Strage+di+elefanti+in+Kenya%2C+almeno+20+morti+in+poche+settimane%3A+%C3%A8+mistero+sulle+cause
amoreaquattrozampeit
/news/strage-di-elefanti-in-kenya-almeno-20-morti-in-poche-settimane-e-mistero-sulle-cause/215189/amp/
News e storie

Strage di elefanti in Kenya, almeno 20 morti in poche settimane: è mistero sulle cause

Misteriosa moria di elefanti ad Amboseli, in Kenya: almeno 20 animali sono morti. Cianuro, pesticidi o malattia? Gli esperti indagano.

Almeno 20 elefanti sono morti dalla fine di giugno nell’area di Amboseli, nel sud del Kenya, dopo aver manifestato sintomi molto simili tra loro. Una situazione preoccupante che sta mobilitando autorità, veterinari e ambientalisti, mentre resta ancora da chiarire con certezza che cosa stia provocando la morte dei pachidermi.

Strage di elefanti in Kenya, almeno 20 morti in poche settimane: è mistero sulle cause- amoreaquattrozampe.it

Tra le vittime c’è anche Genghis Khan, un giovane maschio di 11 anni. Le immagini dei suoi ultimi giorni raccontano la drammaticità della situazione: debilitato e incapace di reggersi sulle zampe, l’elefante ha continuato a tentare di rialzarsi prima di morire.

Genghis Khan, il giovane elefante che non riusciva più a rialzarsi

Le analisi condotte dalle autorità avrebbero evidenziato elevate concentrazioni di cianuro nei corpi di alcuni animali, facendo emergere l’ipotesi di un possibile avvelenamento legato a sostanze utilizzate in agricoltura. Una spiegazione che, tuttavia, non convince tutti gli esperti e i rappresentanti delle comunità locali.

Genghis Khan, il giovane elefante che non riusciva più a rialzarsi- amoreaquattrozampe.it

Genghis Khan è diventato uno dei simboli di questa misteriosa moria. Il giovane elefante è stato trovato nella riserva di Kitenden B, nelle Terre Comunitarie di Olgulului, in condizioni estremamente difficili.

L’animale cercava ripetutamente di rimettersi in piedi, senza riuscirci. Presentava occhi arrossati, difficoltà respiratorie e problemi nei movimenti. I veterinari intervenuti sul posto gli hanno somministrato glucosio nel tentativo di sostenerlo, ma in quel momento non era ancora possibile stabilire con precisione la causa del suo malessere.

Nonostante gli sforzi compiuti per aiutarlo, Genghis Khan è morto meno di una settimana dopo. La sua scomparsa ha fatto salire ad almeno 20 il numero degli elefanti trovati morti nell’area di Amboseli dalla fine di giugno. Tra gli animali colpiti figurerebbero soprattutto femmine ed esemplari giovani.

Uno degli aspetti che maggiormente preoccupa chi sta seguendo il fenomeno è la somiglianza dei sintomi osservati. Gli elefanti colpiti mostrerebbero difficoltà nel camminare e nel respirare, agitazione e una progressiva perdita della capacità di mantenersi in piedi. Una volta a terra, alcuni animali continuerebbero a lottare per uno o più giorni prima di morire.

Patrick Papatiti, responsabile delle operazioni per le Terre Comunitarie di Olgulului, ha raccontato che gli esemplari diventano progressivamente più deboli, fino a non riuscire più a sostenere il proprio peso. È proprio la ripetitività di questo quadro a spingere esperti e comunità locali a chiedere indagini più approfondite.

Alla fine di luglio il Kenya Wildlife Service ha riferito di aver individuato elevate concentrazioni di cianuro nei corpi degli elefanti esaminati.

Da questo risultato è nata l’ipotesi che gli animali possano essere entrati accidentalmente in contatto con sostanze tossiche provenienti dalle aree agricole vicine. Una possibilità è che i pachidermi abbiano ingerito alimenti contaminati durante le loro incursioni nei terreni coltivati.

La spiegazione, però, viene contestata da alcuni esperti e rappresentanti delle comunità locali, secondo i quali gli elementi raccolti finora non sarebbero sufficienti per attribuire con certezza le morti ai pesticidi.

Papatiti ritiene possibile che dietro la moria possa esserci una patologia ancora non identificata. A sostegno dei suoi dubbi sull’avvelenamento, ha osservato che altri animali selvatici sembrerebbero essersi nutriti delle carcasse senza mostrare conseguenze analoghe.

Anche Joel Nyika, responsabile dell’ecosistema di Amboseli per le autorità della contea di Kajiado, ha espresso perplessità sulla pista chimica.

