Un cigno reale è stato salvato nel Naviglio Grande dopo uno sversamento di idrocarburi. Ricoverato alla Fagiana di Magenta, resta in condizioni critiche.
Un cigno reale completamente ricoperto da una sostanza nera e pastosa, incapace di prendere il volo e in evidente difficoltà. È l’immagine che racconta le conseguenze dello sversamento di idrocarburi che ha colpito il Naviglio Grande, nel tratto compreso tra Pontevecchio di Magenta e Castelletto di Abbiategrasso, alle porte di Milano.

L’animale, conosciuto dai residenti della zona, è stato recuperato dopo un lungo intervento notturno e affidato alle cure del Centro Recupero Fauna Selvatica La Fagiana di Magenta. Le sue condizioni restano delicate, mentre gli operatori continuano a lavorare per liberare il piumaggio dalla sostanza contaminante e favorire il recupero.
Naviglio Grande, cigno ricoperto di idrocarburi: la lotta per salvarlo dopo lo sversamento
A notare il cigno in difficoltà, intorno alle 22:30, è stato Elio Orbelli, meccanico di 42 anni. Insieme al figlio Michele, di 11 anni, l’uomo ha raggiunto l’animale a bordo della propria imbarcazione, tentando di recuperarlo con un retino.

Le operazioni si sono rivelate complesse e si sono concluse soltanto verso le 2:00 del mattino. Il cigno cercava di allontanarsi e di prendere il volo, ma la sostanza che ricopriva il suo corpo lo appesantiva, impedendogli di muoversi normalmente.
Una volta recuperato, il volatile è stato preso in custodia dalla Polizia Provinciale e trasferito al Centro Recupero Fauna Selvatica La Fagiana, dove è stato sottoposto alle prime cure.
Ad accogliere l’animale è stata la responsabile del centro, Stefania Pulici, insieme allo staff sanitario e ai volontari. Il cigno presentava un esteso imbrattamento del piumaggio, dal collo fino al ventre e alle zampe.
Gli operatori hanno avviato i protocolli specifici per la decontaminazione da sostanze idrocarburiche. Dopo un primo lavaggio, l’animale è stato sistemato in una camera calda, così da favorirne la stabilizzazione.
Secondo gli aggiornamenti diffusi dal centro, il cigno ha superato le prime due notti e ha mostrato una risposta positiva alle terapie farmacologiche. Il quadro, tuttavia, rimane critico: il piumaggio è ancora molto contaminato e saranno necessari ulteriori trattamenti.
La pulizia di un animale selvatico ricoperto di idrocarburi richiede competenze specifiche e particolare attenzione. Non si tratta soltanto di rimuovere la sostanza visibile: è necessario valutare le condizioni generali del volatile, prevenire ulteriori complicazioni e limitare lo stress provocato dalla manipolazione.
Stefania Pulici ha spiegato che il cigno dovrà affrontare numerosi lavaggi, effettuati secondo protocolli dedicati. Ogni intervento viene programmato tenendo conto delle sue condizioni, perché lo stress può rappresentare un ulteriore ostacolo alla guarigione.
Il centro ha descritto l’animale come stabile e combattivo, pur sottolineando che la prognosi resta riservata. Nei prossimi giorni proseguiranno le terapie e le operazioni di decontaminazione.
Lo sversamento ha avuto conseguenze anche su altri animali della fauna locale. Al centro di recupero è arrivata una tortora completamente ricoperta dalla sostanza contaminante che, secondo quanto riferito dagli operatori, aveva ingerito carburante. Per il volatile, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.
La vicenda evidenzia quanto un episodio di inquinamento possa rappresentare un pericolo per gli ecosistemi acquatici e per gli animali che vivono lungo le sponde. Gli idrocarburi possono compromettere le proprietà isolanti e impermeabili del piumaggio, esponendo gli uccelli a ipotermia, difficoltà di movimento e ulteriori rischi legati all’ingestione delle sostanze durante la pulizia naturale delle penne.
Il presidente della Lipu, Alessandro Polinori, ha condiviso le immagini del cigno per richiamare l’attenzione sui danni ambientali provocati dallo sversamento, ricordando anche la tragedia ecologica avvenuta alcuni anni fa a Maccarese.
La preoccupazione riguarda non soltanto gli animali già soccorsi, ma anche le possibili conseguenze sulla biodiversità del Naviglio e delle aree circostanti. La presenza di fauna contaminata rende fondamentale un intervento coordinato da parte delle autorità e dei centri specializzati.

La Lipu e il Centro Recupero Fauna Selvatica La Fagiana invitano i cittadini a non improvvisare operazioni di recupero o pulizia. Un intervento non adeguato potrebbe aumentare lo stress dell’animale, provocare ulteriori lesioni o esporre le persone al contatto con sostanze potenzialmente pericolose.
In caso di avvistamento di animali imbrattati, è importante mantenere una distanza di sicurezza e contattare immediatamente personale qualificato. Per le segnalazioni relative all’area interessata, il numero indicato dal CRFS Lipu La Fagiana è 333 314 8603.
La storia del cigno del Naviglio Grande resta una testimonianza delle conseguenze che l’inquinamento può avere sulla fauna selvatica, ma anche dell’impegno di soccorritori, veterinari e volontari che lavorano per offrire agli animali una possibilità di sopravvivenza. Il suo percorso di recupero è ancora lungo e saranno i prossimi aggiornamenti del centro a chiarire l’evoluzione delle sue condizioni.