Restituita a chi l’ha maltrattata, la cagnolina Nina continua a soffrire: la sua storia diventa un caso che divide e mobilita le associazioni animaliste.

La cronaca giudiziaria italiana è spesso costellata di paradossi, ma raramente una vicenda ha scosso l’opinione pubblica e la sensibilità animalista quanto il caso di Nina, la cagnolina di Gorizia. La sua storia non è solo un resoconto di sofferenza individuale, ma è diventata il manifesto di un sistema normativo e procedurale che, troppo spesso, fatica a riconoscere l’animale come essere senziente, preferendo la fredda applicazione dei codici alla tutela della vita.
La storia della cagnolina Nina, restituita a chi la maltrattava dopo un periodo di serenità
A raccontare la storia della cagnetta sono state diverse associazioni animaliste. Sulla propria pagina Facebook, La Cuccia onlus ha ad esempio diffuso un post per esprimere solidarietà nei confronti della quattro zampe. Nel messaggio diffuso la scorsa settimana, i volontari dell’onlus informavano sull’organizzazione di una “manifestazione a corteo a Gorizia: tutti per Nina”. Si legge su Facebook che “Nina è tornata in una situazione di sofferenza e noi non la lasciamo sola! È il momento di farci sentire: con massimo rispetto, ma con incrollabile determinazione”. Oltre ai cittadini e ai loro amici a quattro zampe, al corteo hanno partecipato anche l’Onorevole Walter Rizzetto e gli studi legali delle parti coinvolte. Obiettivo della manifestazione è stato “chiedere alle autorità controlli serrati e immediati sulla famiglia indagata per maltrattamenti”, affinché Nina sia “finalmente al sicuro!”.

Sul profilo Facebook di Walter Rizzetto, l’Onorevole ha espresso la propria tristezza per la situazione di Nina, “una vicenda dai contorni ancora poco chiari e sempre più preoccupanti”. Rizzetto scrive che presenterà “una nuova interrogazione al Ministro Nordio, dopo quella già depositata lo scorso ottobre. Farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per tutelarla, perché è doveroso fare piena luce sulle ragioni che hanno portato a riconsegnare Nina a soggetti la cui proprietà non risulta nemmeno accertata, considerando che al momento del ritrovamento la cagnolina era priva di microchip e di libretto sanitario”. L’Onorevole aggiunge che “Nina ha diritto a essere protetta, a sentirsi finalmente al sicuro. La tutela degli animali non può essere messa in discussione né sacrificata da decisioni che rischiano di esporli di nuovo alla sofferenza e al pericolo”.
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(di Elisabetta Guglielmi)