Home Cronaca Cane morto chiuso in casa, la difesa-schock: “Avevo troppi impegni”

Cane morto chiuso in casa, la difesa-schock: “Avevo troppi impegni”

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Aveva fatto molto discutere la settimana scorsa l’episodio che ha coinvolto purtroppo con la sua morte una povera e sfortunata meticcia, rinchiusa in un appartamento di Cesano Maderno, in provincia di Monza e Brianza, probabilmente per diverse settimane se non addirittura mesi. Il decesso è avvenuto per gli stenti portati dalla fame e dalla inedia. Ma lascia assolutamente allibiti la giustificazione addotta dalla persona responsabile di tutto questo, individuata e rintracciata dagli agenti della Polizia Locale e che ha detto loro di non aver avuto il tempo necessario per recarsi presso l’immobile e constatare le condizioni di salute dell’animale: “Sono dovuto restare lontano da casa per un improrogabile impegno di lavoro”. Una risposta da non credere e che ha lasciato attoniti anche Piera Rosati, presidente della LNDC ed i relativi attivisti.

La Rosati ha affermato: “Allontanarsi dalla propria abitazione per qualche giorno a causa del sopraggiungere di impegni improcrastinabili è lecito, purché ci si attivi per trovare le giuste soluzioni allo scopo di garantire il benessere degli eventuali animali che si hanno con se. Una cosa del genere è del tutto inaccettabile nel 2017, ma purtroppo continuano a verificarsi episodi del genere. E l’abbandono di un cane, un gatto od un qualsiasi altro animale resta un atto vile, irresponsabile e crudele. Diciamo grazie alle forze dell’ordine che sono riuscite ad individuare questa persona dopo aver profuso tutti i loro sforzi nelle indagini”.

Inoltre la Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha fatto sapere in una nota di avere intenzione di sporgere denuncia per maltrattamento ed uccisione di animale ai sensi dell’art. 544-bis, “perché questo genere di comportamento non rappresenta un semplice abbandono ma evidenzia la precisa volontà di causare la morte del cane, lasciandolo in balia di se stesso in una situazione dalla quale non poteva fuggire né essere aiutato da altre persone”.