Dodici gatti, un cane e una casa invasa dagli escrementi: così ho evitato che la situazione degenerasse. Ecco cos’è successo.
Da mesi i residenti di Marina di Cerveteri vivevano una situazione che definivano ormai insostenibile. Telefonate, messaggi, richieste di aiuto. Tutte con lo stesso contenuto: cattivi odori provenienti da un appartamento della zona, animali detenuti in condizioni preoccupanti e cittadini costretti a convivere quotidianamente con una situazione che sembrava non trovare soluzione.

Dopo numerose segnalazioni ho deciso di verificare personalmente quanto stava accadendo, riuscendo a rintracciare le due donne che vivono nell’immobile. Dopo un piccolo confronto cordiale, visto che una delle due donne segue la mia attività in difesa degli animali, sono riuscito ad entrare dentro l’appartamento, ma quello che ho trovato mi ha lasciato profondamente colpito.
Nella casa vivevano dodici gatti e un cane di grossa taglia. Gli animali convivevano in un contesto igienico-sanitario estremamente compromesso, tra sporcizia accumulata, odori nauseabondi e condizioni incompatibili con una corretta gestione degli animali domestici. Una situazione che, secondo quanto emerso, era già stata oggetto di accertamenti da parte del servizio veterinario della ASL, che aveva intimato alle proprietarie di porre rimedio alle criticità riscontrate. Le due donne però non lo hanno mai fatto e la ASL non si è più vista.
La cosa che più mi ha colpito è che non mi sono trovato davanti a persone crudeli o intenzionalmente violente nei confronti degli animali, ma che senza dubbio avevano perso completamente il controllo della situazione.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più pericolosi dell’accumulo di animali.
Si inizia accogliendone uno, poi un altro, poi un altro ancora. Fino a quando il numero diventa incompatibile con la possibilità di garantire cure, pulizia, assistenza veterinaria e condizioni di vita dignitose.
Le proprietarie hanno accettato di collaborare e di cedere parte degli animali affinché potessero essere presi in carico da volontari ed associazioni specializzate, subito intervenute sul posto e che operano proprio sul territorio. Una decisione che ha permesso di avviare un percorso concreto di tutela per i gatti presenti nell’abitazione e di iniziare a restituire dignità sia agli animali sia all’ambiente in cui vivevano.
Sono però stanco di dovermi sostituire sempre alle Istituzioni. Quante situazioni analoghe esistono oggi in Italia senza che nessuno intervenga? Quanti animali vivono rinchiusi in abitazioni trasformate in vere e proprie discariche domestiche? Quanti cittadini sono costretti a convivere con problemi sanitari e ambientali senza riuscire ad ottenere risposte rapide da chi ha l’obbligo di intervenire?
Servono controlli costanti, monitoraggi nel tempo e la capacità di prevenire nuove situazioni di accumulo. Perché togliere gli animali una volta non basta se nessuno verifica cosa accade nei mesi successivi.
In questa vicenda il dialogo ha evitato uno scontro e ha permesso di ottenere un risultato concreto. Perché ignorare un problema non lo risolve, ma a mio parere lo rende soltanto più grande.
10 maggio 2026
Enrico Rizzi