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Le violenze che i cani maremmani subiscono ogni giorno: la storia di Clarissa

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Maremmani le prime vittime di violenze

maltrattamento maremmani
Clarissa

I pastori maremmani hanno un solo ruolo: quello di badare il gregge. Lo hanno imparato così bene che ormai è impresso nel loro Dna. Questa qualità è riconosciuta in tutto il mondo come per il mastino abruzzese promosso patrimonio culturale. Per la loro capacità di essere pari al padrone, ovvero di non sottomettersi ma di collaborare con l’uomo e di prendere decisioni in modo autonomo, il pastore maremmano e l’abruzzese sono molto apprezzati. Tanto che per tutelare una colonia di pinguini, minacciati da predatori, in un’isola in Australia sono stati introdotti dei maremmani. Il progetto che ebbe un esito straordinario fu raccontato un film, “Giotto, l’amico dei pinguini“.

Nonostante i riconoscimenti, il maremmano è sicuramente tra i cani maggiormente vittime di maltrattamenti. Sfruttato per la custodia dei greggi, la vita del maremmano è ardua. A cominciare dal duro addestramento fin da cucciolo. Nessuna pietà o compassione per questi cani che devono solo e unicamente essere utili ad uno scopo. Se si rivelano incapaci, la loro sorte ha le ore contate.

Bastonati, picchiati, mutilati per essere cacciati via, uccisi a colpi di fucile o peggio impiccati come Angelo, il maremmano barbaramente ucciso a Sangineto in Calabria. E’ il destino che era stato riservato a Clarissa, una bellissima esemplare di pastore maremmano, trovata morente per strada nella provincia di Roma, in pieno mese di agosto, sotto al caldo rovente.

“In una mattinata torrida di agosto 2018 è stata avvistata da una volontaria in una strada ad alto scorrimento mentre quasi agonizzante cercava di trascinarsi con le sue ultime forze in un luogo tranquillo forse in attesa di una morte liberatoria”, scrivono i volontari, spiegando che “quando è stata soccorsa, infatti, aveva un laccio di fil di ferro stretto intorno al collo, a mo’ di cappio, da così tanto tempo che era entrato nelle sue carni: qualcuno aveva provato ad impiccarla, forse per punirla perché incapace di badare al gregge,o chissà, magari solo per un gioco sadico”.

La maremmana ha colpito tutti. Volontari e personale della Asl furono sconvolti nel vedere un cane “così straziato nel corpo e nell’anima dal dolore e dalla paura”.

Clarissa di nuovo felice

E pensare che questa dolce esemplare, di neanche due anni, dopo le cure amorevoli ricevute in canile ha ricominciato a fidarsi e a tirare fuori il suo carattere socievole con tutti, vivace e gioiosa anche con altri cani.

Clarissa, sottolinea Giovanna Riccardelli (329/2421255 solo whatsapp) che si sta occupando della sua adozione, “rappresenta l’emblema dei peggiori trattamenti riservati ai cani pastori maremmani: maltrattati, violati, affamati ed infine lasciati a morire di stenti quando stanchi e, vecchi o giovani e inutili non servono più a nulla”.

Un piccolo miracolo della natura che ora è sempre allegra e in cerca di carezze e coccole. Per questo chi la segue desidera trovare una famiglia per lei, pronta a sostenerla e ad amarla. Oppure, che sia anche sostenuta a distanza in rifugio privato evitando di lasciarla morire di vecchiaia in un canile.

C.D.

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