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Il gatto ricorda il suo padrone? I felini hanno memoria?

Il gatto ricorda il suo padrone? Che tipo di memoria ha il micio? Per quanto tempo riesce a ricordare? Scopriamolo insieme in questo articolo.

gatto e gambe del padrone
(Foto AdobeStock)

Tutti noi sia più propensi a pensare che il cane sia l’animale domestico che più riesce a distinguere e a ricordare il proprio padrone.

Tuttavia quante volte succede che il gatto esce di casa e non faccia subito ritorno ma si allontana tanto da disorientarsi.

Ebbene, il gatto, a memoria, è capace di ritrovare la strada di casa anche dopo diversi giorni.

I ricordi del gatto, raccolti all’interno dei neuroni sono suddivisi in diverse parti. I ricordi vengono richiamati alla memoria da stimoli esterni che vengono percepiti dai neuroni.

E allo stesso modo, dell’uomo, anche il gatto presenta lobi frontali, temporali, occipitali e parietali, materia grigia e bianca.

La domanda che oggi però ci poniamo è la seguente: il gatto ricorda il suo padrone? Scopriamolo insieme nei prossimi paragrafi.

Il gatto ricorda il suo padrone?

gatto e padrone
(Foto AdobeStock)

Alla domanda: “Il gatto ricorda il suo padrone?” Possiamo rispondere tranquillamente si! Il felino è in grado di riconoscere una persona anche dopo anni che non la incontra.

Come abbiamo appena detto il gatto è in grado di ricordare per anni un volto che può essere del suo padrone o di una persona che gli ispira antipatia.

Tuttavia sembra non avere per niente memoria per le marachelle o meglio i danni per cui viene rimproverato e che quindi puntualmente torna a ripeterle.

Questo perché il gatto oltre ad avere memoria a lungo termine, ha la possibilità di aiutarsi con l’olfatto. L’olfatto felino è qualcosa di straordinario, in quanto è superiore al nostro e non di poco.

Nel naso di un gatto ci sono circa 200 milioni di cellule olfattive, mentre nel nostro ci sono circa 5 milioni. Perciò l’olfatto insieme alla memoria rendono possibile la condizione in cui il gatto ricorda il suo padrone.

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La memoria del gatto

La memoria del gatto si basa su esperienza di vita precedentemente vissute e perciò in relazione a quanto ha appreso interagendo con altri animali, oggetti e persone.

Non solo la memoria del gatto si basa anche su di un meccanismo di imitazione. Ad esempio i cuccioli appena nati possono fare riferimento solo al comportamento della mamma gatta e della cucciolata.

In questo modo possono apprendere dagli altri gatti e usare il processo di imitazione come memoria.

Perciò è possibile affermare che la memoria del gatto si basa sul principio di utilità e anche del piacere. Infatti il gatto è capace di ricordare dove si trova di preciso la sua ciotola con il cibo.

Il gatto, inoltre, ha sia una memoria a breve che a lungo termine. Ci sono alcuni studi che dimostrano come questi animali possano mantenere un ricordo particolarmente vivo di ciò che succede nelle 16 ore precedenti.

Per quanto riguarda invece la memoria a lungo termine, gli esperti hanno diverse teorie, alcuni sostengono abbia una durata di 3 anni, altri invece che vanno ben oltre.

Ciò che è certo e che questa memoria ha delle caratteristiche sostanziali:

  • è episodica;
  • si basa sull’imitazione;
  • si basa sul piacere;
  • è spaziale;
  • è selettiva.

Come per l’uomo, quando inizia ad invecchiare, anche il gatto che supera i 12 anni di età, può trovarsi ad affrontare una patologia chiamata disfunzione cognitiva felina.

Questa malattia cancella man mano i ricordi dell’animale, perciò laddove il gatto presentasse i primi segnali della patologia, sarà opportuno rivolgersi al proprio medico veterinario.

I segnali della disfunzione cognitiva nel gatto che si possono individuare sono:

  • stato confusionale;
  • disorientamento;
  • aggressività nel gatto;
  • una diminuzione dell’interesse per l’interazione con persone o altri animali domestici;
  • smette di usare la lettiera;
  • disturbi del ritmo veglia-sonno del gatto, può sembrare che il ciclo sia invertito, con il gatto che dorme di più durante il giorno piuttosto che di notte. Inoltre il sonno può essere intermittente;
  • smette di pulirsi adeguatamente e / o diventare meno attivi;
  • miagolii eccessivi (di solito di notte).

Il veterinario potrà, in base a questi sintomi appena elencati, stabilire una diagnosi e procedere con una terapia che potrà solamente cercare di rallentare il decorso degenerativo della malattia ma non guarirla.

Raffaella Lauretta