Home Cani Le interazioni con le persone influiscono sulla personalità adulta del cane

Le interazioni con le persone influiscono sulla personalità adulta del cane

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Un gruppo di ricercatori dell’Università veterinaria di Nottingham nel Regno Unito ha condotto uno studio, pubblicato dal Journal of Veterinary Behavior, nov.2016, nel quale spiegano come l’apprendimento del cane, da cucciolo e in un periodo adolescenziale, influenzi la sua personalità da adulto.

I ricercatori hanno pertanto preso un campione di proprietari ai quali hanno chiesto di descrivere il comportamento del loro cane a 5, 8 e 12 mesi di età.

Come ricordato più volte, il periodo di socializzazione per i cani avviene da 3 a 12 settimane, mentre il periodo adolescenziale tra i 6 e i 9 mesi si rivela un periodo fondamentale per lo sviluppo del comportamento dell’animale e della sua personalità. Questo periodo viene seguito dalla maturità che acquisisce tra i 12 e i 24 mesi.

In base a quanto riscontrato i fattori che hanno influenzato maggiormente la personalità dell’animale erano prevalentemente quelli “sociali”. Ovvero i cani più vivaci, energici, eccitati che si distraggono facilmente sono cresciuti in ambienti con bambini, mentre quelli meno vivaci e separati dall’ambiente domestico lo erano al punto di compromettere anche la socialità con gli altri cani.

L’autrice dello studio Naomi Harvey, ha dichiarato che si tratta di una serie di “risultati che suggeriscono quanto il comportamento adulto di un giovane cane sia influenzato dal comportamento delle persone e potrebbe spiegare perché spesso si paragona i cani ai loro padroni”. La ricercatrice ritiene che questo studio aiuta i proprietari a modellare i loro comportamento nei riguardi dei cuccioli.

I cani nel periodo adolescenziale imparano dalle interazioni dei padroni: “Se vuoi che il cane sia calmo, interagisci in modo calmo con lui: mantenere una voce normale e silenziosa e non un tono eccitante. Parlare lentamente quando si fanno i complementi per tenerli tranquilli. Inoltre il cane avrà bisogno di giocare e necessità di questa opportunità”.

Gli studiosi stanno cercando di approfondire questi risultati per stabilire altri fattori che potrebbero ulteriormente influire come la predisposizione genetica, l’educazione, l’esperienza con il padrone e il numero di famigliari con i quali interagisce o il tempo in cui viene lasciato da solo.

C.D.