandonate.
A questo si aggiungono le questioni legate alla tracciabilità degli animali, alla sicurezza sanitaria e a una domanda che in diverse aree appare in diminuzione. La situazione, tuttavia, non è uniforme in tutta l’Asia. In Vietnam il commercio e il consumo di carne di cane rimangono presenti, mentre in Cina il fenomeno continua a esistere in alcune zone.
Uno degli eventi più conosciuti e contestati a livello internazionale è quello che si svolge a Yulin, associato al consumo di carne di cane. Allo stesso tempo, alcune grandi città cinesi hanno adottato negli anni restrizioni locali.

Parlare di un’unica realtà asiatica sarebbe quindi riduttivo. Normative, tradizioni e atteggiamenti nei confronti degli animali cambiano profondamente da un Paese all’altro e persino tra diverse regioni dello stesso Stato. Per gli animali recuperati nell’allevamento di Gangjin, intanto, il cambiamento è già iniziato.
Dopo una vita trascorsa per molti di loro tra le sbarre, potranno conoscere spazi aperti, ricevere cure e iniziare gradualmente a costruire un rapporto diverso con le persone.
Il salvataggio di questi oltre 70 cani rappresenta così uno degli ultimi grandi interventi di Humane World for Animals negli allevamenti sudcoreani e arriva a pochi mesi da una data destinata a segnare un cambiamento profondo nel Paese.
Dal febbraio 2027 inizierà infatti una nuova fase. La sfida non sarà soltanto chiudere definitivamente il commercio della carne di cane, ma anche garantire che il divieto venga rispettato e trovare soluzioni adeguate per gli animali ancora presenti nelle strutture interessate dalla transizione.