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Gattili e oasi feline a confronto: la differenza tra le due strutture

Entrambe sono strutture pensate per ospitare i gatti randagi: gattili e oasi feline, due realtà differenti a confronto.

Gattili e oasi feline a confronto
(Foto Adobe Stock)

Di norma i gatti randagi vivono per strada; conseguenza di un retaggio culturale trasformato in norma anche dalla legge. Ma esistono delle eccezioni: parliamo dei gattili e delle oasi feline, strutture dedicate al ricovero dei gatti di strada, ancora poco diffuse sul territorio nazionale. Andiamo alla scoperta di analogie e differenze tra le due realtà.

Il gatto nella nostra società

Animale libero, animale indipendente e in grado di badare da solo ai propri bisogni: chiunque avrà sentito, almeno una volta nella vita, riferire queste parole al gatto domestico, che nell’immaginario di molti (e non pensiamo che siano la minoranza) si colloca in una categoria ibrida, a metà tra animale di compagnia e animale selvatico.

Gatti nel gattile (foto pixabay)
(Foto Pixabay)

Ed in un certo senso si è adeguata anche la legge, definendo il gatto libero di vivere nel luogo che ha scelto come proprio territorio.

Qui può vivere della propria caccia, o grazie all’assistenza di volontari, persone che appunto, volontariamente, dedicano il loro tempo ed impegno alla cura dei gatti randagi.

Quando due o più gatti si stanziano in un dato territorio, possiamo parlare di colonia felina, che può essere segnalata all’autorità competenti.

I gatti vengono censiti, e viene individuato un responsabile (di norma il segnalatore) che si prenderà carico di alimentare i felini e di monitorarne lo stato di salute.

Di fatto possiamo dire che la colonia felina è la “struttura” predefinita dalla legge per la tutela dei gatti randagi; una struttura che non esiste.

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Gattili e oasi feline: le differenze

Il gattile è una struttura che ospita i gatti randagi; possiamo dire che è l’equivalente del canile per i cani.

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(Foto Flickr)

La struttura può avere dimensioni variabili, a seconda della zona di ubicazione e del numero di felini che è destinata ad accogliere.

Normalmente si compone di più ambienti: una cucina dove depositare e preparare il cibo per gli animali, un’infermeria e degli spazi comuni, dove i gatti mangiano e vengono in contatto tra di loro.

A seconda delle caratteristiche del luogo e dalla grandezza della struttura, può essere previsto anche uno spazio esterno, rigorosamente recintato, per permettere agli animali di uscire in piena sicurezza.

Non si tratta della soluzione migliore per i piccoli felini, che passano la maggior parte del tempo rinchiusi nei propri box, potendo accedere allo spazio comune solo per una piccola parte della giornata; le esigenze pratiche da mettere in conto sono diverse.

Ad esempio, se lo spazio comune è esiguo ed il numero di gatti molto alto, potrebbe essere necessario prevedere dei veri e propri turni di uscita. Il numero dei gattili in Italia è molto basso: appena 92 in tutto il territorio nazionale, di cui solo 7 al Sud.

Si tratta di una struttura con evidenti limiti, considerando le caratteristiche etologiche del gatto, ma che potrebbe costituire la soluzione ideale per i felini anziani o affetti da determinate patologie.

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L’oasi felina è indubbiamente la migliore soluzione per il benessere del gatto randagio. Questo perché la struttura è in grado di cumulare in sé i vantaggi delle colonie feline e dei gattili.

Le oasi infatti sono in grado di garantire al gatto quella libertà e quello spazio di cui ha bisogno per soddisfare a pieno i propri bisogni etologici; dall’altro di fare tutto in piena sicurezza.

La struttura di solito si compone di ampie aree naturalistiche (che possono essere prati, parchi, perfino spiagge) all’interno delle quali i gatti sono liberi di muoversi liberamente. Il perimetro è di norma delimitato da reti che ne impediscono la fuga, garantendone la sicurezza.

La struttura dispone anche di luoghi chiusi, destinati ai momenti del riposo e dei pasti. Ovviamente offrono altresì riparo dalle intemperie, e in esso è di norma prevista un’infermeria.

Antonio Scaramozza