A volte basta il ricordo di un cane per far crollare ogni difesa, anche nei momenti più importanti della vita.
Alla vigilia del suo esordio sulla panchina della Nazionale italiana, Silvio Baldini si è trovato a vivere un momento molto diverso da quelli che solitamente caratterizzano le conferenze stampa calcistiche. Le domande erano quelle di rito, legate alla partita imminente e alle emozioni del debutto. Poi ne è arrivata una più personale: a chi avrebbe dedicato questo importante traguardo della sua carriera?

La risposta ha sorpreso tutti. Non un familiare, non un allenatore del passato, non una persona che lo aveva accompagnato nel suo percorso professionale. Baldini ha scelto di parlare di Nebbia, il cane della sua famiglia, un Pastore Maremmano che per anni è stato una presenza costante nella sua vita.
In un primo momento il tecnico ha cercato di spiegare con serenità quel legame speciale. Ma più parlava, più l’emozione prendeva il sopravvento.
Il ricordo di Nebbia e le lacrime improvvise
Nebbia era il cane dei suoi figli, ma nel tempo era diventato molto di più. Per Baldini rappresentava la fedeltà assoluta, quell’affetto che non dipende dai successi, dalle sconfitte o dai risultati ottenuti nella vita.
Ricordando gli anni trascorsi lontano dalle panchine, il commissario tecnico ha raccontato come quell’animale gli fosse sempre rimasto accanto senza chiedere nulla in cambio. Mentre cercava di spiegare cosa significasse per lui, la voce ha iniziato a tremare.
A un certo punto ha confessato qualcosa che ha colpito profondamente chi lo stava ascoltando: la morte di Nebbia gli aveva provocato un dolore persino più difficile da gestire rispetto a quello vissuto per la perdita del padre anziano. Non perché l’amore fosse diverso, ma perché quel cane rappresentava qualcosa di unico e impossibile da sostituire.
Le parole si sono interrotte più volte. Le pause sono diventate sempre più lunghe, fino a lasciare spazio alle lacrime.
Quando muore un cane si perde un pezzo di vita
Chi ha condiviso la propria quotidianità con un cane conosce bene quella sensazione. Per molte persone il lutto per un animale può essere intenso quanto quello vissuto per un familiare. Non si tratta semplicemente della perdita di un animale domestico, ma della scomparsa di una presenza che accompagna ogni momento della giornata.

Un cane è quello che aspetta davanti alla porta, che resta accanto nei periodi difficili, che offre compagnia senza pretendere nulla. Quando viene a mancare, lascia un silenzio che può diventare assordante.
Probabilmente è proprio questo che Baldini ha cercato di raccontare davanti ai giornalisti. Non la storia di un cane qualsiasi, ma il ricordo di un amico fedele che non lo giudicava, non gli chiedeva risultati e non lo vedeva come un allenatore o un personaggio pubblico.
Alla fine il tecnico ha deciso di interrompere il suo intervento. Non voleva trasformare quel momento in qualcosa di eccessivamente drammatico, ma ormai l’emozione aveva preso il sopravvento. Per qualche minuto il calcio è passato in secondo piano e al centro della scena è rimasto soltanto il ricordo di Nebbia, un cane che continua a vivere nel cuore di chi lo ha amato.
“Se penso a chi devo dedicare questo momento, non ci riesco..perchè è un cane ed era il cane dei miei figli…e non ci riesco è un emozione troppo grande.
Perchè io son stato 6 anni senza allenare e…non ce la faccio, non ce la faccio.. pensa che quando è morto mio padre a 86… pic.twitter.com/3opDZGYQ9s— Paride Pasta (@paride_pasta) June 3, 2026