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Storie d’indifferenza: oltre 450 cani uccisi a fucilate e 150 impiccati nel 2015

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@Getty images
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Amarezza e tanta rabbia. Sono le prime emozioni che scaturiscono nel pensiero quando si apprendono notizie di crudeltà ai danni degli animali. Eventi all’ordine del giorno che non accennano a diminuire, tra abbandoni, maltrattamenti, torture fino all’uccisione di cani.

L’Associazione italiana di Difesa ambiente e animali (Aidaa) ha reso noto alcuni dati secondo i quali lo scorso anno sono stati fucilati ben 450 cani e 150 cani sono morti per impiccagione.

In questo scenario, almeno 200 cani sarebbero stati volutamente uccisi dai cacciatori mentre i restanti per incidenti di caccia. Per quanto riguarda i cani impiccati, emerge che nella maggior parte dei casi si tratta di pelosi vittime di un gioco, una quindicina di cani invece sono morti nella notte di San Silvestro, una trentina di cani sono stati vittime di minorenni e infine, sono una trentina i cani da pastore uccisi con questa crudele usanza, sopratutto in Sardegna.

Dai numeri, sottolinea l’Aidaa, si evidenzia un quadro regionale di questi veri e propri “omicidi” con prima in classifica la Calabria seguita da Sardegna, Sicilia e Basilicata dove secondo quanto riferiscono le associazioni locali sono messe in atto delle strategie di sterminio dei randagi.

Storie che si ripetono ogni anno e proprio nel fine settimana del 23 gennaio, si sono registrati nuovi casi di abusi, tra cui un pastore tedesco vittima di una trappola da bracconiere a Catanzaro, appunto in Calabria. Secondo quanto riferiscono i media, tra cui Geapress, il pastore tedesco è stato trovato vagante dai volontari del WWF in condizioni disperate. L’animale aveva una ferita a collo con segni visibili di un’infezione che si è rivelata letale per l’animale.

Il veterinario che ha visitato il cane ha riferito che era in quelle condizioni da almeno una ventina di giorni. Il filo di ferro stretto al collo aveva ormai compromesso la trachea mentre l’infezione era arrivata fino ai polmoni. Il povero cane è deceduto poco dopo il suo ricovero.

“E’ stato ucciso dalla trappola e dall’indifferenza. E’ difficile pensare che in tutti questi giorni nessuno si era accorto di lui; non lontano dal luogo dove è stato trovato, c’erano delle case. Non siamo arrivati in tempo non siamo riusciti a salvarlo dagli esiti di quelle mani spregevoli che hanno piazzato i cappi che uccidono. Ora ha una nuova vita, nuovamente libero di correre spensierato e lontano da chi invece non merita nemmeno un pensiero per come lo ha ridotto e per come avrebbe ridotto qualsiasi animale in libertà”, ha commentato la volontaria Serena Voci.