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L’abbattimento crea disequilibri nei branchi e provocano maggiori incidenti con la fauna selvatica

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Sono semplicemente animali selvatici, specie infestanti, prede, esemplari destinati alla caccia. La maggior parte delle persone purtroppo non percepisce gli animali come essere senzienti. Animali che non solo provano sentimenti come l’affetto o il dolore ma che come ogni essere vivente hanno una vita all’interno di un branco, con relazioni sociali, amicizie o legami, dinamiche grazie alle quali si basa la sopravvivenza.

Tuttavia, sembra che la società umana non abbia riconosciuto l’importanza di questi ruoli e forse, per continuare a sfruttare gli animali, nasconde molte verità. E’ quanto emerge da una denuncia della Lav riguardo ad un incidente stradale che si è verificato nel Comune di Sassuolo, per cui una persona ha dovuto effettuare  una brusca manovra eseguita per evitare alcuni cinghiali presenti sulla carreggiata.

La Lav sottolinea un elemento pertinente, ovvero che il fatto molto probabilmente sarà di nuovo strumentalizzato per consentire a nuovi abbattimenti “selettivi” dei cinghiali, senza “offrire un adeguato spazio informativo sulle possibili politiche di prevenzione rispetto a simili incontri/incidenti”.

Ma quello che evidenzia la Lav è forse l’argomento più sconcertante e fondamentale: “La stretta relazione causa-effetto con l’uccisione di 11 cinghiali avvenuta solo due giorni prima, richiesta dal Comune di Sassuolo ed avvenuta ad opera di alcuni cacciatori incaricati degli abbattimenti, alla quale ci eravamo duramente opposti, fino al tragico epilogo”, scrive la lav.

Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della LAV ha giustamente spiegato come “l’intervento cruento dei cacciatori sulle dinamiche della popolazione, il 4 gennaio scorso ha alterato gli equilibri del branco, destrutturando l’organizzazione sociale e creando panico nei sopravvissuti, non ci si deve stupire se poi gli animali abbandonando il luogo della mattanza possono rappresentare un pericolo per la circolazione stradale”.

Un tema che di certo non può sfuggire all’interno di una strategia mirata alla tutela e alla conservazione della fauna selvatica e che affronta la problematica da un punto di vista più ampio. Insomma, inutile mettere le toppe laddove il sistema è mal funzionante. In questo caso si tratta di essere viventi e non si possono applicare delle norme che prescindono dal considerare diversi aspetti riguardanti l’habitat, i comportamenti e soprattutto la struttura sociale di questi animali.

“La caccia, ancora una volta, si conferma come la vera fonte dei problemi legati alla presenza degli ungulati sul territorio. E’ risaputo anche alle istituzioni, che i cacciatori hanno illegalmente introdotto per anni i cinghiali importati dall’est Europa, al solo scopo di avere un numero maggiore di prede a disposizione. Oramai gli animali introdotti, più grossi e prolifici, hanno preso il sopravvento e le politiche venatorie hanno dimostrato tutta la loro inefficacia. Se consideriamo che da più di dieci anni i cinghiali possono essere cacciati in qualsiasi giorno dell’anno, è evidente che la caccia non solo non risolve i problemi, ma addirittura li incrementa, per l’evidente conflitto di interessi dei cacciatori stessi”, conclude la Lav.

C.D.