Cani e gatti reagiscono in modo diverso alla nostra sofferenza: lo studio

Cani e gatti reagiscono in modo diverso alla nostra sofferenza. Ecco cosa cambia nel loro comportamento quando ci vedono tristi.

cani e gatti
Cani e gatti reagiscono in modo diverso alla nostra sofferenza. (Foto Canva-Amoreaquattrozampe.it)

Il rapporto che abbiamo con cani e gatti, non è solo di compagnia, ma è una vera connessione emotiva.

Quando siamo tristi o stressati, abbiamo come la sensazione che i nostri amici a quattro zampe se ne accorgano subito. Ma cosa succede davvero dall’altra parte?

La scienza sta iniziando a fare luce su questo silenzioso dialogo emotivo dei nostri pelosi. Cani e gatti reagiscono in modo diverso alla nostra sofferenza, scopri come!

Cani e gatti reagiscono in modo diverso alla nostra sofferenza: lo studio mette a confronto cani, gatti e bambini

Un categoria di ricercatori del gruppo di Ricerca di Etologia Comparata HUN- REN-ELTE, insieme all’università Eötvös Lörand di Budapest, ha deciso di osservare qualcosa, che in fondo tanti di noi hanno già vissuto in casa.

Lo studio, ha osservato come si comportano cani, gatti e persino bambini piccoli, quando vedono una persona di riferimento alle prese con la ricerca di un oggetto che si non trova.

Per scoprirlo, hanno ricreato una scena semplice e quotidiana, un adulto che cerca qualcosa senza, però, chiedere esplicitamente aiuto.

L’idea era capire chi avrebbe fatto il primo passo in modo spontaneo, senza premi, senza incoraggiamenti e senza addestramento.

Quello che è emerso, è stato piuttosto interessante. I bambini tra i 16 e i 24 mesi, come già suggerivano altre ricerche, hanno mostrato una forte tendenza a collaborare.

Molti cani, hanno fatto qualcosa di simile, cercando di intervenire a modo loro. I gatti, invece, si sono attivati, soprattutto, quando l’oggetto in questione, rappresentava qualcosa di davvero interessante per loro, come un bocconcino speciale o il loro gioco preferito.

Un comportamento diverso che fa riflettere su quanto ogni specie interpreti le situazioni secondo la propria natura.

È importante chiarire una cosa, questo studio non dice che esistono animali” buoni” e altri “cattivi”. I risultati, mostrano, semplicemente, che i gatti spesso scelgono di osservare, invece di intervenire.

Questo è un atteggiamento che rispecchia la loro natura più indipendente. Come infatti, rispetto ai cani, i gatti hanno sviluppato un rapporto meno basato sulla collaborazione continua con l’uomo.

Questione di evoluzione (non di bontà)

Secondo i ricercatori (tra cui la prima autrice Melitta Csepregi) per capire queste differenze, bisogna fare un passo indietro nel tempo.

lupo e gatto
Lo studio sull’evoluzione. (Foto Canva-Amoreaquattrozampe.it)

Il rapporto con il cane, nasce in un’epoca lontanissima quando uomini e lupi hanno iniziato ad avvicinarsi e a collaborare per sopravvivere.

Secoli dopo, questa alleanza si è trasformata in qualcosa di molto profondo. Una predisposizione a leggere i nostri segnali, a interpretarli e, in qualche modo, a rispondere.

La storia del gatto, invece è diversa. Il suo ingresso nelle nostre case, non è partito da una collaborazione così stretta, ma da una convivenza più libera, nata probabilmente attorno ai villaggi e ai granai.

È rimasto sì con l’uomo, ma senza perdere del tutto la sua autonomia. Ecco perché, oggi il suo modo di relazionarsi con gli umani, può sembrare più distaccato.

Potresti leggere anche:

Non si tratta di freddezza, ma semplicemente un equilibrio differente. Lo studio, quindi non ha stabilito chi sia più empatico o affettuoso, ma riconosce che ognuno porta con sé un passato evolutivo che continua a influenzare il presente.

Gestione cookie