Secondo questa interpretazione, se la sostanza responsabile provenisse dalla vegetazione o da risorse alimentari condivise, ci si potrebbe aspettare conseguenze anche per altri animali presenti nella zona, compreso il bestiame delle comunità locali.

Al momento, tuttavia, nessuna delle ipotesi può essere considerata definitivamente provata. A rendere ancora più inquietante la situazione sono stati i ritrovamenti nella vicina riserva di Kimana, dove in una sola giornata sarebbero stati individuati sei elefanti morti.

Secondo le testimonianze dei ranger, anche questi animali avrebbero manifestato sintomi compatibili con quelli osservati negli altri casi, compresa la difficoltà a mantenersi in piedi. Tra le carcasse sono stati trovati anche un giovane esemplare e un’elefantessa che si trovava in una fase avanzata della gravidanza.

I resti avevano già attirato iene, avvoltoi, insetti e altri animali necrofagi, una circostanza osservata con particolare attenzione anche per comprendere meglio l’eventuale presenza e diffusione di sostanze tossiche.

Paula Kahumbu, ambientalista e presidente della fondazione WildlifeDirect, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di raccogliere prove più solide prima di stabilire definitivamente l’origine della moria.

Uno degli elementi che alimentano i dubbi riguarda la composizione delle vittime. Tra gli animali morti sembrerebbero esserci relativamente pochi maschi adulti, nonostante proprio questi ultimi siano spesso coinvolti nelle incursioni nei terreni agricoli.

Anche alcuni agricoltori masai della zona sostengono che sia necessario cercare spiegazioni alternative. Le comunità locali convivono da tempo con gli elefanti e considerano la loro perdita un grave danno non soltanto ambientale, ma anche per l’intero territorio.

Il Kenya Wildlife Service avrebbe escluso, sulla base degli accertamenti effettuati fino a questo momento, la presenza di una malattia infettiva o trasmissibile. L’ente ha inoltre assicurato che l’area continua a essere visitabile dai turisti. Questo non significa, però, che il mistero sia stato risolto.

Comprendere rapidamente l’origine delle morti è fondamentale sia per proteggere gli elefanti sia per verificare l’eventuale presenza di rischi per altre specie, per il bestiame e per le comunità che vivono nei territori circostanti.

La regione di Amboseli è uno dei luoghi più iconici dell’Africa orientale. Le grandi mandrie di elefanti che attraversano la savana con il Kilimangiaro sullo sfondo rappresentano una delle immagini più conosciute della fauna selvatica del Kenya.

Gli elefanti hanno inoltre un ruolo fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi e costituiscono una risorsa importantissima per il turismo naturalistico. Per questo motivo, una serie di morti concentrate in un periodo così breve desta particolare preoccupazione.

Resta inoltre il timore che il numero reale degli elefanti morti possa essere superiore a quello finora documentato e che il fenomeno possa interessare aree più vaste, considerando che gli animali si spostano attraverso territori che arrivano fino alla vicina Tanzania.

La priorità è quindi arrivare a una spiegazione scientificamente solida. Le concentrazioni di cianuro rilevate rappresentano un elemento importante nelle indagini, ma le contestazioni sollevate da esperti e comunità locali rendono necessario approfondire ogni possibile pista.

Dietro ogni numero, inoltre, c’è un animale. La storia di Genghis Khan, rimasto a terra mentre cercava ancora di rialzarsi, mostra concretamente la gravità di ciò che sta accadendo. Finché non verrà individuata con certezza la causa delle morti, la domanda resterà aperta: che cosa sta uccidendo gli elefanti di Amboseli e, soprattutto, come si può impedire che altre mandrie vengano colpite?

Silvia

Mi chiamo Silvia e vivo in provincia di Roma. Sono una Giornalista Pubblicista iscritta all’ordine del Lazio. Mi piace scrivere e cucinare ma dimentico sempre le ricette e metto verdure ovunque, anche nei dolci!

Published by
Silvia

Articoli recenti

  • News e storie

Addio a Marcos Rodríguez Pantoja, il “bambino selvaggio” che visse quasi 12 anni con i lupi: «Tra loro ero felice»

Marcos Rodríguez Pantoja è morto a 80 anni: da bambino visse nella Sierra Morena, trovando…

9 ore ago
  • News e storie

Trovato un cane con il muso legato con il nastro adesivo: non solo lui era in pericolo

Cooper è stato trovato con il muso avvolto nel nastro adesivo in Florida. La sua…

12 ore ago
  • News e storie

Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe interviene a Ponte Galeria: diversi animali salvati, ma anche la loro umana aveva bisogno di aiuto

Un'anziana fragile che avrebbe solo voluto salvarli, ma anche lei aveva bisogno di aiuto: la…

16 ore ago