Processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, colpo di scena in tribunale: respinte quasi metà delle parti civili costituite nel procedimento
Nuovo sviluppo nel processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, il procedimento che punta a fare luce sulla morte dell’orsa bruna marsicana diventata negli anni un simbolo della convivenza tra uomo e fauna selvatica. Nel corso dell’udienza del 5 giugno davanti al Tribunale di Avezzano, il giudice ha deciso di escludere quasi la metà delle richieste di costituzione di parte civile presentate da enti e associazioni ambientaliste.

La decisione ha immediatamente acceso il dibattito tra le organizzazioni impegnate nella tutela degli animali e dell’ambiente. Su 47 richieste complessive, ben 23 sono state respinte. A fare particolarmente discutere è stata l’esclusione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, l’ente che da decenni rappresenta uno dei principali presidi per la salvaguardia dell’orso bruno marsicano.
L’udienza era molto attesa anche perché arrivava dopo tre rinvii consecutivi che avevano già rallentato il percorso processuale. Un procedimento seguito con grande attenzione non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dall’opinione pubblica che, fin dalla morte dell’orsa Amarena, ha mostrato una forte sensibilità verso il tema della tutela della biodiversità.
Esclusi 23 enti dal processo per l’uccisione dell’orsa Amarena: cosa ha deciso il giudice
Secondo quanto emerso durante l’udienza, le esclusioni sarebbero state determinate da motivazioni diverse. In molti casi il Tribunale ha ritenuto che gli statuti delle associazioni non dimostrassero un interesse “concreto e attuale” a promuovere richieste risarcitorie nell’ambito del procedimento penale. In altri casi, invece, il rigetto sarebbe stato causato da aspetti di natura prettamente formale. Per un vizio di forma è stato escluso anche il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una decisione che ha attirato l’attenzione di osservatori e ambientalisti.

Tra i soggetti che invece sono stati ammessi come parti civili figurano alcune delle più importanti realtà italiane impegnate nella tutela degli animali e dell’ambiente:
- Wwf;
- Lav;
- Lndc Animal Protection;
- Lipu;
- Leidaa;
- Salviamo l’Orso;
- Rewilding Apennines;
- Regione Abruzzo;
- Parco Sirente-Velino
L’avvocato Michele Pezone, che rappresenta diverse associazioni ammesse al procedimento, ha commentato positivamente la decisione del giudice. Il legale ha sottolineato come siano state superate tutte le eccezioni sollevate dalla difesa dell’imputato e come la legittimità delle richieste presentate sia stata confermata dal Tribunale. La difesa di Andrea Leombruni, imputato per l’uccisione dell’orsa, ha invece chiesto ulteriore tempo per valutare la strategia processuale da adottare e l’eventuale richiesta di un rito alternativo. Per questo motivo il procedimento riprenderà il prossimo 25 settembre 2026.
La morte di Amarena e le polemiche sulle esclusioni delle associazioni ambientaliste
L’esclusione di quasi la metà delle parti civili ha provocato reazioni immediate nel mondo ambientalista. Tra le associazioni rimaste fuori dal procedimento c’è anche Legambiente, che ha espresso profonda amarezza per la decisione del Tribunale. Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità dell’associazione, ha evidenziato come il caso non riguardi soltanto la morte di un singolo animale, ma un tema molto più ampio legato alla difesa del patrimonio naturale italiano.

Secondo Raimondi, nei procedimenti che coinvolgono specie protette e biodiversità dovrebbe essere garantita la più ampia partecipazione possibile degli enti che operano statutariamente nella tutela dell’ambiente. Pur rispettando la decisione dell’autorità giudiziaria, Legambiente ritiene che interpretazioni troppo restrittive possano finire per limitare il ruolo delle associazioni riconosciute a livello nazionale nella difesa della fauna selvatica. Il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena nasce dai fatti avvenuti nella notte del 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi. Amarena venne uccisa da un colpo di fucile, un episodio che provocò indignazione e commozione in tutta Italia. L’orsa era conosciuta ben oltre i confini dell’Abruzzo e nel tempo era diventata il simbolo dell’orso bruno marsicano, una sottospecie considerata tra le più rare al mondo.
La sua presenza nei pressi dei centri abitati era ormai nota. Amarena era spesso fotografata mentre attraversava strade, giardini e campagne insieme ai suoi cuccioli. Proprio questa familiarità aveva contribuito a renderla una figura amatissima dall’opinione pubblica. Per molti ambientalisti, la vicenda rappresenta un banco di prova fondamentale per comprendere quanto il sistema giudiziario sia in grado di tutelare concretamente la fauna protetta. Nel corso degli ultimi anni non sono mancate preoccupazioni per i rallentamenti burocratici e per il rischio che il trascorrere del tempo possa incidere sull’efficacia dell’azione giudiziaria. Oggi il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena continua a essere osservato con grande attenzione. Le prossime udienze saranno decisive per definire il futuro del procedimento e accertare eventuali responsabilità. Al tempo stesso, il caso continua ad alimentare il dibattito sulla necessità di rafforzare gli strumenti di tutela della biodiversità e di contrastare con maggiore efficacia i reati contro gli animali.