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Condannata a vivere a catena, senza mai vedere la luce: il momento in cui Amy ritrova la libertà

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L’organizzazione animalista International Animal Rescue (IAR) ha contribuito al salvataggio di una femmina di orangotango nel Borneo, detenuta a catena in una piccola cuccia in legno. L’esemplare, chiamata Amy, di setti anni, era stata condannata a queste condizioni estreme di maltrattamento. Al momento del suo recupero, la dolce Amy presentava delle lacerazioni alla pelle e alla carne provocate dalla catena stretta al collo.

Il proprietario di Amy per difendersi aveva sostenuto che la dolce esemplare era a catena da solo un mese. Tuttavia, sottolinea lo staff della Iar, “i suoi arti e la sua spina dorsale così deformati hanno fatto intuire che era in quelle condizioni da molto più tempo”.

Nel filmato condiviso su youtube dall’organizzazione internazionale di tutela degli animali mostra il momento in cui una veterinaria si è avvicinata alla piccola Amy, spaventata dalla presenza della donna. La veterinaria ha fatto di tutto per conquistare la fiducia dell’esemplare, evidentemente provato dalle sue condizioni. Quando Amy si è resa conto che non si trattava di una persona che era là per nuocere, si è lasciata accarezzare. Lo sguardo triste e afflitto, ormai rassegnato alla sua vita. Ma quello che non sapeva Amy è che da quel momento la sua vita sarebbe cambiata.
Per poterle rimuovere il collare, i veterinari hanno dovuto addormentare Amy: la catena era avvitata, lasciando intendere che Amy non era mai stata liberata. Al suo risveglio, quando lo staff cerca di farla uscire dalla sua casetta, la povera Amy sembra spaventata e si rifiuta inizialmente di seguirli. Una scena agghiacciante che mostra le condizioni non solo di tortura fisica ma anche psicologica alla quale vengono esposti questi esemplari selvatici, ridotti in schiavitù. Poco dopo, Amy inizia a fidarsi e dando la mano ai volontari cammina per la prima volta da essere libero.

“Molte scimmie in questa zona vengono trattate peggio che i cani”, ha raccontato la soccorritrice, spiegando la forte commozione nel vedere Amy libera.

“Non riusciva a tenere dritti i suoi arti e la schiena, In natura gli orangotango restano con la madre fino all”età di sei o sette anni, fino a quell’età non sono in grado di sopravvivere da soli nella foresta. Per questo, è facile intuire che Amy sia stata presa quando era molto cucciola e che sia cresciuta per anni, all’interno di questo spazio ristretto e senza luce”, ha commentato la Iar, annunciando il salvataggio di Amy.
Una testimonianza estremamente commuovente e significativa di cosa significa togliere un animale selvatico dal suo habitat. Amy, a differenza di molti altri esemplari, è stata fortunata e grazie alle cure del personale della IAR, presso il rifugio dell’organizzazione, potrà iniziare a credere che la vita è bella. I volontari spiegano che ci vorrà molto tempo prima che Amy riesca a dimenticarsi del trauma che ha vissuto, ma l’importante è che dal momento in cui è stata liberata può di nuovo ricominciare a sperare.