A Punta Marina, nel Ravennate, la convivenza con i pavoni sta diventando sempre più difficile e sembra ormai essere sfuggita di mano.

Quella che per anni è stata considerata una nota di colore esotica si è trasformata in una vera e propria crisi di convivenza. A Punta Marina, nota località balneare del ravennate, la colonia di pavoni liberi è ormai fuori controllo. Da pochi esemplari abbandonati anni fa da un privato, si è passati a una popolazione che oggi, secondo le stime più recenti, oscilla tra i 100 e i 120 individui. Una crescita esponenziale che sta mettendo alle strette l’amministrazione comunale.
La crescita della popolazione di pavoni nel Ravennate accende il dibattito tra cittadini e istituzioni
Con l’arrivo della primavera, la tensione a Punta Marina è salita. La stagione degli amori ha infatti innescato il naturale rituale riproduttivo dei maschi, caratterizzato da richiami acuti e persistenti che iniziano alle prime luci dell’alba. Ma al problema acustico per molti si associano i danni materiali e le criticità igieniche che la presenza massiccia di questi grandi volatili porta con sé. I pavoni, muovendosi indisturbati tra giardini e tetti, danneggiano tegole e strutture leggere, mentre marciapiedi e aree pubbliche si ricoprono di escrementi.

Il pavone reale o pavone blu, anche noto come pavone indiano (o secondo la classificazione tassonomica di Linneo del 1758 con il nome scientifico di Pavo cristatus), è un uccello appartenente alla famiglia dei Fasianidi. Le femmine di pavone, che si differenziano dai maschi per la colorazione e le dimensioni, in primavera depongono dalle quattro alle nove uova. La cova ha una durata media di quattro settimane e i pulcini che nascono in genere hanno un piumaggio marroncino.
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Sulla pagina Facebook @Dettagli di Ravenna alcuni cittadini hanno pubblicato nei giorni scorsi un ennesimo post per lamentare la situazione. Il reel condiviso sui social è accompagnato da questo messaggio: “Per chi non vive a Punta Marina i Pavoni sono un incontro particolare. Per i residenti sono un vero incubo. Da un decennio se ne lamentano, quando erano una trentina. Oggi sono più di 120. Totalmente fuori controllo. La stampa nazionale l’ha sempre evidenziato. Oggi l’ ISPRA ci ha messo il naso. Il Comune fa ostruzionismo chiedendo prima un censimento. E passeranno altri anni con ovvie conseguenze”.

Al di là del disagio urbano, esiste una questione ecologica di fondo spesso sottovalutata: il Pavo cristatus (pavone indiano) è una specie aliena originaria dell’Asia meridionale. Non fa parte della fauna selvatica italiana e la sua introduzione in un ambiente non idoneo, privo di predatori naturali e ricco di cibo, ha creato un corto circuito biologico. “Quei pavoni non dovrebbero essere lì”, spiegano gli esperti. La loro proliferazione incontrollata minaccia la biodiversità locale, alterando i delicati equilibri della pineta e delle aree limitrofe.
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La gestione della colonia è attualmente affidata all’associazione Clama, in convenzione con il Comune. I volontari ribadiscono un divieto fondamentale: non dare da mangiare agli animali. È proprio la disponibilità di cibo facile offerto dai cittadini a rendere i pavoni stanziali e a favorirne l’aumento demografico.

Alla pagina Facebook @CLAMA ODV Ravenna, questa organizzazione no-profit di volontariato a favore degli animali spiega che la maggioranza dei cittadini sostiene i pavoni e continuerà a difenderli. Questi animali offrono uno “spettacolo affascinante, simbolo della forza e della resilienza della natura in un mondo sempre più plasmato dall’uomo. Una particolarità della località turistica di Punta Marina che attira turisti , che ultimamente disertavano il lido ormai privo di attrattive”. L’associazione invita il Comune di Ravenna a “non attuare misure contro i pavoni”.
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L’Amministrazione Comunale di Ravenna ha annunciato un nuovo censimento ufficiale (l’ultimo, del 2023, contava solo 30 capi, cifra oggi ritenuta ampiamente superata). L’obiettivo è mappare con precisione la popolazione e il rapporto tra sessi per pianificare una strategia di contenimento cercando di conciliare il benessere degli animali con la qualità della vita dei residenti. (di Elisabetta Guglielmi)